Welfare, la denuncia del terzo settore: «Trentamila famiglie a rischio a Napoli»

di Mariagiovanna Capone

Trentamila famiglie a rischio assistenza, diecimila operatori che perderanno il lavoro entro tre anni. Il grido d'allarme del terzo settore è stato lanciato ieri al cinema Modernissimo, in una sala gremita di oltre 500 operatori chiamati da Gesco in un'assemblea dalla quale emerge un futuro dai contorni drammatici che mette a rischio l'assistenza socio-sanitaria in Campania.

Numerose le organizzazioni giunte da tutta la regione all'assemblea che si è soffermata sui temi dell'integrazione tra pubblico e privato sociale e sulla crisi del sistema dei servizi sociali e socio-sanitari. Il rischio è che in 2-3 anni l'intero sistema di assistenza si smantelli, con almeno 30mila famiglie senza sostegno e cura, e 10mila operatori senza lavoro.

«Stiamo assistendo a un progressivo depauperamento del welfare e del settore socio-assistenziale - spiega il presidente di Gesco, Sergio D'Angelo - Le Asl sono concentrate sui presidi ospedalieri e sul numero dei posti letto, trascurando l'importanza del territorio, dell'integrazione socio-sanitaria e della funzione assicurata in questi anni dal terzo settore, mettendo in crisi le esperienze migliori e i progetti che avevano creato un po' di innovazione». Secondo il presidente Gesco «si fanno avvisi pubblici per personale socio-sanitario ma si offre un contratto a tempo determinato, precarizzando il lavoro e l'assistenza». Dura la sentenza: se il trend continua così, non è difficile ipotizzare che in pochi anni chiuderanno tanti servizi e progetti innovativi nei settori della salute mentale, delle tossicodipendenze e delle disabilità.
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Mercoledì 12 Settembre 2018, 11:00
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1 di 1 commenti presenti
2018-09-12 12:16:36
FACILE, dve sta il problema buttare fuori dagli alberghi imigranti e mettere ITALIANI dentro

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