Museo Archeologico Nazionale di Napoli, arrivano gli animali preistorici con la mostra-evento «Lascaux 3.0»

Domenica 26 Gennaio 2020 di Marco Perillo
«Cappella Sistina dell'umanità, Lascaux». Così canta Vinicio Capossela nel suo ultimo disco «Ballate per uomini e bestie» evocando l'uro, un animale estinto, metà cavallo, metà bisonte, con le corna di toro, dipinto dai nostri primitivi antenati nella grotta di Lascaux, nel cuore della Francia. Oggi quella grotta è stata riprodotta a Napoli, all'interno Museo Archeologico Nazionale, e sarà oggetto, dal 31 gennaio al 31 maggio 2020, della mostra-evento «Lascaux 3.0».
 

L'esposizione, in prima assoluta italiana al MANN, permetterà di scoprire, nella Sala del Cielo Stellato ed in quelle attigue, il famoso complesso transalpino, vero e proprio tesoro artistico risalente al Paleolitico Superiore. Un sito che, peraltro, non è più accessibile per ragioni conservative ed è fruibile soltanto tramite una ricostruzione limitrofa al complesso, presentata anche in una versione itinerante in tutto il mondo.

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Parliamo di pitture rupestri databili 17500 anni fa, in cui il tema più comunemente rappresentato è quello di grandi animali dell'epoca, come la mucca che salta, databile al tardo perigordiano o maddaleniano.

Il complesso di caverne venne scoperto il 12 settembre 1940 da quattro ragazzi francesi. Dopo la fine della seconda guerra mondiale le caverne vennero aperte al turismo di massa, ma nel 1955 l'anidride carbonica prodotta dai 1.200 visitatori giornalieri danneggiò notevolmente le pitture. Per questo motivo nel 1963 le caverne vennero chiuse al pubblico e i dipinti furono restaurati per riportarli al loro stato originale. Dal 1998, infestazioni fungine hanno invaso ampie parti del complesso e richiesto interventi straordinari; dal 2008, a seguito del peggioramento della situazione e delle difficoltà per rimuoverne le tracce, le grotte sono state completamente chiuse al pubblico.

Per questo motivo, la riproduzione del Mann è un'opportunità più unica che rara, a livello nazionale. L'exhibit in programma nel museo diretto da Paolo Giulierini, proposto in un modello ad hoc per l'edificio storico e per le sale museali, nasce dalla rete stabilita con la Società Pubblica Lascaux- L'Esposizione internazionale, il Dipartimento della Dordogne- Périgord e la Regione della Nouvelle Aquitaine.

La mostra, che coniuga tecnologia, arte e didattica, è del resto una premessa simbolica alla presentazione del nuovo allestimento museale della collezione della "Preistoria e Protostoria", che sarà nuovamente aperta al pubblico dal prossimo 28 febbraio. © RIPRODUZIONE RISERVATA