Napoli, entrano nella collezione del Madre due opere di Ibrahim Mahama

Martedì 16 Febbraio 2021
Napoli, entrano nella collezione del Madre due opere di Ibrahim Mahama

Prodotte durante la sua residenza al Museo Madre, i due grandi collage Red Rivers e Garden of Eden dell’artista ghanese Ibrahim Mahama saranno allestiti e presentati al pubblico nel mese di marzo, concludendo il primo Statement di Art – Ethics, piattaforma di ricerca e di produzione artistica frutto dell’intesa, nel 2019, tra la Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee-Museo Madre della Regione Campania, presieduta da Laura Valente, e l’Osservatorio Ethos-Luiss Business School diretto da Sebastiano Maffettone. Il progetto Art – Ethics, attraverso un programma di residenze, mostre, installazioni, talks e pubblicazioni, indaga le pratiche artistiche interdisciplinari in relazione alle tematiche dell’etica contemporanea privilegiando la collaborazione con quegli artisti la cui ricerca è focalizzata sulla produzione di relazioni culturali e sociali, e sullo scambio di conoscenze in una prospettiva interculturale. Alla produzione delle due opere progettate e realizzate da Ibrahim Mahama durante il suo periodo di residenza a Napoli tra il mese di ottobre e il mese di novembre 2020, segue il talk svoltosi il 17 Novembre 2020 presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma, in cui Mahama ha presentato la sua ricerca e ha dialogato con il prof. Sebastiano Maffettone, la dott.ssa Laura Valente, l’architetto Massimiliano Fuksas, la prof.ssa Francesca Corrao e i due curatori dello Statement#1 di Art-Ethics  – Gianluca Riccio (coordinatore di Art-Ethics dal 2018) e Kathryn Weir (Direttrice artistica del Museo Madre) –  sul suo periodo di residenza a Napoli e, in particolare, sul progetto sviluppato in relazione al capoluogo campano. Concepiti in stretta relazione con le tracce architettoniche degli edifici industriali in disuso che raccontano la storia sociale e industriale di Napoli, i due collage Red Rivers e Garden of Eden ricostruiscono per ritagli e connessioni – insieme agli altri sei di più piccole dimensioni che completano il progetto – le reminescenze della città partenopea e della sua memoria sociale e industriale associata a quella di alcune aree del suo paese d’origine, il Ghana, dando vita a un ideale ‘ponte’ - geografico, storico, antropologico e sociale – tra i due paesi. A partire dalle suggestioni ricavate dall’esplorazione di alcuni luoghi, dall’area dell’ex Italsider di Bagnoli a quella della zona industriale di San Giovanni a Teduccio, Mahama ha applicato la sua metodologia che privilegia l’idea del linguaggio artistico come pratica relazionale volta a ridefinire la percezione dei luoghi che abitiamo attraverso il recupero di materiali e spazi preesistenti.

 

Descrizione delle opere:

Ibrahim Mahama è stato invitato dalla Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee - Museo Madre e l'Osservatorio Ethos Luiss Business School, a tenere una residenza a Napoli nell’ambito di Art-Ethics, progetto biennale di ricerca e produzione artistica. L’artista ghanese, attento a rinvenire nella storia le tracce e i segni dello sfruttamento nella materia e negli edifici post industriali, attiva il potenziale di forme e materiali specifici per plasmare presenti e futuri alternativi, trasformando le tracce residue delle visioni utopiche e dei fallimenti della modernità in infrastrutture etiche e relazionali per le comunità a venire. 
Questo primo intervento ha visto la realizzazione di due collage di grandi dimensioni, che ricostruiscono, per ritagli, le reminiscenze della città partenopea associata a quella di alcune aree del Ghana.  

 

Biografia Ibrahim Mahama:

Nato a Temale in Ghana nel 1987, Ibrahim Mahama coltiva ormai da diversi anni una ricerca che attraverso la trasformazione di materiali umili, desunti dalla realtà storica, culturale e socio-politica ghanese, affronta temi e problemi legati ai processi migratori, alle dinamiche connesse con la globalizzazione, alla creazione di comunità, al lavoro e alla circolazione delle merci e delle persone attraverso confini e nazioni, nella cornice di una più ampia riflessione sulla condizione umana. Attraverso un linguaggio che combina l’installazione, l’uso della fotografia e del collage, gli scritti e gli interventi architettonici, Mahama arriva a trasformare le tracce residue delle visioni utopiche e dei fallimenti della modernità in vere e proprie infrastrutture etiche e relazionali, destinate alle comunità a venire. Tra i suoi maggiori interventi all’interno delle più importanti rassegne internazionali di arte contemporanea si annoverano la partecipazione alla 56 e 58 edizione della Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, rispettivamente nel 2015 nell’ambito della mostra All the World Futures e nel 2019 all’interno del Padiglione Ghana; alla 14° edizione di Documenta (2017) a Kassel e Atene, la realizzazione di un’installazione a scala urbana a Milano con la Fondazione Trussardi (2019) dal titolo A friend e alla 22 edizione della Biennale di Sidney (2020) con un’installazione dal titolo No Friend but the Mountains 2012-2020. Alla fine del 2020 l’artista ghanese è stato insignito del prestigioso riconoscimento “2020 Prince Claus Awards”, dalla The Prince Claus Foundation – Amsterdam. Il progetto speciale che Mahama ha realizzato al Museo Madre di Napoli come primo statement della piattaforma Art-Ethics, è anche la prima installazione che un museo d’arte contemporanea italiano dedica alla ricerca e all’opera dell’artista ghanese. 

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