Roma, ucciso dopo il festino, la confessione choc:
"Torturato, poi abbiamo dormito con il cadavere"

Martedì 8 Marzo 2016 di Cristiana Mangani e Adelaide Pierucci
Roma, ucciso dopo il festino, la confessione choc: "Torturato, poi abbiamo dormito con il cadavere"


«Ricordo solo che la morte è sopravvenuta dopo tanto tempo e Luca ha sofferto molto. Lo abbiamo davvero torturato». Confessa Manuel Foffo e ricorda quella giornata da incubo, quando, stravolti dalla cocaina e dall'alcool, hanno deciso di uccidere una persona «per vedere che effetto faceva». È capitato a Luca Varani, ma poteva esserci chiunque al suo posto. La testimonianza è del 6 marzo, mezzanotte e 47 minuti. Foffo si presenta ai carabinieri accompagnato dall'avvocato Michele Andreano. È stato il padre a convincerlo a confessare, quando il figlio gli ha raccontato cosa aveva fatto. Stavano tornando dal Molise, avevano partecipato al funerale dello zio. E il ragazzo, studente fuoricorso, 29 anni, benestante, genitori separati, non aveva resistito alla tensione ed era esploso travolgendo il padre nell'orrore di cui era stato protagonista. «Ammetto - dice ai carabinieri - di aver ucciso il ragazzo che avete trovato nel mio appartamento. L'ho fatto insieme con il mio amico Marco Prato. Abbiamo usato due coltelli e un martello. Io ho colpito Luca al collo e forse anche in altre parti del corpo».
Il pm Francesco Scavo gli chiede come mai avessero scelto Varani. Chi dei due lo conoscesse. Ma anche a quando risalisse la sua amicizia con Prato. Manuel va indietro con i ricordi, è lucido e dettagliato, chissà se si è reso conto fino in fondo di quello che ha fatto. Fornisce i particolari dell'esecuzione in stile Arancia Meccanica, e il suo racconto ricorda quei giovani della Roma bene che nel settembre del '75, violentarono e massacrarono Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. Qui la bella villa del Circeo non c'è, il delitto è avvenuto in un appartamento in via Igino Giordani al Collatino, ma le dinamiche si somigliano molto. Nessun movente, solo droga e follia.

SENZA MANGIARE E DORMIRE
«È iniziato tutto settimane fa - continua il racconto - quando io e Marco ci siamo organizzati per trascorrere del tempo insieme. Facevamo uso di cocaina entrambi. Ci siamo chiusi in casa mercoledì 2 marzo. Non abbiamo mai mangiato né dormito. E abbiamo chiamato più volte lo spacciatore per farci portare la cocaina. Quanti grammi non so, ho speso 1500 euro. Abbiamo bevuto fino a scoppiare. Volevamo vedere fino a dove resistevamo». L'amicizia con Marco è di quelle strane, alimentata da una sorta di ricatto. Prato è gay, Foffo dichiara di essere eterosessuale, ma cede alle offerte di sesso di Marco e lui lo filma. Avviene una prima volta, poi una seconda, durante un veglione di Capodanno. Foffo sembra subire l'amico, ma continua a vederlo.


 A CACCIA DELLA PREDA
Arriva venerdì. «Eravamo stati chiusi in casa per due giorni, ad assumere di tutto. Usciamo alle 8,30 del mattino. Cerchiamo qualcuno da uccidere. Finché a Marco non viene in mente Luca. Io so poco di lui, so solo che si prostituiva». Partono i primi messaggi su whattsapp. Prato scrive: «Ti do 120 euro se vieni qui». L'aggancio è avvenuto. «Sono solo in casa», aggiunge. Varani arriva al Collatino pensando che ci sia solo Marco. Manuel si nasconde, non si fa vedere subito. Ma tra i due assassini l'accordo è tacito. Luca si spoglia, fa una doccia e beve. Un misto di alcol vodka e Alcover, una benzodiazepina che i medici avevano dato a Foffo quando abusava dell'alcol. Sta male, va in bagno ma non immagina quanto sta per accadere. «Marco lo aggredisce - è ancora Manuel a parlare - e gli dice che doveva morire. Lui non ce la fa a reagire. Prendo il martello e lo colpisco. Sono stato io a trovare i due coltelli, ma non so da dove sia uscita la corda (che verrà trovata intorno al collo della vittima, ndr) Posso precisare che Luca non ha gridato. Poi Marco ha inferto la coltellata al cuore. Prima di quella era ancora vivo. In quei momenti provavo vergogna, ma non sono stato in grado di fermarmi. Ci dicevamo solo che dovevamo ammazzarlo».
I due si addormentano con l'amico morto sul pavimento. Si svegliano ore dopo e si rendono conto di quanto è accaduto. «Abbiamo avuto l'intenzione di sbarazzarci del corpo», aggiunge Foffo. Forse - sospettano gli investigatori - avrebbero voluto farlo a pezzi. Intanto puliscono dappertutto, prendono i vestiti e il cellulare di Luca, escono di casa, lasciando il cadavere sul letto, e buttano tutto in un cassonetto in via Magna Grecia. A San Giovanni si fermano a bere un bicchiere di vino e Prato dice che quanto successo è terribile e che vuole uccidersi. «Allora siamo andati - si legge ancora nel verbale - in un bar sulla Tiburtina per bere un'altra cosa. In una delle nostre uscite avevo comprato in una farmacia il Minias. L'ho dato a Marco. Siamo andati a piazza Bologna a vedere l'hotel dove si sarebbe voluto suicidare. Sono tornato a casa». Varani era sul letto con il coltello piantato nel cuore, ho aperto le finestre e sono uscito. Poi la confessione al padre. «Non so come mi sia potuto trasformare in un animale così - prova a spiegare Manuel - Prima di allora non avevo mai pensato di fare del male a qualcuno. La vera intenzione è maturata con Luca».

 
 


 

Ultimo aggiornamento: 17:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA