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VINCENZO DE LUCA

Vincenzo De Luca, la lettera degli intellettuali agita il Pd. Letta: «Me ne occuperò»

Giovedì 10 Marzo 2022 di Adolfo Pappalardo
Vincenzo De Luca, la lettera degli intellettuali agita il Pd. Letta: «Me ne occuperò»

«Caro Letta, qui in Campania abbiamo un problema». E il problema, per i firmatari della lettera indirizzata al segretario del Pd, si chiama Vincenzo De Luca. Bollato come un «odiatore seriale che da anni offende tutti, a cominciare dal tuo partito» e responsabile, in sintesi, di aver «instaurato un regime autarchico». Prima a Salerno, poi declinato sulla Regione, accusano. Missiva lunga in cui, senza peli sulla lingua, ci sono accuse anche verso il partito che, attraverso i vari segretari ed in nome dei voti per conquistare i vari congressi, ha sempre tollerato toni e linguaggi deluchiani. Stavolta, però, arriva un sussulto d'orgoglio. E, ieri sera, dal Nazareno fanno sapere come «il segretario Letta ha letto con grande attenzione l'appello e che si occuperà, per quanto gli compete e nei tempi opportuni, delle molte questioni sollevate. Ora ha la testa e le energie, come è giusto che sia, tutte sulla guerra e sulle conseguenze sul nostro Paese».

Stavolta, insomma, potrebbe essere abbandonata la realpolitik per iniziare un nuovo corso. Forse. E, proprio l'altra sera, la direzione del partito, su spinta di Enrico Letta, ha varato in sordina il nuovo regolamento per i prossimi congressi: sarà praticamente impossibile deciderli a tavolino con i pacchetti di tessere. Via carte prepagate e ogni carta di credito non potrà rinnovare o prendere più di tre tessere. Sarà la fine di grandi e piccoli portatori di voti che hanno fatto il bello e il cattivo tempo prima nei Ds e poi nel Pd?

Regista della lettera-appello è Isaia Sales e firmatari un gruppo di intellettuali e docenti universitari: da Aurelio Musi a Marco Plutino, da Giuseppe Cantillo a Maurizio Braucci, passando dall'ex deputata del Pci Flora Calvanese a Luciano Brancaccio e Raffaella Di Leo. Firme e nomi radicati, per ora a Salerno, con l'obiettivo di allargare la platea. Non solo su Napoli se ieri sera in calce all'appello arrivano le firme di Nadia Urbinati, docente di scienze politiche alla Columbia University e dell'economista Giulio Sapelli. La vicenda, quindi, non sembra più ristretta. «Sta continuando ad insultare Ministero e Sovrintendenze al solo scopo di varare una legge che consente altro scempio del paesaggio. Quindi ti chiediamo: dopo gli insulti a Franceschini, a Draghi, a Bianchi e al mondo intero, cos'altro deve succedere perché da Roma interveniate?», si domandano. Ma i pugni più duri vanno contro il partito che, sinora, non è mai intervenuto: «Da anni il tuo partito si tiene gli insulti e si volta dall'altra parte. Una storia annosa che ha attraversato tutti i segretari, da Fassino, a D'Alema, a Bersani, a Renzi», scrivono prima di insistere sulle inchieste del sistema Salerno («Dal 93 un blocco di potere che distribuisce posti, privilegi e inique occasioni di arricchimento e dove il Pd è inesistente»). Infine la richiesta a Letta: «Ti chiediamo di esprimerti con chiarezza sul terzo mandato». 

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«Non sono un iscritto ma ho firmato contro questa deriva e vediamo se il Pd - spiega lo sceneggiatore Maurizio Braucci - vuole fare qualcosa: perché al di là di tutto la Campania risulta arretrata sui servizi minimi. Dai trasporti alla sanità, passando per le politiche giovanili». Il segretario regionale del Pd, Leo Annunziata, invece bolla la missiva come «piena di luoghi comuni». Infine aggiunge: «Non capisco il problema del terzo mandato: in consiglio regionale si vota la possibilità di ricandidarsi, come in Veneto, poi le elezioni decidono chi sarà il presidente». Attenzione però perché ieri pomeriggio, nonostante le emergenze, il segretario nazionale del Pd Enrico Letta interviene sulla vicenda e tiene a far sapere come «ha letto con grande attenzione l'appello e che si occuperà, per quanto gli compete e nei tempi opportuni, delle molte questioni sollevate». Non si gira dall'altra parte e qualcuno, sempre al Nazareno, fa notare come la rotta dei rapporti dem-De Luca sta cambiando. E niente sarà uguale a prima. A cominciare non solo dalle nuove regole dei congressi in cui i big potrebbero non essere più determinanti ma anche da nuovi assetti. Non a caso da settimane i rumors democrat romani parlano di un commissariamento del partito regionale. Un segnale a De Luca usando lo statuto: il segretario, il deluchiano Annunziata, non riunisce gli organismi dirigenti da ben due anni.

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