Donne e bambini migranti: a Napoli il workshop sull'assistenza sanitaria

ARTICOLI CORRELATI
di Paola Marano

Un’adeguata assistenza sanitaria, che sappia superare le maglie della burocrazia e attivare efficaci percorsi di prevenzione delle malattie che riguardano le donne e i bambini migranti. Si è discusso di questo e altro durante il workshop internazionale «La costruzione della pace nel Mediterraneo – Salute della donna e del bambino migranti dai territori di guerra», promosso dal Distretto Rotary 2100 - organizzato dal Rotary Club Napoli Castel Sant’Elmo e patrocinato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II – in corso nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino.
 


Istituzioni, professionisti della salute, studiosi, esperti e cittadini si sono confrontati - attraverso forum, talk-show e testimonianze -  alla ricerca di una rinnovata consapevolezza sullo stato di salute dei popoli.  Negli ultimi anni, infatti, un gran numero di migranti ha raggiunto il nostro Paese. Malattie che circa venti anni fa si ritenevano debellate in Europa, o comunque sotto controllo, come la tubercolosi, la gonorrea e la sifilide, sono nuovamente presenti e addirittura, nel caso della tubercolosi, con una variante genica antibiotico resistente.

«Occuparsi della salute dei migranti è la migliore strategia di sanità pubblica a tutela della popolazione residente – ha sottolineato Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II Vincenzo Viggiani -  Il Policlinico Federico II fa la sua parte con l’ apertura di una serie di ambulatori dedicati ad alcune specifiche patologie di cui sono affetti i migranti”. Un lavoro che l’azienda ospealiera cerca di portare avanti non solo sul fronte meramente assistenziale, ma anche sul piano burocratico delle barriere all'accesso ai servizi: ne è un esempio l'apertura quotidiana di un ambulatorio per donne migranti in attesa. «Perché le barriere linguistiche e la scarsa informazione – continua Viggiani – rappresentano gli ostacoli che impediscono ai migranti di accedere alle prestazioni».
 
Un trauma, quello a cui i migranti sono esposti durante la migrazione, che incide partcicolarmente anche sulle loro condizioni psichiche e psicologiche. «L'isolamento, la difficoltà di adattamento e il rifiuto rappresentano l'essenza di alcuni disturbi del comportamento significativi – ha spiegato Andrea de Bartolomeis, direttore reparto psichiatria e psicologia del Secondo Policlinico - Uno studio danese dimostra che coloro i quali arrivano da altri paesi, soprattutto in condizioni di rifugiati, sviluppano con molta più frequenza determinate patologie come la schizofrenia, che potrebbe diventare una emergenza».
 
Il workshop è stata anche l’occasione per fare il punto sul progetto Rotary «Una rete per TE. Talassemia ed Emoglobinopatie” nel Mediterraneo. Inizialmente sviluppato in Marocco, il progetto oggi si estende ad altri paesi della fascia mediterranea e in Italia ed ha l’obiettivo di migliorare le conoscenze sulla talassemia e le altre emoglobinopatie e di poterle prevenire e curare. L’anemia mediterranea (o talassemia major) è una grave malattia ereditaria che colpisce i bambini fin dai primi mesi di vita ed è causata da un’anomalia ereditaria dei globuli rossi (la microcitemia) che, insieme ad altre emoglobinopatie, è l’alterazione genetica più frequente in Italia e più diffusa nel mondo (circa 400.000 malati e ogni anno circa 60.000 nuovi casi). In Italia, è ormai sotto controllo grazie ad un’azione di prevenzione primaria (la nascita di figli malati si previene se si evita la procreazione fra due portatori di microcitemia), alla diagnosi prenatale e all’attività medica e farmacologica. Nei paesi del Nord Africa, invece, la talassemia conduce spesso alla morte precoce di bambini e giovanissimi o li espone alle gravi complicanze soprattutto di tipo scheletrico.
 
Sabato 13 Aprile 2019, 16:07
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP