Maurizio De Giovanni torna a teatro: «Maione e Bambinella in un rifugio nel 1943»

Martedì 17 Agosto 2021 di Luciano Giannini
Maurizio De Giovanni torna a teatro: «Maione e Bambinella in un rifugio nel 1943»

In gergo tecnico si chiama spin-off; uno spin-off teatrale, nato da una costola dei romanzi e della fiction di Maurizio De Giovanni sul commissario Ricciardi. Il suo poliziotto, nella Napoli anni 30, è dotato di un dono scomodo: «il fatto» di percepire le vittime di morte violenta e ciò che stavano pensando o dicendo nell'attimo del decesso. Ora, cos'ha fatto lo scrittore? Ha estrapolato due amati personaggi del suo entourage narrativo, il femmeniello Bambinella e il brigadiere Raffaele Maione, trasportandoli dieci anni più tardi, sotto le bombe della Napoli 1943, rendendoli artefici drammaturgici della sua nuova commedia, «Mettici la mano».

La pièce è il suo secondo titolo teatrale, dopo il successo del «Silenzio grande», e aprirà a Napoli la stagione del Diana, in prima assoluta, il prossimo 20 ottobre. La regia è affidata alle mani esperte di Alessandro D'Alatri, che ha già diretto la fiction di Raiuno. E in scena saranno gli stessi attori che hanno interpretato Maione e Bambinella sul set tv, Antonio Milo e Adriano Falivene.

Ai due si affiancherà un volto femminile non ancora scelto: «Sarà nel ruolo di Melina, una ventenne», spiega De Giovanni, anticipando la trama. «La ragazza ha sgozzato nel sonno il ricco e nobile marchese di Roccafusca, che abita nel proprio palazzo, a breve distanza dalla casa in cui lei lavorava come domestica». L'azione si svolge «in uno scantinato di tufo, improvvisato rifugio per scampare ai bombardamenti alleati. Là, sotto il fragore delle esplosioni, si ritrovano Bambinella e Maione, che ha appena arrestato Melina. Tra essi, ha presenza ingombrante una statua di gesso della Madonna, muta e addolorata». Dal confronto tra i tre conosceremo quel che è accaduto a Roccafusca e perché. Bambinella si trasformerà in avvocato difensore; Maione rappresenterà l'accusa. E la Madonna? «Sarà giudice silenzioso, ma accorato. Acquisterà un eminente valore drammaturgico come, d'altra parte, già si evince dal titolo», precisa Falivene. E Milo: «La sua intercessione è lo strumento con cui Maurizio mette in evidenza un tema a lui caro, il rapporto effimero tra giustizia e legalità. Si deve rispettare la norma o tenere presenti le attenuanti umane che ogni caso racchiude?».

La loro popolarità televisiva non deve trarre in inganno: sia Milo (53 anni), sia Falivene (33) vantano una formazione eminentemente teatrale, fin dalle scuole fatte; il primo all'Università popolare dello spettacolo, diretta da Ernesto Calindri; l'altro all'Accademia del Bellini, ai tempi in cui direttore era Tato Russo. Milo («Cefalonia», «La nuova squadra», «Natale in casa Cupiello» di De Angelis) lo rivedremo al cinema nei «Fratelli De Filippo» di Sergio Rubini, che uscirà a fine anno. Falivene (diretto da Gabriele Russo in «Gran varietà», «Filumena Marturano» e «Così parlò Bellavista» con Geppy Gleijeses) si appresta a girare il suo primo lungometraggio, «In fila per due», commedia di Bruno De Paola, al fianco di Giacomo Rizzo.

«Mettici la mano» sarà in un napoletano accessibile a tutti: «Più eduardiano che vivianeo», precisa Milo. «Maione e Bambinella», scrive D'Alatri nelle note di regia, «sono due figure che non fatico a definire maschere, unici tra i personaggi dei romanzi di De Giovanni a indossare un costume: uno con il rigore della divisa e l'altro con la leggerezza della femminilità travestita. Entrambi rappresentano l'anima contraddittoria di Napoli, città del bene e del male, amata e odiata, legata alla famiglia, alle tradizioni... A Maione, per esempio, piace tanto la genovese... Mentre Bambinella è simbolo della metropoli che accoglie la diversità. Il femminiello era una creatura amata e ascoltata, corpo maschile con sensibilità femminile che gli consentiva di capire profondamente le dinamiche del cuore umano». E Falivene: «Dopo dieci anni Bambinella e Maione sono diventati ancora più amici. Io la interpreto come una donna che non ostenta la femminilità ma esprime forza e, soprattutto, un dignitoso pudore, assieme a una grande solitudine».

Nel resto della stagione, il Diana recupererà molti spettacoli già in programma, ma bloccati dal covid. A cominciare dalla ripresa del «Silenzio grande», diretto da Alessandro Gassmann, con Massimiliano Gallo, Stefania Rocca e Monica Nappo. Torneranno Alessandro Siani; e Vincenzo Salemme con «Napoletano? E famme na pizza»; Massimo Ranieri in concerto; «Andy e Norman» con l'affiatata coppia Gigi & Ross. Ancora, l'adattamento teatrale dei «Soliti ignoti», con Giuseppe Zeno e Franco Troiani. Altra trasposizione dal cinema alla scena sarà quella che lo stesso Ferzan Ozpetek ha tratto dal suo film «Mine vaganti». Infine, il prestigio di Gabriele Lavia, con il suo nuovo Pirandello, «Il berretto a sonagli», che arriva dopo il raffinato allestimento dei «Giganti della montagna»; ed Elena Sofia Ricci, che si metterà alla prova nelle «Dolci ali della giovinezza» di Tennessee Williams.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA