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Addio Daniele, il pompiere delle grandi emergenze. Era andato in pensione un anno fa

Martedì 9 Agosto 2022
A sinistra Daniele Trevisan con il fratello Luciano

SAN QUIRINO - (C.A.) Era l'uomo delle emergenze. Daniele Trevisan, 59 anni appena compiuti, aveva messo nell'armadio la divisa dei vigili del fuoco soltanto un anno fa. Aveva ancora tanti progetti da portare a termine, ma domenica mattina tutto si è fermato. È mancato in seguito a un malore mentre si trovava a Misurina, dove aveva raggiunto in camper un gruppo di amici che recuperano siti storici della Grande Guerra sul monte Piana. Al mattino hanno bussato alla sua porta, non rispondeva, credevano stesse ancora riposando. Ma non era così. In serata alla moglie Sandra e ai figli Valentina e Andrea è stata portata la triste notizia.


UNA VITA TRA I POMPIERI


Prima di approdare tra i vigili del fuoco aveva fatto il gommista, il saldatore e si era occupato del trasporto dei ragazzi con disabilità con il Cpas. Ricorda il fratello Luciano (ha anche un altro fratello e tre sorelle): «Avevo fatto l'ausiliario nei pompieri e lui il bersagliere. Un giorno mi disse che aveva fatto domanda per entrare nei vigili del fuoco, pensavo scherzasse, voleva che la facessi anch'io». Caposquadra a Pordenone, istruttore nazionale dei mezzi terrestri, responsabile del parco macchine, ha partecipato a tutte le emergenze degli ultimi 30 anni. Con il fratello Luciano, coordinatore della Protezione civile di San Quirino, si è ritrovato tra le macerie di Amatrice, dell'Emilia e in occasione dell'alluvione di Ugovizza. «Era instancabile - lo ricorda il fratello - Con il suocero era stato tra i fondatori del gruppo di protezione civile di San Quirino». Aveva mille passioni, trasmesse anche al figlio Andrea, con il quale faceva lavori di meccanica sulle Vespe d'epoca che gli piaceva recuperare.


IL RICORDO


Con Stefano Zanut, vice comandante dei Vigili del fuoco di Pordenone, aveva portato soccorso nei luoghi martoriati dalle calamità. Ad Amatrice aveva fatto parte di un'unità speciale che si era occupata dei disabili, perché i portatori di handicap erano rimasti nel suo cuore da quando aveva prestato loro assistenza. «Di trent'anni di lavoro assieme a Daniele avrei moltissime cose da raccontare - afferma addolorato Zanut -. Tra le esperienze fatte assieme conservo ancora vivo il ricordo della settimana trascorsa con lui nelle zone del terremoto in Centro Italia, nel 2016, quando le prime fasi erano ancora critiche e noi operavamo tra le province di Ascoli Piceno e Rieti per gestire le necessità delle persone con disabilità. Ci muovevamo in quella terra martoriata alternando riunioni per ascoltare le esigenze di quelle persone, cercando di risolverle, con altre attività più dirette al soccorso e in cui lui non faceva mai mancare il suo spirito collaborativo arricchito da una ricca esperienza professionale. Quella settimana fu veramente intensa e senza un momento di pausa. Ricordo che di fronte alle macerie di Amatrice, in cui erano ancora in corso le operazioni di ricerca delle vittime sotto le macerie, Daniele rimase in silenzio per molto tempo, un po' strano per uno come lui che amava parlare molto. Poi mi confessò di aver vissuto in quei momenti la stessa sensazione provata nel 1976, davanti alle macerie di Amaro, dov'era stato con il padre per portare aiuto alla gente di quel posto: Il paese era stato raso al suolo e lo scenario era esattamente quello di Amatrice, mi disse». Prosegue Zanut: «Era l'uomo del fare e della generosità, per questo non si è mai tirato indietro di fronte anche alle situazioni più difficili. Era sempre in prima linea ma nel contempo non disdegnava l'attività di formazione, visto che oltre tutto era anche un istruttore nazionale di scuola guida. Ci sono generazioni di vigili del fuoco che hanno imparato grazie a lui a condurre un'APS o autobotte, un'autoscala o un'autogrù, perché per fare soccorso è necessario saper fare anche queste cose».
 

Ultimo aggiornamento: 12:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA