Duplice delitto nel parcheggio
Ruotolo spera nella Cassazione

Sabato 28 Settembre 2019 di Cristina Antonutti
Giosuè Ruotolo durante il primo processo in Corte d'Assise
PORDENONE - L’ergastolo inflitto a Giosuè Ruotolo per l’omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza nel parcheggio del palasport di Pordenone? In Cassazione la difesa cercherà di dimostrare che è stato un errore giudiziario, dovuto a una interpretazione «illogica, contradditoria e incompleta» di indizi e testimonianze. Ieri mattina gli avvocati Roberto Rigoni Stern e Giuseppe Esposito hanno depositato il ricorso. Sono 77 pagine fitte di rilievi mossi alla Corte d’Assise d’appello di Trieste: la convinzione è che vi siano ampi margini per annullare la sentenza. «In Appello - osservano i legali - alcuni dati probatori sono stati stravolti, fraintesi nel loro significato, forzati nella loro interpretazione».  Al processo molti testimoni non erano sicuri se ciò che riferivano era riconducibile a una percezione diretta o se l’avevano appreso dagli organi di informazione. Secondo la difesa la «contaminazione mediatica» avrebbe alterato il dato processuale. A cominciare dai ricordi del teste chiave Stefano Protani, che la sera del 17 marzo 2015 uscì dalla palestra assieme alle vittime, scambiò i colpi di pistola per petardi e indicò ai Carabinieri la presenza di un’Audi A3 Sportback ferma dietro l’auto dei fidanzati. «La scena del delitto - scrivono i legali nel ricorso - è stata ricostruita ritenendo che fu proprio lui a vedere l’auto di Ruotolo, che a differenza di ciò che aveva dichiarato alla polizia giudiziaria e al Pm era un’Audi A3, non un modello Sportback». Qual è il Protani più credibile? Quello che parla di una Sportback con al volante una donna o quello che al processo «introduce alcune circostanze che possano giustificare l’errore in cui era incorso nelle dichiarazioni rese nell’immediatezza dei fatti».
SCENA DEL CRIMINE
La difesa osserva che nessuno ha visto Ruotolo nel parcheggio al momento del delitto e nessuno ha detto di aver visto un’Audi A3 come la sua. Sia Protani che Michele Caticchio parlano di una Sportback. I giudici hanno concluso che l’auto vista da Protani e Caticchio era quella di Ruotolo, che si era spostato all’altezza del vano tecnico in attesa che uscissero le vittime dalla palestra. Ma Protani, secondo la difesa, sarebbe inattendibile. La sera del delitto disse che aveva visto alla guida dell’Audi A3 una donna con i capelli a caschetto e indicò l’esatta posizione delle mani sul volante: «Dimostra che la sua visione un minimo di attenzione dovette necessariamente averla. La Corte ha invece valutato inutilizzabili le dichiarazioni sulla persona all’interno dell’auto, decisive per escludere Ruotolo, senza motivarle».
SUPER PERIZIA
È stata fondamentale per collocare Ruotolo nel parcheggio al momento del delitto. La difesa afferma che la Corte ha tenuto conto solo del traffico in via Interna per valutare l’affollamento del tratto di strada non videosorvegliato percorso da Ruotolo e quindi ricostruire la velocità dell’Audi A3. La Corte sarebbe stata evasiva anche nelle motivazioni sulla nuova prospettazione degli orari avanzata dall’avvocato Esposito per evidenziare come il calcolo dell’ora dell’omicidio sia inattendibile. Gli orari riguardano l’orologio interno della palestra fitness, con ingresso da via Interna: nei video si vede il runner Marcuzzo uscire alle 19.54.04 e il testimone Cantarutti alle 19.54.06. «Sulla scorta di questo dato - scrive la difesa - la valutazione delle simulazioni fatte con i testimoni arriva alla conclusione che tutti hanno sentito delle esplosioni, ma non tutti hanno sentito esplosioni che erano spari».
IL MOVENTE
In un processo indiziario, affermano i giudici, il movente non ha un ruolo determinante. Ritengono però che sia emerso con chiarezza il deterioramento del rapporto tra Ragone e Ruotolo. E qui entrano in scena i coinquilini Sergio Romano e Daniele Renna con le loro dichiarazioni tardive. «La trasformazione del rapporto - ricorda la difesa - non riguardò solo Ruotolo, ma anche i due coinquilini. Se è indiscutibile che i coinquilini costituiscano la fonte probatoria principale, si ritiene che la Corte abbia solo parzialmente valutato le loro dichiarazioni omettendo di valutare una circostanza illuminante». E cioè il riferimento al picchetto d’onore formato da Romano per il funerale di Ragone: diede la disponibilità di Renna e Ruotolo senza nemmeno informare quest’ultimi.
TRACCE DI SANGUE
Secondo la difesa, è impossibile che chi ha sparato da una distanza così ravvicinata non si sia sporcato di sangue: «All’interno dell’auto si è accertata una chiara, evidente ed indiscutibile presenza di schizzi di sangue su parabrezza, cruscotto, specchietto retrovisore, montante anteriore lato passeggero. Tale dato non poteva e non doveva essere ignorato». Il fatto che dal lato in cui sedeva Ragone non vi fossero tracce di sangue, per la difesa rende affidabile l’ipotesi che tra la portiera aperta e la parte centrale dell’auto si sia frapposto il corpo dell’aggressore. Sull’auto di Ruotolo e sui suoi effetti personali non è stata trovata traccia del Dna dei fidanzati. «È una prova convincente ed indiscutibile della innocenza di Ruotolo - afferma a difesa -, non c’è alcuna connessione fra le due vittime e l’imputato. La presenza di un Dna misto sul bossolo trovato all’interno dell’auto delle vittime importa ulteriori interrogativi su chi fosse presente in quel momento sulla scena del delitto».
Ultimo aggiornamento: 08:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA