Telelavoro a Napoli, scatta la fuga dagli uffici: prime adesioni di avvocati e donne

Venerdì 14 Febbraio 2020 di Luigi Roano
Il «lavoro agile», ovvero la possibilità che i dipendenti comunali possano lavorare da casa, è una realtà concreta. In 77 - su una platea massima di 500 che poteva farne richiesta - hanno ottenuto questa facoltà, vale a dire il 15,4%. Da dove nasce questa possibilità? Il Comune ha aderito a una legge sperimentale dello Stato - che a giugno sarà definitiva perché cessa la sperimentazione - con la quale è concesso al 20% dei dipendenti di lavorare da casa purché sappiano utilizzare un computer o abbiano un semplice smartphone. Vista la risicata pianta organica, Palazzo San Giacomo ha aggiunto a quel 20% di potenziali richiedenti altri paletti per frenare un probabilissimo esodo, come l'impossibilità per chi lavora agli sportelli di farne richiesta e una discrezionalità nella scelta. L'opzione «lavoro agile» è stata data solo a coloro che sono di servizio presso gli uffici del gabinetto del sindaco, la direzione generale, ragioneria generale, avvocatura, entrate e sviluppo e lavoro. Restringendo molto il campo degli aspiranti smart worker. Attualmente il regolamento del Comune prevede che l'impiegato da casa lo si può fare solo per una settimana al mese, ma questo è un regolamento interno tarato sulla «sperimentazione», da giugno la musica potrebbe cambiare.

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Quali potrebbero essere le conseguenze per il Comune una volta che la legge diventa definitiva? I comunali in servizio sono circa 6mila e la cifra è arrotondata per eccesso. Da giugno se il 20% dei dipendenti dovesse optare per il telelavoro in 1200 resterebbero a casa a gestire le pratiche. Una misura che dovrebbe premiare - in teoria - soprattutto le donne che sono anche mamme. Lo spirito della legge è ben definito nel titolo della stessa: «Lavoro agile per il futuro della Pubblica amministrazione: pratiche innovative per la conciliazione vita-lavoro». E non è un caso che su 77 prescelti ben 38 siano donne. Nel dipartimento ragioneria 13 su 16 che hanno avuto il nulla osta per il telelavoro sono signore e signorine. E comunque con 16 smart worker che lavorano dall'esterno la struttura si svuota. Stesso ragionamento vale per l'avvocatura dove in 18 lavoreranno da casa e in 7 sono donne, complessivamente gli avvocati fuori sede sono 11. Insomma, «una rivoluzione nel segno della civiltà» trapela da Palazzo San Giacomo dove tuttavia si iniziano a fare i conti: con 1200 che in teoria potrebbero lasciare le sedi, reggere il terzo Comune d'Italia non sarebbe semplice.

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Chi opta per il telelavoro conserva anche il «diritto alla disconnessione». Vale a dire non rispondere a telefonate e a mail e ad altre sollecitazioni del capo ufficio a tutte le ore ma solo in periodi prestabiliti. In termini di stipendio ci rimetterà solo lo straordinario e il notturno. Che i comunali non fanno praticamente mai. «Il progetto - si legge nel regolamento - risponde all'esigenza di diffondere nelle Pa un nuovo modello culturale di organizzazione del lavoro più funzionale, flessibile e capace di rispondere agli indirizzi di policy e alle esigenze di innalzamento della qualità dei servizi». Ultimo aggiornamento: 14:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA