Festival delle ville Vesuviane tra sogno e visione: apre la kermesse “La vita è un sogno”

Festival delle ville Vesuviane tra sogno e visione: apre la kermesse “La vita è un sogno”
Mercoledì 31 Agosto 2022, 15:37
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Torna il festival delle Ville Vesuviane che sarà in programma dal 2 al 25 settembre nelle splendide Ville Vesuviane del XVIII secolo. Ad inaugurare la rassegna sarà una prima assoluta nazionale: “La vita è un sogno” di Pedro Calderon de la Barca, con Mariano Rigillo per la regia di Giuseppe Dipasquale. Giunto alla sua 33esima edizione, il festival è promosso dalla fondazione Ente Ville Vesuviane, presieduta da Gianluca Del Mastro. Anche quest’anno il tema sarà “Progetto Settecento”, un format ripristinato dal direttore artistico della scorsa edizione, Luca De Fusco, che ha ripreso un filo conduttore che caratterizzò il festival dalla metà degli anni’80, per valorizzare il patrimonio architettonico delle ville del Miglio d’Oro. Quattro saranno le prime assolute nazionali che debutteranno durante la kermesse, oltre a “La vita è un sogno” ci saranno in programma: Raffaello Converso in “L’Opera da marciapiede tra Kurt Viviani e Raffaele Weill” con elaborazioni ed orchestrazioni di Roberto De Simone; “Così è (se vi pare)” di Luigi Pirandello con Eros Pagni e regia di Luca De Fusco; “Caro Pier Paolo” di Dacia Maraini con Anna Teresa Rossini.

«Il tema di quest’anno del festival, che si innesta sul solco lasciato dal suo fondatore Luca De Fusco, si può riassumere nel sintagma del sogno delle diversità. Fare teatro significa consegnare allo spettatore una visione. Una visione del mondo, una visione della vita, una visione della realtà e poiché l’arte del teatro, se arte è, è disperatamente umana. -si legge nelle note del teatro - Cosa è possibile raccontare degli uomini? L’affermazione di Amleto che l’arte è lo specchio della natura ha del vero. Tuttavia credo che lo specchio non riflette, o non assume in sé l'immagine pedissequa della realtà di fronte alla quale si pone, poiché esso è strumento per nulla catalogabile all'interno delle cosiddette scienze esatte. Il teatro non può determinare una riproduzione perfetta della realtà, anzi semmai prende le distanze dalla realtà che vuole che sia guardata, in un certo senso difformandola. Il teatro mette in moto un processo che si pone in contraddizione con l’azione reale per esaltarne l’ineludibile imprendibilità. - continua la direzione - La società verso cui si rivolge oggi l’azione teatrale è una società che si può definire anaffettiva, e noi ne siamo parte. Per far questo oggi è necessario assumere un paradosso come azione trasversale di fruizione teatrale: destare l’attenzione sulla vita attraverso l’uso strumentale del sogno, della visione. Il confine tra vita e teatro è tanto labile come il confine tra il sogno e la realtà. In questo senso la scelta di autori e artisti musicali e di danza contemporanea come Calderon de La Barca, e Pirandello, Maraini, Pasolini, Buttafuoco, De Simone, Di Sivo, Di Capua, Noone, Bigonzetti, Merola - si spiega - ci aiuteranno a raccontare il senso di un contemporaneo che interroga il sogno e la visione. Poiché nonostante tutto sembri sulla scena sogno, anzi, proprio per questa ragione, solo la coerente responsabilità umana nelle azioni della vita può dare un significato non effimero all’esistenza».

 

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