Napoli, i fantasmi delle leggende diventano gioielli

Sabato 14 Novembre 2020

Cosa sarebbe Napoli senza i suoi fantasmi, le sue anime e i suoi spiriti; le sue presenze silenziose che popolano i vicoli, animano le case, i palazzi, i luoghi della nostra vita quotidiana? Una città che ha una sua identità così definita, e al tempo stesso così complicata da raccontare. Ci hanno provato due “artigiani”: una scrittrice e un maestro orafo, Agnese Palumbo e Massimo Argentiere. Tutto è partito dall’ispirazione di un anello e l’incontro con le pagine di un libro, “di sangue e di altre cure. Il mistero di Caravaggio al Rione Sanità (Edizioni San Gennaro).

«È stato un duplice incastro – racconta Argentiere – l’immagine e la parola, la ricerca della suggestione e l’arte del metallo». E come un alchimista, nel suo laboratorio di San Biagio dei Librai, sul decumano inferiore, ha inciso i volti vuoti di innumerevoli presenze accorpate come un grappolo metafisico, eco di una profondità oltre il limite vivente. A ispirare il gioiello le parole tratte dal racconto della Palumbo: “Ombre appena oblique, ombre silenziose, apparse perfino a mezzogiorno, con la luce schermata dalle tende, senza un’origine visibile. Spiriti che si annunciano attraverso un rumore, un suono, un singhiozzo confuso che sale dal fondo delle scale; ombre che non hanno riflesso né consistenza ma presenza”. Presenze appunto, come evoca il nome stesso del gioiello e come si vede dal video che realizzano Jambice e De Rosa.

Il racconto della Palumbo si inerpica oltre la città dei vivi, nelle catacombe extra moenia, in quella che un tempo era la terra dei defunti, il Rione Sanità. La sua narrazione caravaggesca e visionaria porta il lettore oltre la porta del tufo, quella che oggi chiamiamo Porta San Gennaro, dove il quartiere era ancora in costruzione e, nei sogni di Fra Nuvolo, la colorata cupola maiolicata sarebbe stata il faro di una nuova spiritualità. Succede allora che un giovane pittore si muova tra quelle terre alla ricerca di Caravaggio, il genio maledetto che nel 1606 è appena giunto a Napoli, con una condanna di morte. Giovanni Orefice, il giovane protagonista, si muoverà in un viaggio di formazione e di iniziazione, tra scoperte scientifiche e anatomiche, e percezioni al limite dell’incantesimo e della magia: “l’intangibile da cui siamo interrogati ogni giorno della nostra vita: al di là di noi, cosa esiste?”.

Nasce tra la Palumbo e Argentiere una collaborazione necessaria: «Questa città ha bisogno di voci che la raccontino oltre lo stereotipo. Fantasmi leggende e strane storie sono all’ordine del giorno, ma oltre il folclore cosa si nasconde? – racconta la scrittrice – Un mondo di sacralità antica che permea ognuno degli strati multiformi di questa città. E la Sanità ne può essere il cuore, con le sue Catacombe, quelle di San Gennaro e San Gaudioso, gli ipogei greci, il Cimitero delle Fontanelle. Senza trascurare le presenze che riconosciamo familiari come il Munaciello e la Bella Mbriana.

Argentiere dal canto suo ha cominciato l’avventura degli accessori identitari già da qualche tempo. Con il San Gennaro Defend Napoli e Stai sciolt, evocando il prodigio del sangue a protezione della città, e la più recente icona C'a Maronna T'accumpagna, una benedizione che è arrivata fino alle Hawaii dove una Madonna locale surfeggia in mare aperto dominando le onde, creando un gemellaggio con la nostra napoletana che invece va in vespa. Nella bottega di Argentiere si plasmano gioielli della tradizione, cammei, coralli, pietre preziose, ma anche speciali icone partenopee che vogliono essere richiamo urgente alla specificità culturale. Perché questa operazione? «Noi la chiamiamo operazione identità. Come quella che sta attraversando alcuni quartieri di Napoli, come quella che dal 2001, grazie a padre Antonio Loffredo sta cambiando le sorti di uno dei rioni più complicati di Napoli», conclude la scrittrice. Per la camorra di questo quartiere fu coniato il terribile termine “stesa” e il meno noto “paranza”, reso poi famoso da Roberto Saviano. Eppure, negli ultimi anni il rione vive una grande rivoluzione dal basso. Arrivano turisti, nascono attività imprenditoriali, si sfida quel destino di povertà e criminalità con un modello partecipato. Tutto inizia con il recupero del patrimonio, dei beni comuni, che vengono restaurati e restituiti al quartiere. È la ricerca di una nuova narrazione che trova spazio nella giovane casa editrice, Edizioni San Gennaro guidata da Edgar Colonnese e la collana sVincoli dello scrittore Angelo Petrella.

“Alla fine i corpi avevano tirato fuori il loro spirito, un altro spirito”, quello che può cambiare perfino le storie più difficili.

 

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