“L'arte della famiglia”, l'omaggio (riuscito) a Luisa De Filippo

Lunedì 15 Novembre 2021 di Giovanni Chianelli
“L'arte della famiglia”, l'omaggio (riuscito) a Luisa De Filippo

È un anno in cui teatro, cinema e tv celebrano le famiglie Scarpetta e De Filippo. A questi omaggi si aggiunge un lavoro particolare, forse il più atipico: “L’arte della famiglia”, appena andato in scena al Tram di Port’Alba per la regia di Silvio Fornacetti. Sul palco Angela Bertamino e Daniela Quaranta a interpretare Luisa e Titina De Filippo.

Lo spettacolo si apre con Titina intenta a provare la scena della Madonna delle rose di “Filumena Marturano”, con la voce, che è quella di Luisa, a sussurrare da dietro le quinte il celebre “E figli so figli”. È probabilmente il manifesto della pièce. E non casuale l’assenza, la sola voce della donna. Perché viene evocata la sua esistenza in controluce, una vita sacrificata alla famiglia - al suo uomo, Eduardo Scarpetta, e ai figli Eduardo, Peppino, la già citata Titina – per colpa, o per merito, del teatro.

Video

Si alternano, con contrasti opportuni, a volte repentini, la felicità di essere la compagna del commediografo e la madre di un grande drammaturgo e due magnifici interpreti, con l’angoscia di essersi, sempre, fatta da parte. Dal regista Luisa è proposta in un dialogo immaginario con la figlia la cui sostanza, nebulosa, rarefatta, è resa anche da trovate sceniche minime e indovinate: in alcune sequenza le attrici parlano da dietro un paravento. E quindi a evocare passioni, paure, desideri monchi sono le loro ombre. Testo agile, messinscena breve, eppure intensa. Restituisce spazio a una figura cruciale che spazio non aveva mai avuto, soffocata dalle figure enormi dei familiari.

Spicca la prova della Bertamino: grande presenza scenica e uso della voce, anche nelle parti in dialetto che riescono come un possibile napoletano “internazionale”, praticabile per platee extra regionali. Attiva in teatro (per lei esperienze con Valery Fokin, Filippo Zigante, Mirko di Martino) quanto nel cinema, con una partecipazione in “Qui rido io” di Mario Martone, e soprattutto in tv, tra “Un posto al sole” e “Bastardi di Pizzofalcone, la giovane attrice napoletana spiega come ha lavorato al personaggio: “Mi sono documentata sulle donne delle commedie di Eduardo. In scena creiamo dei parallelismi netti tra questi lavori e la mia figura, specie quelli che citiamo direttamente come Filumena Marturano e Luisa Conforto”. La Bertamino commenta: “Io penso che Eduardo si sia nutrito di ciò che ha vissuto nell’infanzia. E abbia inevitabilmente rovesciato tutto nelle commedie che scriveva”. Come suggersice la frase finale dello spettacolo: “Le nostre parole sono messe al servizio delle commedie in scena, tanto da non sapere più dove finisce l'arte e dove inizia la famiglia".

Ultimo aggiornamento: 16:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA