La Napoli del ventennio fascista nel varietà “Salone Margherita” al teatro Troisi

Venerdì 13 Maggio 2022 di Giovanni Chianelli
La Napoli del ventennio fascista nel varietà “Salone Margherita” al teatro Troisi

Da Totò a Raffaele Viviani, passando per il bomber degli azzurri Attila Sallustro, per raccontare la Napoli del Ventennio fascista attraverso il varietà. “Salone Margherita”, scritto e diretto da Angelo Rojo Mirisciotti e prodotto dalla Toledo Home di Peppe Di Fusco, che si occupa della promozione di iniziative e progetti artistico-culturali nel segno dell’innovazione e sostenibilità economica, debutta venerdì 20 maggio alle 20.30 al teatro Troisi con repliche sabato 21, alle 20.30, e domenica 22 alle 18.30. 

In scena un nutrito cast di artisti: Ermete Ercolano, Roberta Nasti, Peppe Boccia, Umberto De Prete, Elena Luciano, Noemi Giangrande, Marco Ferrante, Anna Damasco, Francesco Pezzella con la partecipazione straordinaria di Alessia Moio, Luciano Salvetti e Rosario Sannino a vestire i panni, tra gli altri, di Pupella Maggio, Armando Gill, Lucy D'Albert e Liliana Castagnola, la soubrette che per amore di Totò si tolse la vita. Ad alternarsi sul palco con gli attori c’è il corpo di ballo della Adrien Agency composto da sette elementi, coreografati da Federica Spina, e una band dal vivo capitanata da Luca Mennella al pianoforte. Scenografie di Massimo Malavolta e costumi di Susy Garofalo. 

La pièce è ambientata nel 1929, periodo di declino del Salone Margherita, inaugurato nel 1890 dai fratelli Marino. Al di fuori di quel luogo dedicato al canto, al ballo e alle risate l’attualità era tutt’altro che felice, a partire dall’eruzione del Vesuvio che dal 3 giugno 1929 e per oltre due settimane devastò alcuni comuni della cintura vesuviana. Poi, lontana ma molto sentita, la Grande Crisi di Wall Street che nello stesso anno vide il crollo della economia americana, con le conseguenze note:  proibizionismo, violenza, gangsterimo e criminalità politica. Infine, la seconda ondata di emigrazione di tanti italiani diretti verso Australia, Stati Uniti, Canada e America del Sud. 

«Questa stesura teatrale è dedicata ai giovani che, per colpa di una scuola a volte ignava e dei media spesso disattenti, nulla o quasi sanno della nostra tradizione artistica di un periodo oramai lontano. Incuriositi da quest’opera potrebbero invece andare alla ricerca del tempo e delle radici perdute» spiega Mirisciotti.

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