Spadafora si racconta al Teatro Sannazaro di Napoli «Senza riserve»: «Il mio futuro? Pronto anche ad altre esperienze»

Lunedì 29 Novembre 2021 di Alessandra Martino
Vincenzo Spadafora e Mara Venier al Teatro Sannazaro

Continua a raccontarsi senza più filtri Vincenzo Spadafora, questa volta nel suo libro ‘Senza Riserve’, «La politica è una cosa bella, anche se oggi è difficile spiegarlo, soprattutto ai più giovani». Ha raccontato Vincenzo Spadafora, ex ministro dello sport, al Teatro Sannazaro a Napoli, dove ha iniziato il suo nuovo viaggio con “Senza Riserve”, il libro che ha scritto in prima persona e dove ricorda ogni avvenimento importante della sua carriera: «Non potevo iniziare questo percorso dalla mia città -ha raccontato l’ex ministro-, sono legato alle mie origini, anche perché qui ho la mia famiglia, i miei fratelli, i miei nipoti. Quindi sono legato al territorio dove io sono cresciuto, soprattutto in provincia di Napoli. Ma anche nella città dove per anni sono stato impegnato come volontario dell'UNICEF, quindi per me era proprio un dovere oltre che un piacere iniziare da questo territorio».

Questo viaggio per l’Italia, con ‘prima fermata’ Napoli inizia con un simbolo che lo accompagnerà in tutta Italia nelle sue presentazioni: un trenino giocattolo. «Mio padre lavorava nelle Ferrovie. Il treno rappresenta tutta la mia infanzia: ricordo ancora quando mio padre tornava a casa da una trasferta».

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Vincenzo ha trascorso la sua infanzia ad Afragola, ultimo di tre fratelli, come ha raccontato durante la presentazione: «I miei genitori mi hanno avuto in tarda età, mio padre aveva 50 anni, era nato tra la prima e la seconda guerra mondiale. Io sono il terzo figlio, l'ultimo, a 10 anni dal primo, mio fratello Alberto, e 8 anni dopo mia sorella Amalia. Mia madre era un po' più giovane di mio padre, ma era comunque una donna adulta». Con lei l'argomento non si è mai affrontato: «Non ne abbiamo mai parlato - ha detto Spadafora -. A proposito dell'entroterra culturale, era una donna della provincia di Napoli, una donna semplice». 

Non era facile, dunque, anche se l'amore tra una madre e un figlio va oltre. E così è stato: «Io ho capito una cosa - ha spiegato Spadafora - Mia madre, fino a un certo punto della mia vita, quando io tornavo da Roma nei weekend e magari venivano a casa delle persone, la domanda era sempre: 'Quando ti sposi? Quando fai un figlio?'. Da un certo momento in poi, dopo tante chiacchierate, perché io e mia madre chiacchieravamo ore e ore quando tornavo, soprattutto dopo la morte di mio padre, a chiunque veniva a casa e chiedeva quando mi sarei sposato, rispondeva: 'L'importante è che è felice'». Una risposta piena di significato, si rende conto oggi Vincenzo Spadafora: «Penso che mia madre, anche se non ce lo siamo mai detto, avesse capito tutto».

Nel suo libro, Vincenzo Spadafora racconta anche di quella che definisce ‘rivoluzione politica’ chiamata «Cinque Stelle»: «Il movimento 5 stelle era riuscito nel 2018, ma anche prima nel 2013, a raccogliere il voto di tantissimi giovani. -ha spiegato Spadafora-. Poi, purtroppo, nel tempo questo voto lo abbiamo perso anche perché i ragazzi hanno bisogno di continuo coinvolgimento e partecipazione autentica. Quindi questo, purtroppo, le forze politiche difficilmente lo offrono. Spero con la mia testimonianza di essere, anche per molti ragazzi, un motivo in più per potersi avvicinare alla politica e magari anche al M5S».

Nel teatro Sannazaro erano presenti tanti volti amici dell’ex ministro. Ad accompagnarlo in questo viaggio una sua cara amica, Mara Venier e il direttore de “Il Mattino”, Federico Monga che ha sottolineato nel dettaglio punti importanti della politica, come l’alleanza tra M5S e Lega. Vincenzo Spadafora ha fatto notare come in politica ma anche nella vita non bisogna mai dare nulla di certo e sicuro. «Mai dire mai - ha sottolineato l’ex ministro -, oggi non ci sono più quei valori e quei partiti che rappresentavano i valori tradizionali della cultura del secolo scorso. Però c'è un confine se io sono per la solidarietà o non per la solidarietà. C'è un confine se lascio morire la gente in mare o se la salvo. C'è un confine se mi rispecchio nei diritti delle persone. -ha continuato l'ex ministro-. C'è un confine i soldi della legge di bilancio li uso anche per aiutare le persone in difficoltà o soltanto per fare condoni. Sì, c'è un confine. Ora chiamiamolo di sinistra o di destra, ma c'è un confine che fa la differenza culturale e ideologica delle persone che si espongono. Noi non possiamo dire che ci sta bene tutto, perché non ci sta bene tutto!».

Inoltre, l'ex ministro dello Sport, ha riconosciuto che Conte sta portando avanti "un lavoro non facile", anche perché ha ereditato una realtà politica che negli ultimi mesi non ha fatto altro che spaccarsi e mostrare tutte le proprie fragilità. Ma al tempo stesso non ha nascosto come l'ex premier sia un po' in affanno rispetto al progetto iniziale e alla spinta iniziale che voleva imprimere già dai primi giorni della sua presidenza.

Spadafora nel raccontare di politica e del M5S non si è sottratto anche nell’ammissione dei vari errori commessi dal partito: «Oggi al netto degli errori, il Movimento ha imparato tanto. I nostri elettori sono rimasti delusi: del resto, vogliono capire chi, cosa e per quali obiettivi stanno votando. E, devo dire, questa campagna elettorale non ha fatto emergere nessuno di questi aspetti. Ecco perché ritengo necessaria e non più rinviabile un'operazione chiarezza».

Ha poi aggiunto: «Sono stati anni veramente importanti che rimarranno nella storia dell’Italia, complice anche una pandemia che ha cambiato le nostre vite». A fine presentazione non è mancata una domanda sul suo futuro e se lo vede ancora legato alla politica e al M5S: «A me piacerebbe ma non dipende da me. Sono pronto anche per un’altra esperienza. Staremo a vedere».  

Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 13:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA