Capodimonte, visita by night e musica: chiude la mostra sul '700 «Napoli Napoli»

Giovedì 7 Ottobre 2021 di Donatella Longobardi
La mostra di Capodimonte

Apertura by night, un concerto di musicisti del San Carlo, visite guidate e laboratori per bambini. Per la chiusura della mostra “Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica”, Capodimonte festeggia la sua storia e la storia della città con un ricco weekend. Più volte prorogata causa Covid, l'esposizione si conclude forte di un bel successo nonostante la pandemia con le sue chiusure e restrizioni. Ultima quella dell'eliminazione delle cuffie, indispensabili per la completa fruizione dell’esposizione concepita come un viaggio anche musicale nella Napoli del Settecento. Al loro posto è stata programmata una app per accedere ai contenuti musicali anche lontano dal museo. Ma in occasione del finissage, venerdì (ore 20.30) nel Salone delle Feste sarà il Quintetto d’archi del Teatro di San Carlo a far risuonare le note della colonna sonora della mostra: dal “Flaminio” e “Lo frate ‘nnammorato” di Pergolesi, e di Paisiello da “Nina, o la pazza per amore”. Sabato 9 ottobre, invece (ore 11) visita guidata con Elsa Evangelista, ex direttore del San Pietro a Majella, sul tema “Da Pergolesi a Mozart, le musiche di Napoli Napoli”. Domenica mattina, poi, laboratorio didattico per i più piccini (info e prenotazioni obbligatorie sul sito del museo e prenotazioni@amicidicapodimonte.org).

“Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica”, la grande mostra curata dal direttore Sylvain Bellenger, inaugurata il 21 settembre 2019 nell'appartamento reale, non è stata concepita come una semplice rassegna di oggetti preziosi, dipinti e porcellane. Ma ha avuto l'intento, perfettamente riuscito, di portare i visitatori a contatto con i fasti di quel mondo, di quella grande capitale europea che era Napoli nel Settecento. Un mondo del quale non può non far parte la musica selezionata da Elsa Evangelista col commento di Alessandro De Simone.

Brani di Paisiello, Jommelli, Cimarosa e Scarlatti che diventano il vero filo conduttore del percorso impreziosito dagli abiti di scena di spettacoli allestiti dal Teatro di San Carlo scelti dalla direttrice della sartoria, Giusi Giustino e in gran parte provenienti da opere curate da Roberto De Simone disegnati, tra gli altri da Odette Nicoletti e Emanuel Ungaro. Oltre 1000 oggetti, 300 porcellane delle Reali Fabbriche di Capodimonte e di Napoli, più di 150 costumi, strumenti musicali del conservatorio di San Pietro a Majella.

E poi dipinti, oggetti d’arte e di arredo e animali tassidermizzati (provenienti dai musei della Federico II) che per due anni hanno riportato in vita le sale dell'antica reggia borbonica, il salottino cinese, il salone delle feste. In un angolo il gioco delle carte, in un altro i Pulcinella, su una consolle un trionfo di porcellana, in una vetrina i servizi da tavola con gli uccelli catrturati nel bosco, su una poltrona un manichino con una stupefacente parrucca alta due metri, su un'altra l'abito con al centro un medaglione dipinto col vaso da cui è stato copiato, all'ingresso il trompe-l’œil dell’artista Tommaso Ottieri che riproduce l’interno del San Carlo e una maxi tazza con, al suo interno, la figura di Maria Carolina d’Asburgo Lorena, moglie di Ferdinando IV di Borbone e Regina di Napoli e di Sicilia. Perché Napoli, quella città di lava, di musica e di porcellana è proprio questo, una città-teatro ricca e stracciona in cui tutte le arti vanno a braccetto.

 

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