«L'altro Giappone» a Napoli, dal 4 al 9 ottobre tornano talk e film

«L'altro Giappone» a Napoli, dal 4 al 9 ottobre tornano talk e film
Mercoledì 28 Settembre 2022, 09:35 - Ultimo agg. 15:29
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Dal 4 al 9 ottobre torna L'altro Giappone, l'unica manifestazione cinematografica e non solo del Mezzogiorno dedicata interamente al Giappone. Il tema scelto per quest'anno dall'omonima associazione è Satellites of love, per caratterizzare una Japan Week promossa in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale, l’Istituto francese Grenoble, l’Università L’Orientale, l’Istituto Giapponese di Cultura, l’Istituto Pontano, Coopculture, con il contributo della Film Commission della Regione Campania e della Direzione Generale per le Politiche culturali ed il turismo della Regione Campania, sotto il patrocinio del Comune di Napoli e con il sostegno del Tempio Tenshin e dell’Associazione Verace Pizza Napoletana.

Entropie familiari, nuovi modelli relazionali ed healing saranno le linee guide che caratterizzeranno questa edizione. Nel percorso del 2022, attraversato ora anche dagli spettri della guerra, dopo un lungo periodo di isolamento forzato dell’individuo a causa del Covid19, e con il conseguente aggravarsi di stati di alienazione e disgregazione sociale, L’altro Giappone ritiene quanto mai attuale e opportuno ripercorrere gli aspetti che hanno anticipato e accelerato questi processi, partendo dall’evoluzione del sistema-famiglia «convenzionale»: «crisi di autorevolezza delle figure genitoriali, casi di adolescenti sempre più chiusi in se stessi, tassi di nascita sempre più bassi, anziani sempre più longevi», ha scritto Giorgio Amitrano in un suo lavoro sul cinema per l’edizione di The Passenger dedicata al Giappone. «Problemi che le famiglie preferiscono non affrontare, nascondendosi dietro una facciata di rispettabilità, e godendosi gli aspetti gratificanti del benessere». Alcuni fenomeni peculiari del Giappone attuale (otaku, hikikomori, evaporati, morti solitarie) non sono in realtà così lontani da noi e necessitano di percorsi di comprensione e di healing più efficaci di quelli proposti dallo Stato o dalla società. «Come il singolo affronta questi aspetti sociali? Quali alternative sperimenta? In che nuove comunità trova conforto? E come i cineasti a loro volta rappresentano tali realtà sulla scena nazionale e internazionale? Questi sono i quesiti al centro della rassegna 2022, che si sviluppa come di consueto attraverso generi diversi – dal dramma alla commedia pop, dall’ero-guro al documentario – per condurci a ragionare di riflesso anche sulla nostra realtà attuale», chiarisce il direttore artistico Barbara Waschimps.

E sarà il cinema, come sempre, il grande protagonista: in «Aristocrats» di Yukiko Sode, 2020, si cerca di costruire una famiglia perfetta, o quella che si vorrebbe fosse agli occhi del mondo, sullo sfondo di un conflitto di classe, mentre in «Blood and bones» di Yoichi Sai, 2004, grandissimo affresco di una comunità di immigrati sudcoreani, il clan diventa un luogo di torture fisiche e psicologiche, che solo la memoria saprà spiegare e forse guarire. Il passato che viene a turbare gli equilibri di una famiglia ‘normale’ è un tema nuovamente al centro dell’ultimo film di Kōji Fukada, appena presentato a Venezia, «Love Life»; il passato che invece è interlacciato al presente e deve operare un adattamento all’ arrivo di una nuova vita costituisce l’ordito di «Dear Etranger», di Yukiko Mishima, 2017. «All’interno del percorso di ricerca di equilibri alternativi possibili (che si traduce dal punto di vista autoriale anche in alternativi linguaggi) lo spazio maggiore è dedicato alle relazioni di coppia, siano esse delicate, dolorose, estreme, spesso chiuse in una sorta di barriera contro le esigenze di una società che non ammette fallimenti o debolezze – specifica Waschimps - Così la protagonista in «Radiance» di Naomi Kawase, 2017, cerca di scardinare le resistenze di un artista apparentemente destinato ad un declino senza speranza, e il marito premuroso in «When I get home my life always pretendes to be dead», commedia di Toshio Lee, 2018, tenta in ogni modo di sconfiggere i demoni della bizzarra moglie.

 

Le relazioni estreme, al limite dell’horror, narrate dai 4 registi dell’elegantissimo “Rampo Noir” fanno da contrappeso alle oniriche visioni di Leos Carax, Michel Gondry, Boon-Ho Bong, nell’altro film ad episodi della rassegna, «Tokyo!» del 2008: i 3 autori, nessuno dei quali è giapponese, affondano le loro lame nella piaga dell’alienazione. Nell’ analisi dei fenomeni sociali del Giappone contemporaneo la parte del leone è rappresentata da «Otaku», monumentale documentario del 1994 diretto da Jackie Bastide e Jean-Jacques Beineix (scomparso lo scorso gennaio), basato sull’inchiesta del giornalista indipendente Etienne Barral, in cui si analizza l’ossessiva società urbana che preferisce la realtà virtuale al mondo esterno, e in cui per la prima volta viene attribuito il termine otaku ai fruitori delle sottoculture giapponesi. La riflessione di questi decenni di cambiamento arriva infine ai giorni nostri, dove vediamo rafforzarsi la ricerca di soluzioni alternative, estranee al proprio ambiente, con una speranza di healing. Ci si rivolge a qualcuno che impersoni un compagno o un familiare, per non sentirsi soli o apparire tali, come ci racconta Werner Herzog in «Family Romance Llc», 2019; o si ricorre al supporto di un monaco quando la vita appare definitivamente insopportabile, come illustra il bel docufilm di Lana Wilson, «The departure», 2017. La soluzione migliore è sempre quella di mettersi all’opera, di superare la stagnazione – continua Waschimps - Ci riusciranno i piccoli protagonisti di «We are little zombies» di Nagahisa Makoto,2019, conosciutisi in un crematorio e decisi a ribellarsi ad una comunità di adulti che non li capisce e li ignora, mettendo in piedi un gruppo punk? Ci riuscirà il ragazzo in cerca dell’amore eterno nel delicato film corale «Little nights, little love», 2019, di Rikiya Imaizumi? Nella vita reale sicuramente coloro che si sono costruiti una solida, riconoscibile e orgogliosa identità sono i personaggi incontrati da Graham Kolbeins in varie parti del Giappone, e che ci presenta in «Queer Japan», 2019. La soluzione migliore è anche quella di mettersi in viaggio e ritrovare le radici profonde e terapeutiche di quella tradizione giapponese che tanto ci appassiona tutti. Questo ci racconta Igort nel poetico documentario di Domenico Distilo, «Manga Do, Igort e la via del Manga», 2018.

Il lavoro racconta il viaggio intrapreso dal maestro italiano del graphic novel, volto a ritrovare le radici della cultura nipponica e dal quale è scaturito il secondo lavoro dei Quaderni giapponesi. Il regista sarà presente in sala. A seguire sarà proprio Igort a parlarci del ‘suo’ Giappone con un particolare occhio al terzo volume dei suoi Quaderni dedicato agli artisti ‘maledetti’, nell’ incontro che precederà la proiezione di «Rampo Noir». Mentre nell'Auditorium del Mann verranno presentati i principali lavori giapponesi ed internazionali, alcuni dei quali assolutamente inediti per l'Italia e sottotitolati per l'occasione dallo staff de L'altro Giappone, all’ Istituto Francese ‘Le Grenoble’, per la prima volta, si terrà un focus sulle produzioni franco-nipponiche. L’inaugurazione della rassegna è affidata nella serata di martedì 4 ottobre presso il Grenoble a Giorgio Amitrano, Professore Ordinario di Lingua e Letteratura giapponese all’Università L’Orientale, che presenterà «Love Life» di Kōji Fukada, film in concorso al Festival di Venezia appena concluso. Per il vernissage, il 4 ottobre, è stata organizzata una tavola rotonda presso l'Istituto Grenoble, sul tema «Il Nirvana delle verdure – principi di alimentazione e percorsi di cura». Parteciperanno Yosuke Taki, autore e saggista, chiamato a raccontare metodi di agricoltura naturale giapponese; Yoshie Mizushima, chef ed esperta di alimentazione, che illustrerà i segreti della cucina illuminata; Myoei Di Perna del Tempio Ten shin sul pasto rituale Ōryōki; Felice Farina, ricercatore Unior su il percorso della soia e le fermentazioni; il medico nutrizionista Gennaro Crispo. L’incontro sarà introdotto e coordinato da Chiara Ghidini, Professore Associato UNIOR e seguito dal docufilm «Diary of an Nun’s abudant kitchen». Alcune anticipazioni. Nella mattinata del 5 ottobre, al Mann l’esposizione dello splendido mosaico con testa di Medusa, proveniente dalla Casa del Citarista a Pompei. L’opera, che non è in allestimento permanente dagli anni Novanta, è stata fonte di ispirazione per la riproduzione musiva, con la scritta «Imagine», voluta da Yoko Ono nel memoriale a John Lennon presso il Central Park newyorkese.

L’evento di presentazione, cui parteciperà insieme al direttore Paolo Giulierini lo scrittore e giornalista Michelangelo Iossa, che ha studiato i rapporti tra l’artista giapponese e la città di Napoli, è un omaggio non soltanto a Yoko Ono, ma anche una celebrazione dei Beatles a sessant’anni esatti (5 ottobre 1962) dal loro primo successo discografico. A seguire talk con Marco Ferrari, tour operator e youtuber e l’esperta di turismo Mizue Inami su «Flussi turistici Italia-Giappone: i corridoi delle aree interne» e infine l'incontro sul tema: «Nel segno dei vulcani: il Mann e Pompei in Giappone. Curiosità, spunti e riflessioni di tre archeologi». Modera il direttore del Mann Paolo Giulierini.

Per l'evento di chiusura della manifestazione, presso l'Istituto Pontano si terrà il concerto del duo giapponese soft-punk Vaiwatt. Il concerto si inscrive nelle celebrazioni «100 anni del Pontano a Palazzo Cariati» ed è prodotto in rete con Aps Giappone in Abruzzo L’Aquila e Associazione Giappone in Abruzzo dal Fuji al Gran Sasso. Una preview della manifestazione si è tenuta nei giorni scorsi al Mann alla presenza del direttore Paolo Giulierini e della console francese Lise Moutoumalaya. «In questi anni una rete di importanti rapporti è stata curata e implementata con il Giappone – ha sottolineato Giulierini - paese da sempre affascinato da Pompei, come testimonia il successo della straordinaria mostra itinerante 'Pompeii' organizzata dal Mann a Tōkyō, Kyōto, Sendai e Fukuoka, che ha richiamato sin ora oltre 300 mila visitatori. Ricordiamo inoltre che Napoli da oltre 60 anni è gemellata con Kagoshima ed quindi l'importanza che possono avere di tutti questi legami dal punto di vista della programmazione turistica». «L'archeologia sarà un'asse importante della mia missione a Napoli. Con la mia equipe ci stiamo impegnando per proporvi un'ampia varietà di eventi: festival, conferenze, mostre e concerti in partenariato con le istituzioni della città e della regione – ha chiarito la console - Ringrazio tutti i presenti e le organizzatrici del festival L'altro Giappone che avremmo il piacere di ospitare quest'anno al Grenoble. Francia, Italia e Giappone sono delle terre di vulcani. Penso sia per questo che la nostra produzione artistica ed intellettuale sia così ricca. Dandoci l'opportunità di presentarvi insieme un bellissimo programma in occasione di questo festival. Vi aspettiamo numerosi ai vostri eventi».

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