Napoli, «Il Vomero parla», venti targhe raccontano la storia del quartiere

Domenica 21 Novembre 2021 di Valentina Bonavolontà
Napoli, «Il Vomero parla», venti targhe raccontano la storia del quartiere

«“Per consegnare alla morte una goccia di splendore”, è questo quello che conta , le storie che raccontiamo, Potremo dire di aver salvato una vita e quindi il mondo intero»- così, parafrasando il capolavoro di Fabrizio De André, Federico Quagliuolo, Presidente di Storie di Napoli, presenta “Il Vomero parla”, il progetto che prevede l’istallazione di 20 targhe che raccontano la storia del quartiere.

Storie di Napoli è un gruppo di giovani ragazzi innamorati di Napoli, nati sul web e che ora li hanno donato queste venti piccole storie, curiosità, aneddoti per recuperare la storia del quartiere e portarla fra le strade vissute quotidianamente dai cittadini. Il contenuto, proposto sia in italiano che in inglese, si amplia grazie all’accesso ad audioguide tramite QR Code.

«Storie di Napoli è l’innovazione nel mondo della cultura, è l’entusiasmo di 25 giovani professionisti che vogliono dimostrare che è possibile vivere di cultura nel Sud. Siamo infatti la più grande realtà di divulgazione culturale regionale in Italia, con 10 milioni di lettori e 260.000 iscritti ai nostri canali social», ha dichiarato Federico Quagliuolo, Presidente e fondatore di Storie di Napoli, durante la presentazione avvenuta ieri nel Refettorio della Certosa di San Martino.

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Tra le storie più interessanti c’è quella legata a via Belvedere, luogo del primo insediamento sulla collina che un tempo era divisa in quattro villaggi, oppure dell’antico chiosco dei fiori in stile liberty a piazza Vanvitelli, risalente almeno al 1907, fino a quella di un palazzo in via Mattia Preti Via Mattia preti che all'inizio del XX secolo ospitava la villa del celebre ingegnere-architetto Adolfo Avena, uno dei massimi esponenti del Liberty napoletano e restauratore di monumenti.

«L’idea di investire nel progetto targhe storiche – ha concluso Quagliuolo - che presto espanderemo anche ad altre città della Campania, è il nostro modo di lasciare un’eredità tangibile, un modo di disseminare storie, esperienze, insegnamenti di eventi passati per riuscire a stuzzicare la fantasia, migliorare la vita anche solo di un cittadino del futuro che ci leggerà».

Altri luoghi in cui è possibile leggere queste storie sono: San Martino, Sant'Elmo, Floridiana, Teatro Diana, Via Bonito, Via Gino Doria, Liceo Galilei, Liceo Pansini, Borgo di Antignano, Chiesa dei Fiorentini, Chiesa di San Gennaro ad Antignano, Via Cifariello, Chiesa della Piccola Pompei.

«Dai musei, al teatro Diana, alle chiese, alle scuole, ai palazzi, ai nomi delle strade, c’è tanta storia da riscoprire. Pensiamo che per valorizzare un luogo si debba partire dalla consapevolezza e speriamo che con questo piccolo gesto si possano rendere consapevoli prima di tutto i cittadini del Vomero e di Napoli di quanto siano preziose e ricche di memorie le loro strade», ha spiegato Laura d’Avossa, coordinatrice progetto targhe Storie di Napoli.«Spesso siamo andati sul posto per cercare delle storie e spesso le persone ci hanno riconosciuto e accolto, come al Petraio, dove ci hanno accolto in casa e raccontato la storia di Sant’Anna che noi non conoscevamo». 

Il progetto, patrocinato dal Comune di Napoli, è stato finanziato da Sole 365 e Rotaract Club Napoli Ovest, oltre che con una campagna di crowdfunding.

«Crediamo fortemente nella cultura del benessere e siamo convinti che per costruirne una solida sia necessario un lavoro sinergico tra i diversi attori e le diverse realtà locali. Il progetto “Il Vomero parla” si presenta fresco, innovativo e di alto spessore socio-culturale, ed è un valore aggiunto che sia portato avanti dalla creatività e dalla passione di giovani napoletani a cui rivolgiamo il nostro sentito grazie», così Michele Apuzzo, Amministratore Delegato Sole365.

Erano presenti altresì Clementina Cozzolino, presidente Municipalità 5 del Comune di Napoli e Marta Ragozzino, direttrice regionale Musei Campania.

«Tante storie ma quella più bella è la nostra, un gruppo di ragazzi di meno di trent’anni, che con la loro voglia e passione, andando ben oltre le loro professioni, hanno raccontato dei pezzi della città che amano».  – dice Federico Quagliuolo. «Napoli purtroppo mangia i suoi figli, e li sputa. Noi ragazzi sappiamo ogni giorno di dover fare degli sforzi straordinari per delle cose ordinarie. Ma due cose sono la nostra forza. La perseveranza e la squadra».

Ultimo aggiornamento: 23:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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