Trasferimento dei rifiuti fuori dalla Campania, il conto è sempre più salato

Mercoledì 2 Gennaio 2019 di Daniela De Crescenzo
Trasferimento dei rifiuti fuori dalla Campania, il conto è sempre più salato

Volano i costi dei trasferimenti dei rifiuti fuori Regione: la precedente gara bandita dalla Regione aveva un prezzo a base d'asta di 178 euro a tonnellata, ma è andata deserta. Quindi Palazzo Santa Lucia, come preannunciato dal vicepresidente Fulvio Bonavitacola, ha pubblicato un nuovo bando: questa volta si parte da duecento euro a tonnellate per smaltire al frazione umida e si spera nei ribassi.

Le aziende avranno tempo fino al 14 gennaio per presentare le offerte: si spera di appaltare il servizio in maniera da riuscire a liberare gli impianti di tritovagliatura zeppi di spazzatura. Fino ad allora la situazione resterà critica anche perché a partire dal giorno 4 gennaio, venerdì, si fermerà per manutenzione anche una linea del termovalorizzatore di Acerra e quindi andranno a rilento anche i conferimenti della frazione secca.
 
La gara organizzata dallo staff del vicepresidente Fulvio Bonavitacola punta a liberare gli Stir di Tufino e Battipaglia in maniera da poter finalmente avviare i siti di compostaggio che dovrebbero essere adiacenti agli impianti di tritovagliatura. Da Tufino dovrebbero partire 18 mila e 500 tonnellate, da Battipaglia invece a partire dovrebbero essere 11 mila: spesa prevista sei milioni di euro. Ma poiché anche tutte le società metropolitane e provinciali sono in difficoltà e non riescono a liberarsi dell'immondizia, la Regione Campania ha previsto che anche Ecoambiente, Samte ed Irpiniambiente possano usufruire del servizio esportando fino a 77 mila tonnellate con una spesa prevista di 15 milioni e mezzo di euro che saranno, però, è bene precisarlo, a loro carico.

Palazzo Santa Lucia, invece, potrà prolungare il servizio di trasferimento fino a una spesa massima prevista di 12 milioni. In totale, Iva e oneri compresi, l'operazione costerà, se andrà a buon fine, circa 40 milioni di euro. Una cifra decisamente non da poco, ma i prezzi continuano a salire per la concorrenza della regione Lazio, della Sicilia e della Liguria a loro volta in grande difficoltà. La spesa, però, dovrebbe servire a evitare una nuova crisi.

Al momento a Casalduni ci sono 14 mila tonnellate di immondizia, a Giugliano 26.500, a Tufino 21.500, a Caivano 15 mila, Battipaglia, 23 mila a Santa Maria Capua Vetere 27 mila, a Pianodardine 6.500, per un totale di 133 mila tonnellate tra frazione secca e frazione umida. Non c'è modo di liberarsene se non ricorrendo ad altri impianti italiani e stranieri. Ma questi, come dicevamo, ormai traboccano.

Per tentare di incoraggiare la realizzazione di nuovi inceneritori il senatore del Carroccio Paolo Arrigoni aveva scritto un emendamento da inserire nella Legge finanziaria che prevedeva che all'energia prodotta dai termovalorizzatori si applicasse per venti anni un coefficiente moltiplicativo (1,7) più alto di quello previsto per gli altri impianti (1,3). Poi l'ipotesi è saltata per l'opposizione dei 5 Stelle, anche perché l'Europa avrebbe potuto identificare il provvedimento come un aiuto di Stato. Quindi, per il momento, niente inceneritori. In Campania, però, quello che serve con urgenza sono gli impianti di compostaggio che permetterebbero di liberarsi almeno della frazione umida. Anche per questo il ministro Costa il 31 dicembre in un'intervista al Mattino ha ricordato l'impegno del governatore De Luca a chiudere al più presto i contratti per la realizzazione degli impianti. In questo modo ci sarebbero passi in avanti concreti da segnalare a Bruxelles nella speranza di ottenere un abbattimento della multa di 120 mila euro al giorno che la Campania continua a versare e si abbatterebbero i costi dei conferimenti.

Evidenzia l'Ispra nel suo rapporto annuale: Nel caso della Campania, la raccolta differenziata della frazione umida si attesta, nel 2017, ad oltre 679 mila tonnellate, delle quali solo un quantitativo pari a poco più di 78 mila tonnellate viene recuperato in impianti della regione. E i conti sono presto fatti: solo per esportare l'umido servono 120 milioni all'anno. Una cifra pazzesca.

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