Napoli Teatro Festival Italia, Roccoli e Angiulli anticipano il debutto

Martedì 28 Luglio 2020
Domani, mercoledì 29 luglio, sono due gli spettacoli che anticipano il loro debutto previsto il 30 luglio alla tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, diretta da Ruggero Cappuccio, realizzata con il sostegno della Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival.

Al Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale alle 21 va in scena in prova generale Di Grazia, opera della compagnia francese di fama internazionale A short term effect di Alexandre Roccoli, artista francese di origini siciliane e calabresi, che fa ritorno al Napoli Teatro Festival Italia dopo il successo della scorsa edizione con Hadra, e lo fa intraprendendo un viaggio, insieme alla performer e cantante Roberta Lidia De Stefano, nell’interiorità del corpo riallacciandosi ad alcune figure archetipiche femminili e icone del cinema come Sofia Loren e Anna Magnani. Il progetto interseca anche un dibattito sulla questione di genere dal punto di vista sociale e politico indagando le tradizioni culturali del territorio. Di Grazia è l’esito di un progetto coreografico e multimediale nato durante un laboratorio omonimo e nuova tappa di un processo di creazione intorno all’identità femminile.

Per la direzione artistica e drammaturgia di Alexandre Roccoli, e l’interpretazione, collaborazione alla direzione artistica e drammaturgia di Roberta Lidia De Stefano, cantante e musicista di origine calabrese, lo spettacolo è una produzione associata Espace des Arts, Scène Nationale de Châlon-sur-Saône, A short term effect, in coproduzione con Bonlieu Scene Nationale d'Annecy, La Ménagerie de Verre, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia e con il sostegno di Institut Français d’Italie e TeatrInGestAzione. Roccoli ha radunato attorno a sé oltre alla plasticità vocale della performer e cantante, la sua fedele squadra: Séverine Rième e Benoist Bouvot, musicista-compositore. Il lavoro contiene infatti una grande quantità di brani musicali tratti dal repertorio della tradizione musicale popolare e rimanda alle sonorità di strumenti folkloristici delle regioni del Sud Italia.

Lo spettacolo intreccia storie diverse e rielabora l’immaginario ispirato ai culti del paesaggio napoletano e non solo, dell’Italia del Sud e del bacino del Mediterraneo, come nella proiezione del film che prende il nome della Madonna dei Femminielli di Montevergine, Mama Schiavona. In una sorta di loop ipnotico, una lenta litania, Mama Schiavona dipinge varie figure della storia dei Femminielli di ieri, di oggi e di domani. Interpreti del film proiettato nel corso dello spettacolo Di Grazia sono Cry Mascia, Loredana Rossi, La Tarantina e Stefania Zambrano: insieme, queste donne rivivono e riabitano i loro corpi, la loro pelle, la loro voce in un rito ancestrale di devozione alla Madonna Nera di Montevergine, la Mamma dei femminielli, celebrata ogni anno il 2 febbraio in occasione della Candelora, festa di fede e folklore con la salita al Santuario tra tammorre e invocazioni.

Alle 21 alla Rotonda Diaz (in precedenza programmato alla Spiaggia delle Monache) va in scena in prova generale Pescatori, dall’opera di Raffaele Viviani, scritto e diretto da Laura Angiulli, e interpretato da Aniello Arena, Gennaro Basile, Alessandra D’Elia, Pietro Pignatelli, Maria Russo e Federica Aiello, Agostino Chiummariello, Caterina Pontrandolfo, Fabiana Spinosa, Daniele Vicorito, Francesco Viglietti, Franco Pica. Le musiche di Raffaele Viviani sono arrangiate da Daniele Sepe e Piero De Asmundis. «È teatro delle origini, è richiamo al mito – spiega Laura Angiulli – primordiali sono i sentimenti, sbozzati con l’accetta i personaggi, estreme le azioni che vi trovano luogo». Il testo di Viviani è un dramma popolare, con al centro l'onore oltraggiato di una donna da vendicare. L’ossessione è l’elemento che conduce l’intreccio, e che accende di venature scabrose e violente l’intero impianto: Dominico e la figliastra Catarina, Cicciariello e il patrigno Dominico, Concetta, moglie non amata e madre disattenta che spinge la figlia nelle braccia del patrigno Dominico, né vede ciò che accade innanzi ai suoi occhi, Catarina che non dice, che non accusa apertamente le sollecitazioni cui viene sottoposta dal patrigno. Quando la volontà dei soggetti sfugge al controllo l’elemento tragico s’accende, e la pulsione dei moti dell’animo si fa tiranna nelle scelte delle figure agenti. Intorno un popolo, un coro che chiede spazio e riconoscimento, si fa testimone partecipe della storia e accompagna con deciso empito emozionale l’evolversi della narrazione fino all’epilogo. © RIPRODUZIONE RISERVATA