Campania Teatro Festival, ecco «I racconti di mamma orca» del maestro De Simone

Sabato 19 Giugno 2021
Campania Teatro Festival, ecco «I racconti di mamma orca» del maestro De Simone

Andrà in scena domani, alle 21 nel cortile della reggia di Capodimonte (Porta Grande) per il «Campania teatro festival» diretto da Ruggero Cappuccio «I racconti di mamma Orca», eseguito solo al Quirinale il 13 dicembre 2020 per i concerti di Radiotre Rai. Una pagina, composta nel 1996 dal maestro, che sotto ne spiega per noi la genesi. In scena Edoardo Catemario alla chitarra e il Quartetto Canonico: Matteo Calosci violino, Niccolò Musumeci violino, Margherita Fanton viola e Zoltan Szabo violoncello.

Fu Edoardo Catemario nel 1996 a chiedermi la composizione di un brano per chitarra ed archi, ed io subito pensai a «Ma mère l'oye» di Ravel, sostituendo il titolo con «I racconti di mamma Orca», riferendomi alla scuola musicale napoletana e alla storica e impareggiabile melodicità del suo stile.

Dopo la «toccata» iniziale, composta secondo le peculiarità strumentali della chitarra appoggiata dagli archi, segue la «Gesualda» in riferimento a Gesualdo da Venosa. Segue la «Senza nome», relativa ai canti popolari sul tamburo, in cui la chitarra mediante un accavallamento di corde battute e arpeggiate alternate a battute sul legno della cassa assume la funzione percussiva di un tamburo a cornice, e agli archi, toccano le irregolarità melodiche del canto. Io credo che questo brano sia il componimento più interessante di tutta la suite.


C'è poi la «Pergolese», ispirata al Pergolesi, riproducendo la struggente melodia di «Ogni pena chiù spiatata». Seguono le successive parti con riferimenti persino alla «Follia di Spagna» e alle ricorrenti forme di ciaccona, applicate alle possibilità armoniche della chitarra e agli «ostinati» affidati al quartetto d'archi.

Per il secondo brano, adoperai un interessante canone di Guillaume de Machaut, «Ma fin est mon commencement» in forma melodico cancrizzante e poi, al contrario, ricondotta orizzontalmente al suo inizio: un componimento di fiamminga sapienza contrappuntistica, associata a una scrittura vocalistica di ottima godibilità musicale.

La trascrissi ripensando alla sapienza con cui, ai nostri giorni, Anton Webern aveva trascritto «L'offerta musicale di Bach». E mi ritornò in mente anche l'altissima scrittura di Karlheinz Stockhausen per la sua «Stimmung», realizzata con lucidissima attenzione alla vocalità. Ma potrei far capo anche alle fasce sonore o ai meditati cluster strumentali praticati da Ligeti.

Ovviamente, la mia trascrizione da de Machaut non presenta cromatismi ma, più in linea con Stockhausen, si svolge su armonie diatoniche adattata alle possibilità strumentali della chitarra e del quartetto d'archi.
 

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