«Trattato come diverso a scuola», l'appello del piccolo Luigi al premier Conte

Martedì 29 Settembre 2020 di Fiorangela d'Amora

Scuola ed emarginazione sono due parole che non dovrebbero mai camminare di pari passo, ed invece per il piccolo Luigi Imperato, affetto da affetto da ipertensione polmonare, il suo percorso scolastico è una corsa ad ostacoli. Per questo motivo il bambino di otto anni che vive a Montoro in provincia di Avellino, ma i genitori sono originari di Pimonte, piccolo paese dei Monti Lattari, ha deciso di scrivere al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e al ministro della Salute Roberto Speranza. 

Il racconto fatto con mamma Francesca, parte dai primi anni dell’asilo e dalla scarsa integrazione che la scuola riesce ad offrire a studenti con difficoltà: «Ho iniziato l’asilo all’età di 4 anni (perché sono ritornato a casa dall’ospedale all’età di 18 mesi ed ero tracheostomizzato) e appena finiti i due anni di scuola materna, mi sono visto catapultare in una realtà surreale per me. Compagni nuovi che sapevano già parlare, scrivere... insomma già scolarizzati e questo perché non mi è stato concesso di fare qualche anno in più di scuola materna che mi sarebbe indubbiamente servito dato che la neuropsichiatra dell’Asl disse che io avrei compiuto 6 anni a breve e per legge avrei dovuto frequentare la 1° elementare. Ed è qui - scrive Luigi - che è iniziato il calvario mio e dei miei genitori che sono sempre al mio fianco e lottano per me, per non farmi soffrire, per non farmi sentire “diverso”, infatti mia mamma dice che io sono solo un essere speciale». In realtà Luigi vorrebbe sentirsi un alunno come tutti gli altri ma ancora in prima elementare i problemi diventano quotidiani: «Portavo ancora il pannolino e nessuno voleva cambiarmelo, né le maestre né il personale della scuola e così tutte le mattine mia mamma doveva lasciare il lavoro e venire a scuola per pulirmi su un marmo freddo di una finestra: nascevano continuamente discussioni con i collaboratori scolastici a causa di questa assurda situazione ed io ero sempre triste. Alla fine, solo quando i miei genitori, esausti, hanno comprato un fasciatoio e l’hanno portato a scuola, ecco che si presenta un nuovo problema: nessuno voleva prendersi la responsabilità di pulirmi e cambiarmi».

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L’appello prosegue con altre mille difficoltà che quest’anno proseguiranno con una maestra che sulla carta è a tempo pieno ma in realtà ha ridotto le ore di lezione. «E allora penso: perché nessuno vuole spendere un po' di tempo con me? Perché non posso stare in classe con i miei amici? Eppure ho 22 ore di sostegno che mi sono state assegnate. E’ forse per questo che la neuropsichiatra disse a mia madre che lei aveva pienamente adempiuto a tutta la prassi burocratica, ma se a scuola non avrei avuto i miei diritti non sarebbe stata colpa sua!»

Ed infine l'appello che vale per tutti i bambini che hanno bisogno di sostegno: «Chiedo aiuto per me e per quelli che verranno dopo di me. Chiedo solo un futuro scolastico decisamente migliore e non circondato da tanta indifferenza. Un futuro senza etichette, senza ostacoli».

La lettera vorrebbe smuovere le coscenze del Governo ma anche di tutte le persone coinvolte nell'educazione di alunni come Luigi, perchè come afferma mamma Fracesca: «Sono bambini fragili che vengono discriminati,  crescono già con la consapevolezza di non avere un futuro semplice e brillante. Ecco - spiega la donna - Io combatto ogni giorno per non farglielo pesare: ho annullato la mia vita per questo e non ammetto che per la non umanità e ignoranza vengano distrutti i sogni di un'anima innocente."

Ultimo aggiornamento: 15:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA