Penisola sorrentina, è tempo di processioni della Settimana Santa: ecco dove e come vederle

Riti
di Antonino Siniscalchi

La Settimana Santa rappresenta per Sorrento uno dei momenti di maggior condivisione religiosa dell’intero anno liturgico. I sorrentini attendono con grande trepidazione i giorni del triduo pasquale e il momento più importante è rappresentato, di certo, dalle processioni del giovedì e venerdì Santo, preludio solenne alla Santa Pasqua. Questa sera, intanto, la parrocchia di Sant'Anna a Marina Grande, con la Confraternita di San Giovanni in Fontibus, organizzata la processione dell'Addolorata Madre. 

Il rito delle processioni è radicato in tutta la Costiera: tre a Sant’Agnello, sette a Piano, altre nei comuni di Massa Lubrense (due) e Meta (tre). Prevale il saio bianco o nero, ma a Piano si svolgono anche due processioni con il saio rosso, a Vico Equense, quest'anno c’è quella «viola», che si alterna nelle rappresentazioni con quella del borgo di Seiano con gli incappucciati in saio rosso (ogni tre anni). E' una tradizione ultrasecolare quella che lega gli abitanti della penisola ai riti penitenziali pasquali. Sono una ventina i cortei che attraversano le strade dei centri da Meta a Massa Lubrense, in un abbraccio mistico che unisce tutti, spettatori e partecipanti, laici e credenti.
A Sorrento tra il giovedì ed il venerdì Santo si svolgono tre processioni organizzate dalle tre confraternite della parrocchia della Cattedrale. Si tratta di pie istituzioni dalla storia plurisecolare, nate sotto la spinta della controriforma e sviluppatesi come organismi di mutuo soccorso e di sviluppo del culto. Il primo corteo a muovere è quello della sera del giovedì Santo (ore 20): ad organizzarlo è l’Arciconfraternita del Santissimo Rosario e parte dall’omonima chiesa nel centro storico. I confratelli, in saio domenicano e con lo scapolare abbassato, fanno visita, dopo la messa in Coena Domini, agli altari della Reposizione (i cosiddetti “Sepolcri”) che vengono realizzati nelle chiese di Sorrento.

Si tratta del preludio alle due processioni più solenni: la “bianca” che si svolge nel cuore della notte tra il giovedì e il venerdì Santo, e la “nera” che inizia a incamminarsi a prima sera del venerdì Santo. La prima processione parte dalla chiesa dell’Annunziata, nella notte tra giovedì e venerdì (ore 3) sita nella parte occidentale della città. E’ organizzata dai confratelli di Santa Monica. Viene definita “bianca” appunto per il colore del saio e del cappuccio che indossano tutti i partecipanti i quali, inoltre, hanno i fianchi cinti della nera cintura di cuoio in ossequio alla chiara ispirazione agostiniana dell’Arciconfraternita organizzatrice. Anche questa processione fa visita alle chiese del centro storico. I confratelli recano con sé la venerata immagine della Madonna Addolorata che, assecondando la struggente immagine popolare, sarebbe alla ricerca del figlio condannato a morte. 

La processione della sera del venerdì Santo (ore 21) rappresenta, invece, il funerale del Cristo morto. E’ organizzata dalla confraternita della Morte e parte dalla chiesa dei servi di Maria, sita alle spalle della cattedrale di Sorrento. In questo caso i partecipanti indossano saio e cappuccio neri in segno di lutto. In processione, oltre alla statua della Vergine, anch’essa vestita a lutto, viene portato il simulacro del Cristo morto: si tratta di una scultura lignea settecentesca di grande espressività e oggetto di immensa devozione da parte del popolo sorrentino.
In entrambi i cortei i partecipanti recano i cosiddetti “martirì”, i simboli, cioè, delle sofferenze che il Cristo patì a partire dal tradimento di Giuda per giungere alla deposizione, seguendo la descrizione indicata dai Vangeli: il sacco coi trenta denari, prezzo del tradimento, e l’orecchio tagliato da Pietro a Malco, servo di Caifa, nei concitati momenti successivi all’arresto di Gesù; il gallo, che cantò dopo che Pietro aveva rinnegato per tre volte il Maestro; il bacile e l’asciugamano con cui Pilato si lavò le mani cercando di non addossarsi la responsabilità dalla morte di un innocente, il “titulus” I.N.R.I. che rappresentava il motivo della condanna; la corona di spine, i flagelli, le catene, la veste rossa e la canna che rappresentano l’iconografia dell’Ecce Homo; la croce, i chiodi, il martello, la tenaglia e la scala usati per crocifiggere il Messia; la veste bianca e i dadi con i quali la stessa fu giocata a sorte dai soldati romani; la croce spoglia ed il sudario che rappresentano la deposizione.

I cortei, a cui assistono migliaia di fedeli, si svolgono nel più completo silenzio, segno anche questo di devozione e di rispetto verso il rito, rotto soltanto dalle note strazianti delle marce funebri suonate in testa ai cortei dalle bande musicali e dall’urlo lacerante e struggente del Miserere cantato, a tre voci, da centinaia di uomini che iniziano già alcuni mesi prima a prepararsi per la processione.

Le processioni sono inoltre completate dai simboli delle confraternite, labaro, vela e pannetto, il tutto intervallato da incappucciati che portano fiaccole o lampioni al fine di illuminare l’oscurità in cui piombano le strade. 
Si tratta, dunque, di forme di devozione profonda, mista a tradizione: non v’è, infatti, famiglia a Sorrento che non abbia visto partecipare, almeno una volta, un proprio componente a questi riti. Il senso della processione è quello di mostrare, al fine di coinvolgere tutti in una profonda riflessione, i segni delle sofferenze di Cristo, figlio di Dio fattosi uomo e spintosi fino alla straziante agonia per dimostrare fino a che punto può arrivare l’Amore per gli uomini. Solo la Pasqua, annunciata dal solenne suono delle campane a distesa, spazzerà via il senso di lutto che permea la città nelle ore buie del venerdì Santo.

Il consiglio a chi volesse assistere ai cortei è quello di recarsi anzitempo nei pressi delle chiese da cui prendono il via gli stessi, in modo da poter cogliere meglio il pathos che avvolge questi momenti. Dalla mattina del giovedì Santo, invece, si può visitare la chiesa dell’Annunziata per avere la possibilità di assistere agli ultimi preparativi in vista dell’uscita notturna della processone bianca. La notte tra il giovedì e il venerdì Santo, poi, già dalla mezzanotte circa, le note delle marce funebri, suonate dalla banda nella piazzetta dell’Annunziata,  iniziano ad essere la colonna sonora che accompagnerà quella che qualcuno ama definire “la notte senza tempo”.
Lunedì 15 Aprile 2019, 15:40 - Ultimo aggiornamento: 15-04-2019 18:03
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