Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Al NEST «Il corpo giusto» di Eve
Ensler, diretto da Marcello Cotugno

Giovedì 1 Febbraio 2018 di Cristina Cennamo
Al NEST «Il corpo giusto» di Eve Ensler, diretto da Marcello Cotugno

Un vero e proprio affresco del complesso e variegato universo femminile, scritto dalla drammaturga statunitense Eve Ensler e diretto da Marcello Cotugno, nel quale si esprimono con ironia le voci di tutte quelle donne in cerca di una nuova consapevolezza. E' «Il Corpo Giusto», ovvero lo spettacolo che sarà proposto il 3 febbraio alle 21 ed il 4 alle 18 sul palcoscencico del NEST, il Napoli Est Teatro, dove l’autrice de I monologhi della vagina condurrà nuovamente i suoi spettatori nel mondo femminile proclamando stavolta «abbiate il coraggio di amare il vostro corpo, smettete di aggiustarlo. Non è mai stato rotto».

Che si tratti dell’ansia di perfezione che ossessiona la visione della propria immagine o di ribellione a consuetudini sociali che negano diritti e libertà al genere femminile, il corpo è strumento ed espressione sintomatica di pregiudizi e distanze sociali e psicologiche che opprimono la sfera femminile. Il testo esprime con ironia le voci di tutte quelle donne in cerca di una nuova consapevolezza. Che si tratti dell’ansia di perfezione che ossessiona la visione della propria immagine o di ribellione a consuetudini sociali che negano diritti e libertà al genere femminile, il corpo è strumento ed espressione sintomatica di pregiudizi e distanze sociali e psicologiche che opprimono la sfera femminile.

 Nel caleidoscopio di situazioni in scena il testo prende corpo in molteplici declinazioni: dall’autrice/personaggio che accompagna in prima persona il fluire del testo, fino alle donne dal volto negato dal regime Taliban nascoste al buio di una cantina per consumare un gelato proibito, passando per la modella ossessionata dalla propria immagine al punto da sposare un chirurgo plastico e fungere da cavia per i suoi esperimenti di eterno remake, o per la ragazza portoricana ossessionata dalla sua taglia forte. Marcello Cotugno dirige questo progetto prodotto da KHORA.teatro, mettendo in scena un testo con un’anima femminile così intensa è un confronto stimolante e minaccioso.
«Di fronte alla paura di non essere giusto ho scelto di sentirmi libero» annota il regista. «Pochissimi dialoghi, nessuna didascalia. Tutta l’azione è lasciata alla recitazione/racconto, da literary drama, dove è la stessa espressività delle attrici a suggerire una scrittura scenica, o meglio una partitura a schema libero, con una serie di luoghi deputati dove svolgere le azioni».

Tre poliedriche interpreti, Elisabetta De Vito, Federica Carruba Toscano, Rachele Minelli, si muovono su una scena semplice, ideata da Giulio Villaggio, illuminata dalle luci taglienti e scolpite curate da Stefano De Vito. Pochi elementi lasciati lì a ricreare spaccati minimali di vita. Una colonna sonora, curata dallo stesso Marcello Cotugno, che va dall’elettronica minimale di Emptyset al NU Jazz di Taxi Wars, per finire alle note post-neoclassiche di Johann Johannson e Max Richter.

Infine, la ricerca iconografica di Irene Alison per le proiezioni, punta a evidenziare il ruolo fondamentale giocato dai magazine femminili e dalla pubblicità, fin dagli anni ’50, nel plasmare l’immaginario delle donne e nell’orientarne e definirne l’identità e le aspettative anche in relazione al proprio corpo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA