Mattia, scomparso da 10 giorni: unica "pista" la delusione d'amore

Giovedì 1 Aprile 2021 di Silvia Moranduzzo
Mattia, scomparso da 10 giorni: unica "pista" la delusione d'amore

PADOVA - Mattia è scomparso da dieci giorni. Ha svegliato i genitori nel pieno della notte dicendo «Ho fatto qualcosa di irreparabile, voglio farla finita». Ha 21 anni. E sembra che la causa scatenante sia una delusione d’amore, una ragazza che lo ha rifiutato. Nessun’altra spiegazione. Dopo più di una settimana di silenzio, ieri la ragazza in questione ha deciso di parlare per lanciare un appello: «Mattia torna a casa, ti prego. Non hai fatto nulla di male. Torna».
Tutto è cominciato lunedì 22 marzo. È l’una di notte quando Mattia Fogarin sveglia i genitori che dormono tranquilli nella loro camera da letto, in una villetta a schiera in zona Terranegra, quartiere a sud-est di Padova, vicino all’argine del Bacchiglione. «Ho fatto qualcosa a cui non posso rimediare, se non faccio qualcosa lei verrà a casa». Con “lei” si riferiva a una ragazza, un’amica con la quale usciva da un paio d’anni e per la quale nell’ultimo periodo aveva cominciato a provare dei sentimenti, peraltro non ricambiati.
«Non seguitemi» ha aggiunto Mattia prima di voltarsi e andarsene. Il padre Nicola non ci ha pensato due volte, si è vestito al volo ed è sceso in strada di corsa. Salito in macchina, ha cominciato a cercare il figlio nelle stradine interne del quartiere. Lo ha chiamato e ha cercato di convincerlo a tornare a casa, che tutto si sarebbe sistemato, lo avrebbero aiutato qualsiasi cosa fosse accaduta. Ma Mattia non ne voleva sapere. «Mi butto in un cassonetto» ha detto al padre continuando a camminare, fuggendo da non si sa ancora cosa.
A un certo punto per Nicola Fogarin si è accesa una speranza: il figlio gli ha detto di essere nei dintorni del parco Iris, nella zona sud-est di Padova. L’uomo gli ha detto di fermarsi, lo avrebbe raggiunto. E agli inquirenti ha detto di aver sentito rumore di sassi. Ma dall’analisi dei filmati delle telecamere interne e dei dintorni compiuta dalla questura padovana non compare la figura del 21enne. Da lì non è passato. Il ragazzo ha chiuso la telefonata. La madre Marzia è riuscita a mettersi in contatto con lui pregandolo di tornare a casa. Poi il telefono si è spento, intorno alle 4 di mattina. L’ultima cella alla quale si è agganciato è quella di via Cavallotti, a pochi passi dall’argine del Bassanello, dove scorre il fiume Bacchiglione. E le indagini dei carabinieri sono partite proprio da lì.
Verso le 7 del mattino i genitori di Mattia, stremati per le ricerche notturne, hanno fatto denuncia di scomparsa. A quel punto si è attivato l’iter consueto per casi come questo. La procura ha aperto un fascicolo, nelle mani del pm Marco Brusegan, e i carabinieri hanno avviato le ricerche con l’ausilio dei vigili del fuoco. Fiumi, canali, casolari sono sotto osservazione. Così come i dormitori pubblici, la mensa dei poveri, i bivacchi dei senza tetto alla stazione. Tutto inutile, per ora. Tantissime le segnalazioni che arrivano da tutta Italia, le ultime dalla Sardegna e dal Bellunese, ma nessuna ha trovato riscontro. Negli ultimi giorni carabinieri e vigili del fuoco hanno scandagliato i canali vicino a casa del ragazzo con elicottero, sommozzatori e cani molecolari. Lo hanno cercato in tutti gli edifici abbandonati e le ricerche si sono spostate anche in campagna, varcando i confini della città e perlustrando la provincia. Di Mattia nessuna traccia. Sembra svanito nel nulla.
Ora la Procura vuole vederci chiaro e cercherà di ricostruire tutti gli spostamenti del ragazzo oltre a risentire gli amici di Mattia. Uno di questi, che ha trascorso con lui la serata di domenica, l’ultima prima che sparisse, ha detto al Gazzettino che «sembrava triste, un po’ giù di morale, ma nulla faceva pensare a un gesto estremo. Sapevo – continua – che aveva litigato con una ragazza che gli piaceva però si trattava di una discussione non grave da quanto ho capito, o comunque non così grave da pensare al suicidio».
I genitori di Mattia tutti i giorni si presentano al comando provinciale dei carabinieri di via Rismondo per sapere se ci sono novità. Hanno lanciato un appello che sui social è stato condiviso da centinaia di persone e, a volte, si presentano sul luogo delle ricerche di carabinieri e vigili del fuoco. Solo dopo dieci giorni l’amica di Mattia, attorno al cui rifiuto ruota la vicenda, ha deciso di rompere il silenzio nel quale si era chiusa. «Torna a casa – dice, la voce rotta dalla disperazione – Non hai fatto niente di male, Mattia. Ti prego, torna a casa».
 

 

Ultimo aggiornamento: 11:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA