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Le caffetterie napoletane gestite dai greci rivoluzionari del Settecento: la storia che ritorna dai documenti dell'archivio di Stato

Giovedì 4 Marzo 2021 di Oscar De Simone
Le caffetterie napoletane gestite dai greci rivoluzionari del Settecento: la storia che ritorna dai documenti dell'archivio di Stato

Erano perlopiù greci, parlavano di arte, cultura e soprattutto di politica. Proprio per questo finirono al centro delle attenzioni della polizia che non li perdeva mai di vista e che temeva le loro idee sovversive. La vita delle caffetterie napoletane tra il 700 e l'800 era molto diversa da quella che conosciamo oggi ed i gestori, spesso di nazionalità greca, erano divulgatori del nuovo pensiero rivoluzionario che portò al risorgimento greco del 1821. Ma non solo. In quel periodo iniziò a prendere forma quella visione risorgimentale che portò ai primi moti d'insurrezione nel nostro paese. Una realtà molto differente da quella che conosciamo adesso e che ruotava intorno a quelle caffetterie che hanno fatto la storia di Napoli e della bevanda più famosa nel mondo. Una miscela di sapori, emozioni ed idee che oggi riemerge dai documenti custoditi nell'archivio di stato e che descrive una quotidianità quasi del tutto dimenticata. 

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«Parliamo sempre della pizza come patrimonio enogastronomico – afferma la direttrice dell'archivio di stato di Napoli Candida Carrino – ma c'è il caffè che parla di noi e della nostra storia. Di come siamo sempre stati uniti intorno a questa bevanda e della nostra convivialità. Ma dai nostri documenti si legge di una storia che forse avevamo dimenticato. Una miriade di piccole e grandi caffetterie che iniziarono a diffondersi nel 700 e che erano perfettamente inserite nel contesto cittadino. Dai quartieri più periferici con quelle più modeste, ai quartieri più centrali dove sorgevano i locali più raffinati e signorili. La cosa più straordinaria però è che questi locali erano gestiti da imprenditori greci. I nomi sono inconfondibili e ci ricordano di un tale Demetrio alla Pignasecca, del caffettiere Metaxà alla Speranzella o di un celebre epirota a largo della cavallerizza del re. Ma tra tutti sembra spiccare il nome di Panagiota detto “fantasia” che pare facesse addirittura studiare il greco antico ai clienti più interessati alla cultura del suo paese».

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 Un mondo appartenente ad un passato che ritorna attraverso documenti dall'eccezionale valore storico e che descrive una Napoli “insolita”. Una città in cui il caffè non veniva visto solo come una bevanda ma come un elemento di unione e rivoluzione. «Gran parte di questi personaggi – conclude la direttrice Carrino – erano al centro dei nuovi pensieri politici che portarono alle rivoluzioni di due paesi che proprio nel XIX secolo, cambiarono per sempre la loro storia. La caffetteria era molto legata al mondo greco ed è proprio grazie a questi personaggi che ebbe tutto questo risalto. Riscoprire questi aspetti del nostro passato è sempre interessante perchè ci mette di fronte a realtà che devono essere rivalutate. Le nostre abitudini ed il nostro modo di essere appartiene ad una storia che va studiata con attenzione ed entusiasmo».

Ultimo aggiornamento: 20:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA