Regionali, sos di Fulvio Martusciello:
«FI allo sbando, vedrà Berlusconi»

Giovedì 17 Ottobre 2019 di Carlo Porcaro
È guerra tra eletti e nominati in Forza Italia. Gli esponenti di entrambe le categorie frequentano la politica campana da 25 anni ed ora che spetta a loro individuare un candidato per la Regione se le danno di santa ragione. Ad invocare il rinnovamento è l'europarlamentare Fulvio Martusciello, che ha chiesto le dimissioni del coordinatore regionale azzurro Domenico De Siano e di quelli provinciali ricevendo in cambio l'appellativo di ingrato. «Presto ne parlerò direttamente con Berlusconi: gli farò capire che qui nessuno si prenda cura dei consiglieri comunali sul territorio», annuncia.

Vicinissimo al leader di Fi, Martusciello prova a recitare la parte di quel Giovanni Toti che poi però è uscito dal partito fondando un nuovo soggetto. Tra gli azzurri stanno emergendo varie anime, non c'è la compattezza propagandata all'esterno. Se, per esempio, in ottica regionali si decidesse di puntare sui sindaci radicati sul territorio, qualche chance potrebbe averla il primo cittadino di Ottaviano, Luca Capasso, appena eletto nel Consiglio nazionale dell'Anci. Se Paolo Russo è in corsa per la corsa a governatore, Cosimo Sibilia fa intendere di non essersi mai auto-candidato. Insomma, da una parte volano lunghi coltelli e dall'altra c'è la consapevolezza di dover trovare un'intesa con un progetto credibile. In attesa di comprendere se l'alleanza civica tra Pd e Cinquestelle verrà calata anche in Campania.

 
Martusciello, invece di organizzarvi per le regionali recuperando il terreno perduto avete cominciato a litigare dentro Forza Italia.
«Nessuno deve avere paura del rinnovamento, qui perdiamo ogni elezione e non cambia nulla».
Attribuisce la colpa ai vertici locali?
«Nella nostra classe dirigente si viene scelti per nomina, non per passaggio elettorale: così facendo si perde il contatto con la società civile, con la realtà di tutti i giorni di cui invece dovremmo occuparci».
Allora farete tutti un passo indietro?
«Io invito al rinnovamento interno: innestiamo nuove energie, apriamo ai sindaci, diamo la sensazione ad un giovane che non può solo attaccare i manifesti ma che può anche pensare di potersi candidare». Pensa che si dovrebbe puntare di più su chi amministra il territorio?
«Sì, aboliamo il divieto per i sindaci di candidarsi alle regionali, abbiamo bisogno di loro. E delle professioni che prima avevano noi come riferimento. Da quanto tempo non apriamo agli ordini professionali? L'ultimo in tale senso è stato il presidente dell'Ordine dei Notai Laurini, gli ultimi professori sono stati coinvolti da Caldoro e mi riferisco agli assessori come Miraglia, Trombetti e Cosenza: dopo è finita la spinta di apertura, c'è stato un ripiegamento».
A lei viene imputato di essere stato sostenuto dal partito e di essere ingrato nei confronti dei colleghi.
«Io sono stato eletto sei volte, sempre con la preferenza: per scelta ho chiesto di non essere votato dal partito, mi ha scelto il mio mondo non quello di Forza Italia».
Ne parlerà direttamente con Berlusconi di questo disagio?
«Lo vedrò la prossima settimana, gli dirò della caduta di Lacco Ameno: aveva tessuto le lodi del sindaco che poi è caduto, gli racconterà che qui nessuno si occupa dei consiglieri comunali. So che il Presidente lavora molto sulle regionali, ha piena fiducia del quadriumvirato nazionale del partito. Dico che se vogliamo vincere le regionali basta autolegittimarsi. I nominati non possono nominare. Dal 1995 c'è chi fa il coordinatore provinciale ad Avellino...».
Con queste prospettive il centrodestra alle regionali come si presenta? La sensazione è che attendiate prima di capire se l'alleanza tra Pd e Cinquestelle diventerà organica.
«Va bene annunciare gli Stati generali del centrodestra ma soltanto se apriamo agli ordini professionali, altrimenti non ha senso, ci avviamo verso una brutta fine».
A che cosa si riferisce?
«Facciamo come alle comunali di Napoli dove abbiamo candidato per due volte chi poi è andato a braccetto con De Luca. Ritroviamo le ragioni dello stare insieme, mettiamoci a lavorare, in nome dell'inclusione».
Molti di voi ritenete Carfagna un valore aggiunto, ma chi sarebbe il candidato ideale?
«Il dibattito è aperto, i nomi usciti sono tutti autorevoli. La sintesi va fatta consapevoli che non serve la rissa, altrimenti favoriamo la Lega o Fratelli d'Italia».
Non ha risposto sull'ipotesi Carfagna.
«Se Mara si dovesse candidare con questa organizzazione, senza inclusione e senza accordo con gli alleati, non si andrebbe da nessuna parte. Io chiarisco: non ho progetti personali, pongo solo dei temi che andrebbero presi in considerazione prima che poi i cittadini ci puniscano nelle urne».
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