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Capodimonte, il museo va «Oltre Caravaggio»

Giovedì 31 Marzo 2022 di Valentina Bonavolontà
Capodimonte, il museo va «Oltre Caravaggio»

Si apre al Museo e Real Bosco di Capodimonte la mostra “Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli” (fino al 7 gennaio) a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello. Nelle 24 sale del secondo piano del Museo diretto da Sylvain Bellenger esposte 200 opere, con importanti restauri, provenienti tutte dalle collezioni permanenti del museo.

«Questa mostra è il risultato di un pensiero che si è sviluppato a capodimonte negli ultimi 5 anni. Abbiamo deciso di andare oltre Caravaggio. Il filo conduttore della mostra è come si costruisce la scuola napoletana.» - spiega Stefano Causa, curatore della mostra e ocente di Storia dell'arte moderna e contemporanea presso l'Università degli studi di Napoli "Suor Orsola Benincasa- «L’approdo di chi fa il mio mestiere è quello di riuscire a riordinare, a reinventare le sale seicentesche del museo. L’anno prossimo ci occuperemo anche del primo piano, dove ci sono i capolavori di Masaccio, Tiziano, Bellini».

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Realizzata in collaborazione con le associazioni Amici di Capodimonte Ets e American Friends of Capodimonte, la mostra presenta un'altra lettura del `600 napoletano, diventato per amatori e storici il secolo di Caravaggio. Il ´600 napoletano è una invenzione recente, riscoperto da Roberto Longhi (890-1970) che riteneva il naturalismo di Caravaggio spina dorsale dell'arte napoletana.

«Capodimonte è un mondo e io sono un direttore fortunato. Siamo pochi, ma siamo un gruppo di appassionati. Napoli risponde alla difficoltà con la passione. - dice Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte. - «La storia si semplifica sempre, dobbiamo portare la complessità della storia, la ricchezza. La sfida è sempre stata quella di riprovare a rilanciare in una veste diversa ad uno dei più bei musei del mondo.» 

Dalle analisi di Longhi derivano gli studi successivi e, in gran parte, l'esposizione dei dipinti del `600 napoletano a Capodimonte fedele a questi studi mette al centro Jusepe de Ribera, giunto a Napoli 6 anni dopo la morte di Caravaggio, autore della celebre Flagellazione. Con loro troviamo emiliani come Giovanni Lanfranco (1582-1647), Domenichino (1581-1641) e Guido Reni (1575-1642), i francesi Simon Vouet (1590-1649) e Pierre-Jacques Volaire (1729-1799), il bergamasco Cosimo Fanzago (1591-1678), i romani Artemisia Gentileschi (1593- 1653) e Gregorio Guglielmi (1714-1773), il belga Francois Duquesnoy (1597-1643), che aveva collaborato all'altare per il cardinale Ascanio Filomarino (1583-1666). Gli artisti napoletani traevano ispirazione da questi apporti, esportando il loro linguaggio in Italia e in Europa. Un esempio tra tutti, Luca Giordano (1634- 1705), chiamato a Venezia, Firenze e in Spagna (1692-1702) dove lascia traccia sui pittori locali.

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