Teatro San Carlo di Napoli: Juraj Valčuha e Lise Davidsen protagonisti del nuovo appuntamento dedicato al Santobono

Venerdì 10 Dicembre 2021
Teatro San Carlo di Napoli: Juraj Valčuha e Lise Davidsen protagonisti del nuovo appuntamento dedicato al Santobono

È in programma domenica 12 dicembre alle ore 18 il terzo appuntamento della stagione di concerti del Teatro San Carlo. Per l’occasione torna sul podio Juraj Valčuha, impegnato a dirigere l’Orchestra del Massimo napoletano e il soprano norvegese Lise Davidsen, al suo debutto al San Carlo. In locandina piccola musica notturna di Luigi DallapiccolaVier letzte Lieder, Op. 150 e Tod und Verklärung, Op. 24 di Richard Strauss. Il concerto è dedicato all’ospedale Santobono Pausilipon di Napoli, il più grande ospedale pediatrico del sud Italia. Il 50% dell’intero ricavato della serata sarà infatti devoluto a favore di un progetto speciale: un “Ecografo portatile” per il Run, un  gruppo  multidisciplinare che coinvolge i reparti di Radiologia, Urologia e Nefrologia, impegnato nella diagnosi e la cura di piccoli pazienti affetti da malformazioni all’apparato urinario. Il Teatro di San Carlo inoltre quest’anno ha donato all’associazione sos sostenitori ospedale Santobono Onlus la possibilità di riservare a 300 donatori la partecipazione sia al concerto che all’evento benefico che si terrà nel subito dopo nel Salone degli Specchi.

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Dalla guida all’ascolto di Fiorella Sassanelli

Nell’ultimo decennio dell’Ottocento, quando il romanticismo sinfonico è all’apice, Richard Strauss (1864-1949) colora l’orchestra di uno splendore timbrico unico prima di lui. Figlio del primo corno dell’orchestra dell’opera di Monaco, in Baviera, egli cresce in un ambiente alto borghese (la madre, Josephine, è la figlia del proprietario della distilleria di birra Georg Pschorr) e non meno ricco musicalmente: il padre Franz, trasmette al figlio non solo la sincera e profonda passione per il repertorio classico e romantico (Mozart, Haydn, Beethoven, Schubert) ma anche la conoscenza del complesso universo wagneriano. La scarsa simpatia personale di Franz Strauss per Wagner non intacca infatti il dovere professionale del musicista: è lui a guidare, con perizia, la sezione dei corni alle prime di Tristan und Isolde, Das Rheingold, Die Walküre, oltre che a suonare alla prima a Bayreuth di Parsifal. E poiché Franz è solito coinvolgere la famiglia nella pratica musicale quotidiana in casa, Richard si avvia con naturalezza sin dall’infanzia alla composizione; al padre dedica il Concerto per corno n. 1 scritto a diciotto anni dopo il Concerto per violino e la Sonata per violoncello e pianoforte.

L’approdo alla musica sinfonica è il frutto di cambiamenti umani, professionali e del gusto: un viaggio in Italia, le prime esperienze sul podio come assistente di Hans von Bülow e la conoscenza del compositore Alexander Ritter aprono il suo sguardo sul linguaggio di Liszt e Wagner, oltre che la mente sugli scritti di Schopenhauer. Nel 1889 la creazione a Weimar del primo poema sinfonico del suo catalogo, Don Juan, gli procura una fama immediata, alimentata, l’anno successivo dall’esecuzione al festival di Eisenach di Tod und Verklärung (Morte e trasfigurazione), composto sempre nel 1889. Nelle intenzioni del compositore, il lavoro è il racconto sonoro dell’ultima notte di un uomo in lotta con la morte e che, prima del trapasso, passa in rassegna la sua esistenza. Il testo, anteposto alla partitura, e diviso in quattro sezioni (l’uomo malato in punto di morte; la battaglia tra la vita e la morte che non offre scampo; la vita che scorre davanti all’uomo; la trasfigurazione tanto cercata) è opera dei versi dell’amico Alexander Ritter. La redazione tuttavia, successiva alla composizione del poema sinfonico, sembrerebbe una esemplificazione a posteriori di una narrazione musicale la cui struggente intensità non ha bisogno di parole: lo scrittore Romain Rolland considerava infatti Tod und Verklärung «una delle più commoventi composizioni di Strauss, realizzata secondo la più nobile delle intenzioni». Per tutta la vita Strauss abbina l’attività direttoriale su scala internazionale alla composizione di opere liriche (che il tempo rende sempre più apprezzate e rappresentate come Elektra, Der Rosenkavalier, Ariadne auf Naxos, Capriccio a fronte di critiche talvolta spietate di inattualità linguistica o sfrontata ricerca del consenso). Amico e sodale di Gustav Mahler, compositore e direttore d’orchestra come lui, e dello scrittore Stefan Zweig (del quale intona il libretto Die schweigsame Frau, La donna silenziosa, rappresentata nel 1935), durante gli anni del nazismo rivendica posizioni fondamentalmente apolitiche, sebbene i suoi incarichi come responsabile della Reichsmusikkammer, l’ente che promuove la pratica della “buona” musica tedesca, e la direzione del festival di Bayreuth fanno di lui per l’opinione pubblica un sodale del Terzo Reich. Strauss si giustifica richiamando l’attenzione sulla nuora ebrea, Alice, moglie di Franz, imprigionata in casa, mentre la madre di lei, Maria von Graf, e il resto della famiglia sono inviati nei campi di concentramento. Suppliche accorate verso il regime consentono a Strauss di portare in salvo solo Maria.

L’amarezza e il dolore degli eventi dunque lo affliggono, e a ciò s’aggiungono le eccessive responsabilità ideologiche e politiche inflitte a lui dalla fine della guerra. Il figlio Franz è convinto che solo il ritorno alla composizione può salvare il padre, e per questo gli fa dono di alcune poesie di Hermann Hesse, tre delle quali costituiscono in breve i primi tre numeri di Vier lezte Lieder (Gli ultimi quattro Lieder) per voce femminile e orchestra, tutti dedicati alla moglie, il soprano Pauline Strauss-De Ahna. Dopo Frühling (Primavera), September (Settembre) e Beim Schlafengehen (Andando a dormire), l’ultimo Lied è il crepuscolare Im Abendrot (Al tramonto), su testo di Joseph von Eichendorff, già messo in musica alla fine del 1946. La successione dei quattro canti sembra evocare il cerchio della vita, dalla nascita al suo spegnersi, mentre il morente si chiede: «Ist dies etwa der Tod ?» (È questa forse la morte?). Strauss si spegne a Garmisch-Partenkirchen nel 1949, a ottantacinque anni, e non assiste alla prima esecuzione dei Vier lezte Lieder avvenuta alla Royal Albert Hall a Londra, nel maggio 1950, diretta da Wilhelm Furtwängler, solista il soprano Kirsten Flagstad; alla prima è invece presente la moglie, che si spegne nove giorni dopo. Nei momenti che precedono l’addio del compositore sembra che tutta la vita scorra davanti ai suoi occhi. La morte appare a lui come la trasfigurazione di una pace “immensa e silente”, profonda “nel rosseggiante tramonto”. Nell’ultimo Lied, torna non a caso, fatalmente, il tema della trasfigurazione, lo stesso ascoltato cinquantanove anni prima in Tod und Verklärung. Non solo. La successione degli ultimi tre accordi di Im Abendrot è la stessa con cui, nel 1882 (data presunta della stesura di una prima versione per voce e pianoforte mai ritrovata) si apre Urlicht (Luce primordiale), il Lied di Mahler concepito come undicesimo della raccolta del Wunderhorn e poi diventato quarto movimento della Sinfonia n. 2, nota non a caso come “Auferstehung” (La Resurrezione). Mahler scrive “Sehr feierlich, aber schlict”, semplice e solenne. Il trapasso di Strauss è un corale che si chiude in mi bemolle maggiore.

Nel 1954, Luigi Dallapiccola, tra i primi italiani a sperimentare la tecnica dodecafonica, compone Piccola musica notturna, dedicata a Hermann Scherchen, grande direttore d’orchestra, tra i pochi a frequentare l’avanguardia musicale. Ispirato dalla poesia di Antonio Machado, Una noche de verano (Una notte d’estate), Dallapiccola riflette nelle sonorità di un’orchestra a base mozartiana, arricchita da una celesta, un’arpa e una sezione di percussioni, il realismo magico dei versi. Un senso di mistero fatto di fruscii, fremiti e sussurri, introducono dolcemente l’ascoltatore al tormentato, e poi risolto, mondo di Strauss.

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