«Le danze pandemiche» al teatro Sannazaro: ironia e riflessione si legano in tre performance

Sabato 11 Dicembre 2021
danze pandemiche

Danze che hanno fatto di una necessità – il distanziamento sociale - un punto di partenza, sollecitando approcci differenti alla coreografia ed alla creazione. Da questo assunto prende vita Le danze pandemiche che sarà in scena il 12 dicembre alle ore 21.00 al teatro Sannazaro per il Campania Teatro Festival, diretto da Ruggero Cappuccio e finanziato dalla Regione Campania. Il programma, ideato da Gabriella Stazio, si compone di tre performance. Come e danze elleniche o le danze rinascimentali è possibile che nei libri di storia rimarrà traccia delle danze pandemiche, delle danze create in questo periodo storico che ancora stiamo vivendo.

Come tutte le danze storiche anche quelle create dalla compagnia di Gabriella Stazio sono danze brevi che si intersecano tra di loro fino a creare un’unica serata, in cui ironia e pensiero riflessivo si incontrano, senza mai toccarsi. «Polvere: minutissime particelle incoerenti» narra dell'incoerenza, della mancata coesione delle particelle di un corpo, di una sostanza, può avere i suoi lati positivi. Come il potersi insinuare ovunque, il volare almeno per un po’ e poi depositarsi, penetrare nuovamente in altri luoghi o nello stesso posto, di essere quasi invisibile, almeno all’inizio. Un corpo coerente non può comportarsi allo stesso modo, diventa materia e sei fregato. Anche l'incoerenza di pensiero è una bella qualità. Ognuno di noi avrà avuto un minutissimo momento di polvere di incoerenza nella vita e dovrebbe conservare un pensiero incoerente, come un’ancora di salvezza.

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La seconda performance, «Il paradosso di Lulù» è la storia di un corpo come luogo del paradosso e, come dice Jacques Le Goff, di contraddizioni tra esperienza quotidiana e straordinaria, tra ragione e contraddizione. Un corpo che svela personalità diverse come “Una stanza piena di gente” - dal libro di Daniel Keyessu Bill Milligan, prima personalità multipla riconosciuta dalla medicina - in cui incontri te stessa. Se da un lato la storia del corpo è una storia fatta di oblio, di rinuncia, dell’uso politico della metafora corporea fatto dalla cultura occidentale, dall’altro, come dice Marc Bloch «è necessario restituire un corpo alla storia. E dare una storia al corpo».

Lo spunto di «Pandemik Mambo» è nato a Berlino visitando l’Hamburger Bahnhof, una ex stazione ferroviaria oggi trasformata in un museo, quando la coreografa incontra un ragazzo ed una ragazza che per mantenere le distanze di sicurezza durante la visita, indossavano un salvagente colorato per ciascuno. Fermati dalla sicurezza hanno prontamente obiettato che quello era il modo che avevano scelto per mantenere il distanziamento sociale. Un gioco.

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