«Educare all'amore», il progetto che parte dai più piccoli per contrastare il bullismo

bulliismo, cyberbullismo,
di Antonella Ambrosio

Supremazia di violenza e bullismo. Tristi richiami in cronaca, se la sentenza ordita finisce davvero male, ma ancor più una piaga sociale che lavora e si fortifica nel silenzio di chi ne è vittima, nella paura del rivelare e non essere creduti, nel mettere a segno strategie di prepotenza pronte a colpire senza appello le fragilità altrui.

I fenomeni di bullismo e cyberbullismo, tessono la trama di un racconto angosciante e solo in piccolissima parte arginato. Verbale, fisico, psicologico il bullismo entra in campo e picchia duro, ripetutamente, intenzionalmente. A scuola in particolare, o tramite gli strumenti telematici, considerato il rapporto morboso e patetico che ormai gli adolescenti hanno con cellulari e tablet. Molto ancora c’è da fare e tutti i progetti messi in campo per contrastare il fenomeno meritano attenzione.

Già portato in molte scuole dell’hinterland napoletano e dal 22 gennaio a Nola (scuola infanzia e primaria paritaria Margherita Remotti) il seminario di formazione, in tre incontri, per alunni e genitori dal titolo “La nostra sfida: educare all’amore”. Al comando dell’innovativo progetto l’avvocato Valeria Grasso e la psicologa Elisa Lorè,  due professioniste affermate e soprattutto mamme. Nonostante il bullismo trovi il suo terreno fertile nelle scuole secondarie e superiori, le due esperte partono dal basso, e mettono in pratica la parabola del seminatore parlando in modo semplice e diretto a bambini di età compresa tra i 5 e 10 anni.

«Urge il bisogno di tornare, spiega l’avvocato Grasso, all’amore inteso come un serio accompagnamento lungo le vie difficili della vita per aiutare una piccola persona a crescere e diventare un buon adulto di domani. Dobbiamo diffondere l’idea, anche tra o giovanissimi studenti della scuola primaria, che nel nostro ordinamento ad ogni azione corrisponde una conseguenza. Per questo il progetto mira non solo a prevenire e contrastare, attraverso una corretta informazione, ma soprattutto a promuovere argomenti relativi alla legalità permettendo cosi un'interiorizzazione delle regole, intese come strumenti indispensabili per una civile convivenza».

«L’intento è quello di creare un linguaggio comune, fatto di conoscenze condivise, da utilizzare con i bambini coinvolti e non, chiarisce la dottoressa Lorè. La formazione attiene alla trasmissione di tutti quei contenuti valoriali, etici, morali, oltre che emotivi ed affettivi. Contenuti che, se ben interiorizzati dagli alunni, contribuiranno a formare “anticorpi sociali”, ovvero meccanismi di difesa evoluti, deputati a proteggere il sistema psico-fisico dei bambini dall’esposizione a questi pericolosi fenomeni. I minori hanno necessità di qualcuno che fornisca loro “anticorpi sociali” volti a fronteggiare le nuove sfide evolutive che la società produce». 
Venerdì 18 Gennaio 2019, 13:11
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