Napoli, viaggio nella Democrazia Cristiana alla presentazione del libro «La Variante Dc» di Rotondi

Martedì 21 Dicembre 2021 di Emiliano Caliendo
Napoli, viaggio nella Democrazia Cristiana alla presentazione del libro «La Variante Dc» di Rotondi

Già nel titolo dell’ultimo libro di Gianfranco Rotondi - sei volte parlamentare ed ex ministro per l’attuazione del programma del governo Berlusconi IV - si evince l’intento di quello che è stato il dibattito nato a margine della presentazione del volume, tenutasi nel pomeriggio a Palazzo Partanna, sede dell’Unione Industriali di Napoli. «La variante Dc. Storia di un partito che non c’è più e di uno che non c’è ancora» è infatti un testo che ricostruisce la fine della Democrazia Cristiana, di cui Rotondi è stato testimone diretto, ma che cerca di fornire anche delle prospettive all’area politica che si rifà al popolarismo cattolico.

Video

Uno sguardo al passato in vista del futuro, quindi, che viene subito sottolineato dal moderatore dell’evento, Costanzo Janotti Pecci, che fa le veci del padrone di casa in qualità di vice-presidente di Confindustria Napoli. «Se come Paese possiamo vantarci di certi asset – spiega Pecci - lo dobbiamo a quella stagione. Se non avessimo avuto quegli investimenti chissà come staremmo oggi. Rotondi ricopre un ruolo particolare. Questo suo travaglio è spiegato nel libro che presentiamo stasera». Il vicepresidente degli industriali ha poi aggiunto che «non sempre ci si trovava d’accordo con la Dc ma rappresentava sicuramente un interlocutore affidabile, tant’è vero che il miracolo economico fu figlio di una collaborazione concreta tra mondo della produzione e la politica di allora». Invitato come relatore, per dire la sua sul libro di Rotondi, Paolo Cirino Pomicino, ex ministro e figura di primissimo piano della Democrazia Cristiana, in particolare della corrente “andreottiana” è un fiume di aneddoti, che servono però a spiegare la fine di quel partito a ridosso di Tangentopoli ad inizio anni 90. Tra le cause della dissoluzione della Dc, Pomicino annovera «l’alleanza tra il salotto buono del capitalismo italiano e il grande partito comunista con la sua presenza ramificata». «Di questa intesa – racconta Pomicino – mi venne a parlare Carlo De Benedetti nel maggio 1991, mentre il Pci si rompeva a Rimini, per dirmi che era in corso un grande disegno politico per modificare gli assetti del Paese. Mi chiese “Vuoi essere il mio ministro?”. Gli risposi che con Andreotti pensavamo di nominare lui ministro». A sostegno della sua lettura storica il ministro del bilancio dell’ultimo governo Andreotti, cita un altro aneddoto: «Un autorevole comunista napoletano, Gerardo Chiaromonte, confidò a me, Renato Altissimo, Giuliano Amato e Bettino Craxi che il PCI aveva scelto un’opzione giudiziaria per prendere il potere. L’accoppiata Achille Occhetto- Luciano Violante aveva ottenuto il via libera. I nostri autorevolissimi amici pensavano che l’obiettivo fosse Bettino Craxi. C'era invece un altro disegno correlato al sistema elettorale che avrebbe spaccato il più grande partito della storia unitaria del Paese». Il giudizio di Pomicino diviene poi lapidario quando si tratta di giudicare storicamente i democristiani della generazione successiva alla sua, quella della Seconda Repubblica: «Questo libro testimonia la totale inadeguatezza della classe dirigente democristiana della IIa Repubblica. La loro incapacità a mettere insieme un pensiero compiuto per rimettere insieme quel partito».

Pomicino poi, pur non nominandolo, non risparmia una stoccata a Pier Ferdinando Casini, per il quale nel libro di Rotondi si profetizza un imminente trasloco al Quirinale: «In “La Variante Dc” si racconta benissimo che i vecchi Forlani e Mannino tentarono di rilanciare la DC. In realtà i più giovanotti, tra cui uno in corsa per una posizione importante, avevano altre idee perché contava il partito personale». L’ex ministro nel commentare il rapporto tra magistratura e politica, attacca frontalmente alcuni magistrati, protagonisti della vita giudiziaria del Paese nel periodo di Mani Pulite: «La Domenica delle Palme del 1993, Giulio Andreotti ricevette l'avviso di garanzia per il 416-bis (associazione di tipo mafioso). Lo ebbi anche io insieme con Vincenzo Scotti e Antonio Gava. I firmatari del provvedimento erano il giovane Giovanni Melillo, poi capo di gabinetto del ministro Andrea Orlando, ed oggi a capo della Procura di Napoli; il secondo era Franco Roberti, capo della Direzione Nazionale Antimafia, oggi europarlamentare del Pd; l'altro era Paolo Mancuso, oggi presidente del Pd di Napoli e assessore all’Ambiente». Il secondo relatore della presentazione, commentatore politico e firma storica del giornalismo napoletano quale il giornalista Marco De Marco, condivide due delle tesi di Rotondi: «L’Italia è cresciuta con la DC. Perfino Chiaromonte affermava che se sono state fatte grandi riforme, sono state fatti in quegli anni. Tutte quelle analisi sulla corruzione della DC come unico male – dichiara De Marco - sono state smentite dalla storia. Perché se fosse stato l'unico male il Paese non sarebbe andato verso il declino». Si dice perplesso invece quando Rotondi vede la possibilità di ricostruire un soggetto politico di centro grazie alla figura di Giuseppe Conte, per via di un suo recente discorso in cui ribadisce l’attualità del cattolicesimo politico. «Gianfranco, tu davvero vuoi ricostruire altro con Conte?» taglia corto Demarco. A quel punto l’autore non si è sottratto agli spunti arrivatigli, aprendo subito l’album dei ricordi: «L’humour democristiano – ricorda Rotondi - era una modalità comunicativa di alleggerimento delle tensioni forti della vita democratica di quel partito». E lì cita appunto l'ennesimo aneddoto del consenso, riguardante uno degli uomini forti della Dc campana, Antonio Gava, secondo cui «le correnti erano l’Aids della Dc». Racconta Rotondi: «Al congresso di Azione Popolare a Sirmione, alla prima uscita pubblica di Gava dopo l’ictus, con un discorso che aveva commosso la platea, Carlo Bernini gli replicò con una battuta dicendo di non essere d’accordo ma che nella Dc quando meno te lo aspetti rischi di subire il tipo di rapporti che dà luogo all’Aids. Questo mix di solennità e leggerezza era la Democrazia Cristiana».

Sul partito «che non c’è ancora» Rotondi si mostra pessimista: «Oggi il tema non è “chi ricostruisce la DC che fu?”, ma chi occupa il ruolo che fu dei democristiani? Silvio Berlusconi lo ha occupato fino a poco tempo fa. Oggi chi rappresenta "Il Partito Italiano"?» Lì l’ex parlamentare di Forza Italia scarta per il ruolo di portavoce dei cattolici moderati sia il leghista Matteo Salvini «che si atteggia ad arcivescovo di Canterbury con il rosario alla mano» sia Giorgia Meloni, leader di Fdi «che, pur avendo un’altra cultura politica, avrebbe i fondamentali per riuscirci, ma non credo ne abbia l’interesse godendo già del 20 per cento e oltre dei consensi». Deluso da Conte in quanto «amministratore delegato del giocattolo di Grillo (il Movimento 5 Stelle)» Rotondi rinviene la speranza «delle ragioni dei cattolici e dei democristiani» in un «fronte conservatore migliore di quello attuale». La seconda alternativa per Rotondi potrebbe essere costituita da un soggetto politico di centro-sinistra che riprenda l’ambientalismo pragmatico «e non alla Greta Thunberg» del sindaco di Milano «Beppe Sala, dei Grunen tedeschi e sindaci francesi».

 

Ultimo aggiornamento: 23:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA