Universiadi, Napoli città assente: al lavoro solo 150 «forzati»

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di Gianluca Agata

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Il terzo piano del Teatro Mediterraneo della Mostra d'Oltremare, sede dell'Agenzia Regionale delle Universiadi, si arricchisce ogni giorno di qualche faccia nuova. Distaccati da amministrazioni comunali, dipendenti regionali, consulenti, competition manager, tecnici, una corsa contro il tempo rispetto a una kermesse ancora sconosciuta, visto per quanto riguarda la pubblicità si è all'anno zero.

È come un vascello che fino a poche settimane fa era composto di qualche decina di marinai. Oggi sono più di 150 che, a cento giorni dalle Universiadi, dovrebbero essere più del doppio secondo le indicazioni della Federazione Internazionale Sport Universitari. E tanti ne diventeranno perché dei grandi Giochi, come le Universiadi campane vogliono essere, per funzionare devono avere alla base del personale specializzato su cui contare. La storia delle Universiadi napoletane ha una data di nascita fittizia, 5 febbraio 2016, quando Napoli subentrò alla rinunciataria Brasilia, e una data di nascita reale, 28 luglio 2018 quando in una infuocata cabina di regia romana Regione Campania e Comune di Napoli sotterrarono l'ascia di guerra per decidere di camminare assieme e raccogliere la sfida.
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Venerdì 15 Marzo 2019, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 15-03-2019 11:56
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