Terra dei Fuochi, l'allarme del vescovo di Acerra: «Qui la mascherina serve contro la puzza»

Domenica 16 Agosto 2020

«L'aria continua ad essere irrespirabile soprattutto d'estate, con i roghi che ancora continuano, e la puzza nauseabonda che molte volte, soprattutto la sera, dobbiamo respirare. Altro che mascherine per non prendere il contagio, qui ad Acerra la mascherina a noi serve contro la puzza e contro quello che dobbiamo respirare, e niente viene fatto per controllare la qualità dell'aria, le centraline sforano continuamente e intanto ci si continua ad ammalare e a morire». Non usa mezzi termini il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, per denunciare la persistenza - in piena estate - di roghi di rifiuti nella cosiddetta Terra dei Fuochi, tra le province di Napoli e Caserta. Il vescovo, nell'omelia dell'Assunta, cita, per denunciare il disastro ambientale del territorio, il «sangue innocente dei ragazzi e dei giovani morti per cancro in questi anni, quel sangue che grida vendetta al cospetto di Dio. Ritorneremo su questi temi, soprattutto sull'educazione alla salvaguardia del creato, lungo tutto quest'anno che Papa Francesco ha voluto dedicare proprio alla Laudato sì, a quel suo documento sulla cura e la custodia della casa comune, la nostra Madre Terra, il Creato. E lo faremo anche in preparazione alla sua visita, che ha promesso, si è impegnato solennemente, lo ha detto pubblicamente nel Regina Coeli del 24 maggio scorso: Andrò ad Acerra, sicuro. E noi ci prepareremo alla sua visita. Anzi, non solo noi come vescovo e diocesi di Acerra, ma addirittura i vescovi e le dieci diocesi comprese nel territorio tra Napoli e Caserta, interessate al dramma dell'inquinamento ambientale. Faremo insieme questo cammino di preparazione alla visita del Papa, per vivere quest'anno dedicato alla Laudato sì». 
 


Il vescovo di Acerra lancia poi l'allarme su «un fenomeno che mi preoccupa, e speriamo finisca qui. Nel giro di due, tre settimane ultime scorse, ci sono stati tre suicidi, tre persone che si sono tolte la vita. Due qui ad Acerra, e uno a San Felice a Cancello, in provincia di Caserta. Non sappiamo certo le motivazioni, ma - dice nell'omelia dell'Assunta - non è difficile capire che dietro questi gesti disperati ci siano i motivi di povertà, di disoccupazione, di mancanza di lavoro, soprattutto in questo tempo di pandemia che sta procurando nuove povertà e la gente non ce la fa ad andare avanti». «Mentre sono vicino a queste famiglie - annuncia il vescovo - prenderò contatto con loro, la diocesi cercherà di essere loro vicina, come anche voglio dire, quando ci sono situazioni gravi, segnalatele. Certo, non abbiamo la bacchetta magica per risolvere i problemi, però almeno la vicinanza o un piccolo aiuto, forse una goccia, ma è importante per sollevare chi piange e chi non ce la fa ad arrivare, non dico a fine mese, ma nemmeno alla metà. Mentre siamo vicini alle famiglie, che hanno avuto queste perdite in maniera così drammatica, chiediamo al Signore per intercessione di Maria Assunta che possa asciugare le loro lacrime e possa non far perdere, a noi e loro, il bene grande, inestimabile della speranza. Senza speranza non si può vivere, senza speranza si muore, anche se si continua mangiare e a bere, ad andare avanti. Ma la speranza è necessaria come il pane e come l'acqua»

© RIPRODUZIONE RISERVATA