Al Madre "Il resto di niente", una mostra sulle trasformazioni urbane di Napoli

Il museo di arte contemporanea torna alle esposizioni con una collettiva curata dalla direttrice Eva Elisa Fabbris

Al Madre "Il resto di niente", una mostra sulle trasformazioni urbane di Napoli
Al Madre "Il resto di niente", una mostra sulle trasformazioni urbane di Napoli
di Giovanni Chianelli
Mercoledì 29 Maggio 2024, 15:01 - Ultimo agg. 16:01
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Qualcuno può riconoscere la struttura da un video di Liberato e da alcune scene della serie “Gomorra". Vista da lontano ha l’aspetto di un rudere moderno, abbandonata a se stessa, persa tra container e binari. Da vicino ricorda un’opera di Gaudì impastata di contemporaneo, da sopra, invece, il ponte di comando di una nave: è la Casa del portuale, quel curioso edificio di calata Marinella, nel porto commerciale di Napoli, commissionato nel 1968 – potenza delle date – dai lavoratori dei moli partenopei ad Aldo Loris Rossi, architetto e docente di progettazione dell’università Federico II. 

Oltre 40 disegni del progettista, relativi a questo ed altri lavori, sono in mostra dal 30 maggio al 29 luglio al museo Madre, disposti su pareti contigue, un filo che collega le sale del terzo piano. Di fronte si trovano più di 30 opere di artisti che hanno analizzato nella loro produzione gli esiti e i conflitti delle grandi trasformazioni urbane di Napoli e non solo: è “Il resto di Niente”, l’esposizione con cui il museo di arte contemporanea napoletano torna in attività dopo un semestre di sospensione delle proposte. È curata dalla direttrice del museo Eva Elisa Fabbris con Giovanna Manzotti, curatrice indipendente, e si ispira nel titolo a quello del noto romanzo di Enzo Striano per via dello spirito dell’allestimento che, come accadeva ai tempi di Eleonora Pimentel de Fonseca, vuole restituire l’idea di una città in fermento. L’ha ideata un designer di moda, Sabato De Sarno, napoletano, attuale direttore artistico di Casa Gucci che finanzia la mostra.

Tra utopie e occasioni mancate, è interessante il parallelo tra i progetti di Rossi e l’architetto Donatella Mazzoleni e le opere degli artisti: dal contrasto tra i linguaggi nasce una lettura esaustiva, o almeno una delle possibili chiavi di interpretazione di uno scenario complesso. La complessità è ben rappresentata dal tedesco Tobias Zielony che ha realizzato una serie di scatti dedicati ad alcune delle più celebri costruzioni di Rossi con la Mazzoleni. Una babele di interventi: ci sono il colombiano Jim C. Nedd, il duo nato in Svizzera RM e il napoletano Domenico Salierno “che raccontano le dimensioni emotive, insieme dolci e desolate, dell’abitare. Tutta la mostra è un omaggio al costruire per l'uomo: anche quando l'edificio è più astratto o apparentemente artificioso, l'obiettivo è che si integri con la natura” spiega la Fabbris. Poi l’artista di casa Giulio Delvè, autore di una sarcastica “Cara zia”, frase che compare sullo sportello di una volante delle forze dell’ordine, e Özgür Kar, che realizza dei grandi video scuri a due canali con figure stilizzate e dei suoni che fuoriescono. È napoletana anche Sara Persico che trasla nel sonoro la dimensione urbana, la stessa che l’irlandese Angharad Williams coglie nel riflesso di un’automobile, mentre Franco Mazzucchelli, nato a Milano, concepisce le sue enormi sculture gonfiabili come dispositivi di occupazione dello spazio vissuto, come accade con il museo che ne resta invaso fin dall’ingresso.

Video

Alternando creazioni e visioni si torna a Rossi e alla Mazzoleni, ai progetti che hanno condiviso: tra gli altri il complesso residenziale di piazza Grande ai Ponti rossi, sviluppato tra il 1979 e il 1989, che si inserisce nel panorama metropolitano come esempio di architettura brutalista.

Il commento della presidente della fondazione Donnaregina, Angela Tecce: “Il percorso propone da un lato l’analisi sulla memoria, quella di un grande architetto napoletano che ha riflettuto sulla qualità visiva del vivere, i suoi disegni fanno da guida e nell’allestimento sono su un unico binario che corre lungo tutte le sale; dall’altro lato il contrappunto offerto dalle creazioni di artisti contemporanei, dai più storicizzati come Vincenzo Agnetti e Nanda Vigo, alla nuova generazione.

Ognuno con le sue idee parla della città di oggi”.

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