Al Mann ecco gli Assiri all'ombra del Vesuvio: 45 reperti anche dal British

Mercoledì 3 Luglio 2019

Alla scoperta di una grande civiltà antica, dei suoi capolavori ma anche delle sue atmosfere: 'Gli Assiri all'ombra del Vesuvio' (fino al 16 settembre) al Museo Archeologico nazionale di Napoli presenta 45 reperti provenienti, tra l'altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino. Ma il fulcro dell'allestimento sono i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del MANN e non esposti da un secolo. Tre le sale, come tre furono i palazzi del potere: Nimrud, Ninive, Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II.

«E una mostra fortemente voluta dal MANN con il coordinamento dell'Università degli studi di Napoli L'Orientale - spiega il direttore dell'Archeologico Paolo Giulierini, che con Simonetta Graziani firma l'esposizione - per fare luce sul patrimonio di calchi di ortostati i cui originali sono ora conservati presso il British Museum. Ci furono tempi infatti in cui il nostro Museo ambiva a rappresentare tutte le civiltà, come testimonia anche la presenza della collezione egizia. Oggi in un clima di rinnovato slancio internazionale, e in attesa del riallestimento definitivo, dal MANN emergono opere che ci parlano di storie apparentemente lontane nel tempo e nello spazio rivelandosi veicolo eccezionale di connessione tra i popoli in un mondo globalizzato». I calchi furono realizzati da Domenico Brucciani per riprodurre i rilievi neoassiri, rinvenuti nei palazzi di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) a Nimrud e di Assurbanipal (668-630 a.C.) a Ninive, e conservati oggi nell'Assyrian Basement del British Museum di Londra. Le riproduzioni delle grandi lastre in calcare giunsero al Museo grazie ad Alessandro Castellani che li affidò a Giuseppe Fiorelli. All'Archeologico fu legato, soprattutto, Henry Austin Layard, autore delle celebri campagne di scavo che portarono in Inghilterra, alcuni capolavori dei palazzi neoassiri: vicino a Fiorelli, anche per la condivisione degli ideali risorgimentali, Layard donò al Museo un frammento di rilievo assiro ed alcuni pregevoli libri, riproposti nel percorso. Accanto ad un ritratto di Lady Layard affacciata sul Canal Grande, a documenti e litografie che ripropongono le campagne di scavo, anche un touch screen permette al pubblico di sfogliarle. Il contributo della tecnologia e l'idea di un allestimento che coinvolge i cinque sensi rende l' esperienza del visitatore totalmente immersiva:

«Conoscenza,innovazione e divertimento possono coesistere in una mostra», ricorda Giulierini. Per la prima volta al MANN è stato creato, infatti, un ambiente immersivo, destinato successivamente a diventare uno spazio multimediale permanente: proiettati in successione tre diversi filmati, realizzati da Capware (regia: Marco Capasso/musiche originali di Antonio Fresa). Occhiali progettati dalla startup Ar tour consentono di fruire degli effetti suggestivi della Realtà Aumentata con ricostruzioni 3D degli ambienti e animazioni L'intera mostra, inoltre, è concepita come percorso multisensoriale: tra videomapping; oggetti in 3D, diffusori di fragranze amate dagli assiri. La dotazione tecnologica è stata coordinata da Ludovico Solima (Università della Campania). « Lavorare sulla storia dell'Assiria significa accendere un riflettore su un'area molto sensibile del Medio Oriente, la Siria, l'Iraq e l'Iran, paesi che per la posizione strategica e la presenza di petrolio hanno subito guerre, devastazione di musei e distruzione di siti archeologici - nota Giulierini - Seguire con attenzione tutto quanto attiene il patrimonio culturale in pericolo, come già accaduto con la realizzazione del forum e del volume 'Archeologia Ferità, deve far parte della nostra missione». .

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