Febbre su e giù, Lorenzoni migliora. Il figlio: «Papà è una roccia». Dall'ospedale lui assicura:«L'impegno continua»

Martedì 8 Settembre 2020 di Nicoletta Cozza
Arturo Lorenzoni e i sostenitori con i cartelli e l'hasthag #arturocisiamonoi

PADOVA - La febbre si alza e si abbassa, com'è normale nel decorso di chi è stato contagiato dal Covid. E le condizioni generali sono conseguenti: buone nel momento in cui la colonnina sul termometro si abbassa per effetto degli antipiretici, un po' meno quando l'effetto passa e si ripresenta il rialzo di temperatura, che provoca mal di testa e spossatezza. Tutto sommato, però, Arturo Lorenzoni sta meglio: resta ricoverato nel reparto di malattie Infettive in attesa dell'esito dei tantissimi accertamenti a cui è stato sottoposto, dopo che domenica per due volte aveva perso i sensi durante una videoconferenza. I primi referti sono buoni e quindi i sanitari, in attesa di avere tutti gli esiti, propendono per l'ipotesi che a causare gli svenimenti sia stato un abbassamento di pressione e non un peggioramento causato dal Coronavirus.

«CONDIZIONI BUONE»
Sono fiduciosi in un'evoluzione positiva, dato che si tratta di un soggetto in condizioni generali buone e che non soffre di particolari patologie. E infatti il bollettino con gli aggiornamenti, diffuso ieri dallo staff del candidato alla presidenza della Regione delinea un quadro confortante: «Le condizioni di Lorenzoni appaiono buone. Ieri sera ha cenato regolarmente e dormito tutta la notte. I medici che lo hanno visitato dicono che la temperatura è altalenante, ma l'ossigenazione buona e intanto proseguono con le analisi. Il paziente è in costante contatto telefonico con la famiglia e con gli amici, e risponde alle centinaia di messaggi di incoraggiamento che riceve. Al momento, però, tutti gli impegni sono sospesi. Le attività previste, anche online, per i prossimi giorni restano in stand by». 

LA SOLIDARIETÀ
Ieri all'ora di pranzo, per fare sentire la loro solidarietà all'ex vicesindaco, una cinquantina di persone, tra assessori, candidati e amici, si sono radunate davanti all'ingresso dell'Ospedale e poi una delegazione si è trasferita sotto le finestre degli Infettivi. Tra loro anche Matteo, figlio di Lorenzoni, appena rientrato dalle vacanze e quindi non in isolamento come la mamma e i fratelli. «Siamo preoccupati per papà - ha detto - anche se sappiamo che è una roccia. Lo sosteniamo continuamente al telefono e comunque dalla voce sentiamo che è tranquillo perchè è in buone mani. Siamo sicuri che starà meglio presto».

I COLLEGHI DI GIUNTA
A testimoniare la vicinanza è arrivato anche l'assessore Diego Bonavina: «Arturo - ha detto - è un grande sportivo, un rugbista che non molla mai. Ha una tempra solida e presto tornerà più forte di prima». Chiara Gallani ha aggiunto: «Lorenzoni ha una squadra che lo sostiene e un grande affetto da parte di tante persone che credono in lui e nel suo programma. Siamo qui spontaneamente per supportarlo e infondergli coraggio». La collega Francesca Benciolini ha proseguito: «La salute va messa al primo posto. Arturo c'è e continua a lavorare, ma deve stare tranquillo e sapere che c'è un grande gruppo che va avanti per lui in campagna elettorale». Infine Elena Ostanel: «Sono felice che l'hashtag #arturocisiamonoi che abbiamo lanciato sia oggi scritto nei cartelli, tenuti in mano da esponenti della coalizione che lo sostiene. In questi momenti c'è bisogno anche di umanità».

DALL'OSPEDALE
Intanto dall'ospedale di Padova lo sfidante del governatore Luca Zaia alle elezioni regionali venete dichiara: «L'impegno continua, gli esami sono rassicuranti, ma sono qui per la stanchezza, lo stress di questa situazione». «L'emergenza ha reso il nostro primo passo più faticoso del previsto. Ma sono convinto che, come successo a Padova, questa esperienza civica possa avviare la creazione di una fase politica nuova». Secondo Lorenzoni cui Zaia racconta un Veneto che non c'è. «Mi piange il cuore dirlo, ma non è l'Eldorado: il Veneto è imbalsamato. Solo un dato sulla sanità: dal 2000 i posti letto pubblici sono scesi del 16 per cento. Lo definite un modello?».

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