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La collezione farnese del MANN diventa digitale: a metà ottobre disponibile il database con i modelli in 3D

Venerdì 23 Settembre 2022
La collezione farnese del MANN diventa digitale: a metà ottobre disponibile il database con i modelli in 3D

Dai primi mesi del 2021 ha preso il via un lungo e paziente processo di digitalizzazione 3D delle più belle opere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Migliaia di fotografie per ciascuna delle sessantadue sculture selezionate tra i capolavori della collezione Farnese del MANN; per l'Ercole, gli scatti sono stati tremila; per il Toro, circa quindicimila, suddividendo il gruppo in ventinove milioni di punti e in una maglia di quattordici milioni e mezzo di triangoli.

Il progetto, che ha intrecciato la ricerca sull'antica cromia dei marmi promossa da MANN in Colours e le tecnologie messe a disposizione dalla società statunitense Flyover Zone, ha dato origine a un grande database digitale, disponibile entro la prima metà di ottobre sul sito.

«Il MANN è in prima linea nel processo di digitalizzazione che sta impegnando i musei italiani. Stiamo lavorando sulle collezioni e, con un programma specifico, sul patrimonio dei depositi. Accanto a noi partner scientifici, università internazionali e società ad alta tecnologia come l'americana Flyover Zone, pioniera nella creazione di realtà virtuali» commenta il direttore dell'archeologico Paolo Giulierini.

«Ricostruzione e tutela procedono insieme in questo processo. Grazie alla tecnologia oggi è possibile fruire dei capolavori a distanza, così come arricchire la propria visita 'in presenza' con contenuti speciali. Il progetto 'La Collezione Farnese digitale' è una parte importante di questo affascinante percorso verso il MANN del futuro".  Basteranno pochi clic, dunque, per accedere agli accurati modelli 3D delle sculture, avendo un duplice vantaggio: in primis, si potrà avere accesso anche alle zone meno fruibili delle opere, come ad esempio le estremità o i particolari dei volti».

 

Un'esperienza virtuale che permetterà ai visitatori di osservare a tutto tondo le opere marmoree, "entrando" nel Toro Farnese, apprezzando  ogni singola figura che compone la grande scultura. 

«La percezione che le statue antiche un tempo fossero colorate è ancora troppo poco diffusa; attingere al mezzo digitale con il fine di illustrare non solo i risultati scientifici ma conferire al grande pubblico il messaggio che il colore aveva in origine è necessario alla corretta educazione al patrimonio», afferma Cristiana Barandoni, l'archeologa che ha coordinato il progetto di digitalizzazione delle sculture Farnese, partendo dai risultati del progetto "MANN in colours".

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Nel prossimo dicembre, la valorizzazione della collezione Farnese e dei depositi si arricchirà della presentazione dei risultati sui colori dei marmi.

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