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CORONAVIRUS

Rosaria De Cicco, chiacchiere dal sofà e progetti per la fase 2: «Così mi guardo allo specchio»

Lunedì 27 Aprile 2020 di Salvio Parisi
Rosaria De Cicco: chiacchiere dal sofà e progetti in «Fase 2» #Versoil4Maggio

Una settimana: si spera sia l’ultima tornata di severa restrizione domiciliare e di limitazioni alle attività e la geo-mobilità. Restart lungo tutto il mese di maggio: fino al 1 Giugno, a seguire gli avvisi di Conte.
 
Dal 4 Maggio si allenta (ma non del tutto) il lockdown e quell’#IoRestoACasa che tutti abbiamo rispettato e raccontato: parola d’ordine «Fase 2».

Ne chiacchiero dal sofà con un’altra protagonista di questa “memory collection”: le idee chiare di Rosaria De Cicco, attrice di cinema, teatro e tv, ma anzitutto studiosa e attivista del «senso comune».
 

 
 
Allora Rosaria,
In questo periodo abbiamo approfondito interessi, conosciuto meglio le nostre inclinazioni, ripreso consuetudini e rispolverato vecchie passioni: un’opportunità e una riscoperta lunghe quasi due mesi.
Un bilancio emotivo e umorale sulla tua quarantena.

Un cambio di vita personale e una diversa prospettiva rispetto al lavoro mi hanno indotto già da qualche anno a un’attitudine verso me stessa, a guardarmi ad uno specchio interiore e a dare valore più agli amici vicini e le persone più care.
Essendo già in contatto con le mie essenzialità, l’esperienza della quarantena mi ha solo scandito le loro regole quotidiane e i ritmi temporali: scrivere, cucinare, prendermi cura della mia cagnetta Minnie, della casa, uscire per la spesa, fare ginnastica, pregare (sono buddista), la diretta social col Comune o la libreria…
 
Il mondo è sospeso: lo spettacolo, il cinema, il teatro e persino l’entertainment televisivo sono stati tra i primi comparti penalizzati dalle ordinanze governative che si sono susseguite e sono purtroppo ancora in stallo.
Come stai utilizzando questo tempo di stand-by per il tuo iter professionale?

Molti i lavori che sono venuti a mancarmi, ma sono sempre pronta agli imprevisti e tendo a razionalizzare, a non scoraggiarmi. Scrivo e mi alleno col mio repertorio nelle letture in diretta per il Comune di Napoli o per la libreria “Io ci sto” ho registrato spot per diverse iniziative, ho organizzato con Betta Fiorito di Radio 24 un monologo tra nonna e nipote a confronto, la prima reduce dalla pandemia spagnola del 1919 e l’altra da quella dei nostri giorni… Ho approfondito e affrontato il media dei social, ma di fatto non ho stravolto il mio percorso di impegni professionali.
Mi soffermo allora a riflettere su certi imprenditori o addetti ai lavori (anche colleghi) in perenne disappunto con le istituzioni e in attesa di soluzioni dall’alto, misure rassicuranti dal governo e sussidi ministeriali... È che proprio non amo chi si lamenta tout court e punta il dito su colpe o presunte incompetenze altrui (e mai proprie), aspettando manna da ovunque possa cadere: sentivo l’altra sera Paolo Mieli in tv redarguire proprio costoro e invocare il coraggio e la “resistenza” dei nostri nonni che dopo l’ultima guerra sono ripartiti dalle macerie, rimboccandosi le maniche senza indugi né aiuti ma soprattutto senza mai lamentarsi.
 
«Passatempi casalinghi da quarantena»:
lettura…

Ho letto “Invidia il prossimo tuo”, l’ultimo libro di John Niven, che io adoro, e ho riletto “Diario di un killer sentimentale” del compianto Sepulveda, una morte ingiusta…
Poi per per un imminente progetto di lavoro ho letto i quattro saggi su Giordano Bruno del maestro Aldo Masullo, altro gigante che ci ha appena lasciati…
tv…
Dunque… ho rivisto e cantato Jesus Christ Superstar, anche in ricorrenza della Pasqua: un tuffo nostalgico e rivoluzionario nell’adolescenza; poi ho fatto una scorpacciata delle dodici stagioni “The Big Bang Theory”, che adoro e a mio avviso è la sitcom per eccellenza: geniale, sottile e “cazzuta”; infine da ieri riguardo un grande medical drama, “Doctor House”…
musica…
Sto riscoprendo Simon & Garfunkel con tutta la loro malinconia, ma non mi separerò mai dai Queen e Freddie Mercury: “God save the Queen!”…
 
La pandemia ha messo in discussione il nostro modello di vita e di crescita, spostando l’attenzione verso tre cose:
la natura da preservare…

Non sono l’unica a pensarlo: la natura si rivolta e si riappropria di spazi col verde e gli  animali (che arrivano nei centri abitati). Siamo ospiti della natura: siamo troppi, fastidiosi e dannosi. Ma purtroppo temo che appena ce ne sarà opportunità, torneranno inquinamento, plastica e sprechi: è questo il vero “asteroide” in arrivo.
il tempo da rallentare…
Io mi sono resa conto che persino in questo periodo le mie giornate sono volate più in fretta del solito: ma ho capito che avendo cura di ogni minuto è importante dare valore e badare alla qualità più che alla durata di ogni cosa che facciamo.
i rapporti umani da rendere più veri e reali, meno immateriali e fugaci (come il torpore del digitale li ha resi da tempo)…
D’ora in poi sarò (ancora) più selettiva e davvero intollerante verso falsi, furbi e disonesti: se non facciamo tesoro (e mi pongo in prima persona) della lezione che questo periodo ci ha impartito, non meritiamo comprensione. Non avrò remore a redarguire, offendere e mandare al diavolo chiunque mostri pochezza, slealtà e scorrettezza o non mi accresca interiormente, fosse anche il più potente produttore o allettante datore di lavoro.
 
La ripartenza per i teatri, le sale cinematografiche e le strutture d’intrattenimento è ultima solo in ordine cronologico nel calendario del restart.
Cosa riprenderai, proporrai o stai preparando ex novo?

Nell’imminente parteciperò al nuovo Maggio dei Monumenti in modalità on demand per la visita via streaming ai luoghi dedicati a Giordano Bruno, come anticipavo poc’anzi.
Non avevo da subito messo a fuoco il senso nel cambio della guardia da parte del nostro sindaco dall’apprezzato e intraprendente Nino Daniele al nuovo giovane assessore alla cultura Eleonora De Majo, che invece sorprende in questi giorni i napoletani, mettendo in campo con ottima intuizione iniziative sagaci e mirate (annunciate nelle dirette social sulla pagina dell’assessorato), come in primis la dedica a Giordano Bruno di questo Maggio dei Monumenti: cosa che a mio avviso è una valida scelta di campo, austera e inedita, che ha creato un’immediata “selezione naturale” di esperti e competenti tra la platea di artisti coinvolti, nella quale mi sento onorata di essere inclusa per la responsabilità e la statura che l’impresa comporta.
In prospettiva posteriore sto lavorando a un viaggio tra creatività ed esigenza narrativa col mio amico Giuseppe Bucci, regista di “Regine”, uno spettacolo di qualche anno fa in quattro monologhi ispirati alla simbologia delle carte da gioco francesi. Pensiamo alla rilettura in chiave omosessuale di una delle regine, trasposta in un cortometraggio con un’unica protagonista, ambientazione e piano sequenza unici (quindi possibile per la giusta distanza fisica ed esiguità di troupe o operatori): opportunità e pretesto per parlare di comunità lgbt, violenza di genere e diritti omosessuali.
 
L’attività di produzione tv preannuncia difficoltà di ripresa, perché riflette necessariamente l’impasse economico in cui il lockdown al momento ha portato un po’ tutta la macchina lavorativa italiana.
Quale potrebbe essere a tuo avviso un toccasana per il futuro dello scenario televisivo?

…Ora più che mai tenere fuori la politica e non chiamare più solo raccomandati!
Io sono stufa e non la mando a dire: tutto è asservito alla politica!
Nella tv di stato non lavori se non sei raccomandato dai massoni, dai grandi cognomi o dai partiti politici e sfido chiunque a smentirmi! La nostra tv pubblica fino agli anni ’80 ha avuto criteri meritocratici, ma poi con l’avvento e la concorrenza delle tv libere e Mediaset (a cui s’è dovuta adeguare) ha tolto voce al talento autentico.
Oggi io guardo solo un po’ di Rai 5 e Rai Storia, ma soprattutto Sky: è lì che trovo un’offerta di qualità. Anzi, sogno di fare una fiction con Sky: lì vedo spessore, non non sempre riscontro nelle fiction Mediaset o Rai, lì vengono dall’esperienza americana e producono valore e alti standard, vedi The Young Pope o Diavoli con ottimi professionisti nostrani come Alessandro Borghi…
 
Come Araba fenice, la nostra «settima arte» saprà rimettersi in piedi e riconquistare l’Italia e il mondo. Il tuo cinema passa per nomi come Sorrentino, Özpetek, Capuano, Ivan Cotroneo e vari altri: bolle qualcosa in pentola?
Con quei registi le mie sono state partecipazioni: non frequento i circoli, i salotti o i giri dei grandi nomi. Apprezzano capacità e virtù, ma scelgono i nomi: tra loro forse Paolo è quello più obiettivo e onesto, più libero e per quanto ha i suoi attori “feticcio”, il suo sapere lo ha portato fuori dai nostri confini.
Per carità, è sempre lavoro, ma a conti fatti preferisco collaborare con quelli piccoli, con gli indipendenti. Negli ultimi tempi ho girato un cortometraggio con Antonella Stefanucci sul burraco “Non è solo un gioco”, poi a Marina di Camerota “Magari resto” un film e web serie di Mario Parruccini, poi il film “Amèn” di Ciro Villano o ancora “Alessandra”, una commedia romantica di Pasquale Falcone girata in costiera amalfitana e Cilento con le musiche di Peppino di Capri: in queste piccole produzioni si respira sicuramente un’aria non di casta e una possibilità di maggior espressione artistica.
 
Il teatro, l’arte e la cultura, si sa, vivono di passione, di visioni, di storia e di fede nel sapere.
Allora la bellezza salverà il mondo?

La bellezza mi ha salvato, ma  ora ci troviamo in un un’epoca e in un momento in cui accade ad esempio che Renzo Rosso in una diretta tv qualche sera fa manifestava ansia di “riaprire” per tornare a produrre le sue linee e pareva che il punto non fosse il calvario di chi ha perso la vita e nemmeno i lavoratori in cassa integrazione ma… il fastidio di non poter vendere la collezione primavera-estate!
Fintanto che nel derby salute e business ci saranno interessi spietati, allora la bellezza sarà solo umiliata e deturpata.
Vorrei sì che la bellezza salvasse il mondo!

Ultimo aggiornamento: 12:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA