Teatro San Carlo, in campo Fiola e la Camera di commercio: «Pronti a sostenerlo, un errore tagliare i finanziamenti»

Venerdì 14 Gennaio 2022 di Luigi Roano
Teatro San Carlo, in campo Fiola e la Camera di commercio: «Pronti a sostenerlo, un errore tagliare i finanziamenti»

Ciro Fiola - presidente della Camera di Commercio - al San Carlo il governatore Vincenzo De Luca ha tagliato 3,8 milioni e il sindaco Gaetano Manfredi, che è il presidente del Consiglio di indirizzo, è in difficoltà ed è a caccia di finanziamenti per il Massimo napoletano. La Camera di Commercio è pronta a dare il suo contributo?
«Il sindaco al momento non ci ha contattati né chiesto alcunché, capisco la sua posizione, oggi parteciperà al primo Consiglio di indirizzo del Massimo napoletano e avrà concretamente il quadro della situazione in cui versa il teatro. A quel punto anche lui saprà di cosa necessita. E non dobbiamo nemmeno dimenticare quello che è successo un paio di anni fa».

Vale a dire quando nel 2019 la Camera di Commercio è uscita dalla Fondazione San Carlo interrompendo il contributo perché non era previsto un posto nel Consiglio?
«Nel passato siamo stati maltrattati, nonostante un contributo superiore al milione e mezzo fummo messi fuori dal San Carlo».

Oggi la principale istituzione culturale della città - e tra le prime al mondo - è in difficoltà: l'ente camerale che presiede se chiamato in causa come risponderà? Che somma è disposto a investire?
«Prima di tutto devo essere chiamato e capire che contributo mi si chiede, poi quantifichiamo. Ma bisogna fare chiarezza prima sui rapporti che potremmo avere con il San Carlo. Penso che oggi in Consiglio si faranno valutazione che apriranno degli scenari. Noi per il San Carlo ci siamo, sta a cuore a tutti, siamo il teatro più antico d'Europa e di grande prestigio, ma tutti devono fare la loro parte».

Tuttavia sembra che la città non risponda agli appelli anche se il San Carlo è il fiore all'occhiello di Napoli.
«Lo dico da ex imprenditore: è giusto che il Teatro come la Scala a Milano abbia i giusti contributi. Per inciso a Milano quelli pubblici sono molti di più di quelli che arrivano al San Carlo e ci dovrebbe essere un riequilibrio. Chiarito questo, è anche giusto che il San Carlo abbia un piano industriale che lo faccia crescere, che si apra al mercato. Perché le istituzioni pubbliche ormai è chiaro che non ce la fanno più a sostenere questi enti».

Non ha chiarito però il perché Napoli non risponde agli appelli...
«A Napoli di imprenditori più che facoltosi ce ne sono tantissimi, li vedo alle Prime davanti alle telecamere a bearsi del fatto che amano la cultura. E sarebbe anche giusto che potessero contribuire a mantenere a un certo livello il Massimo napoletano. Qualcuno si è fatto pure avanti però il San Carlo deve dimostrare di stare sul mercato dopodiché ben vengano tutti i contributi del mondo se il Teatro non dovesse reggere il passo. Bisogna raggiungere una autonomia manageriale. I grandi nomi che si avvicendano nella gestione devono fare in modo che il San Carlo incassi. Altrimenti è semplice amministrare solo con i contributi esterni».

Come spiega il passo indietro della Regione - ente non certo in difficoltà finanziaria - sui finanziamenti del San Carlo?
«Sono responsabilità di chi redige il bilancio e guarda i numeri in maniera complessiva e poi taglia. La mia esperienza amministrativa - sono stato anche consigliere comunale - mi dice che in una amministrazione come la Regione così grande sperperi e sprechi se si cercano si trovano sempre. Quindi, invece di tagliare i fondi al San Carlo, sarebbe stato meglio tagliare gli sperperi».

Siamo in conclusione di questa chiacchierata, come inquadra la situazione a oggi in attesa del Consiglio di indirizzo?
Auspico che il sindaco trovi le risorse per tenere in vita il San Carlo e spero che mi chiami per poter dare una mano». 

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