Rivolta all'ex Serena, Zaia: «Stop caserme, chiudere il centro». Oggi altri 3 positivi, totale 136

Sabato 1 Agosto 2020
Il governatore Luca Zaia chiede la chiusura dell'ex caserma Serena

TREVISO - «All'ex caserma Serena c'è un focolaio di coronavirus perché ci sono delle persone che hanno dato vita al focolaio. Dal punto di vista epidemiologico oggi non sappiamo quale sia stato il vettore primario. Il virus è entrato in virtù di un ultimo arrivo o con i contatti degli ospiti all'esterno. Il contagio potrebbe essere avvenuto fuori e poi è stato portato dentro. Di certo, l'assembramento e il non rispetto delle regole ci porta in una sola direzione».

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Il governatore Luca Zaia definisce così i contorni del maxi focolaio di Covid-19 esploso giovedì 30 luglio nel centro di accoglienza per richiedenti asilo dell'ex caserma Serena di Treviso. Il quadro dello screening eseguito dalla task force dell'Usl della Marca dice che sono state contagiate 133 persone: 132 migranti (su 293) e un solo mediatore culturale (su 22). A questi numeri si sono aggiunti oggi, sabato 1 agosto, i risultati di altri test su 5 ospiti della casema (assenti in precedenza): 3 sono risultati positivi, il totale quindi è di 297 testati e 136 positivi.

«Se guardiamo i dati, vediamo che c'è solo un mediatore contagiato. Tutti gli altri operatori, invece, non sono contagiati - specifica il presidente della Regione - deduco che forse questo è accaduto perché magari avevano i dispositivi di protezione e li utilizzavano». Di seguito, Zaia è stato ancora più diretto con chi segnalava che l'altro ieri alcuni migranti dell'ex Serena parlando attraverso le grate lamentavano di non essere stati subito divisi in nuclei isolati tra positivi e negativi. «Portavano tutti la mascherina mentre parlavano? - è stata la domanda posta dal governatore - se l'avessero portata sempre magari avremmo avuto meno problemi». 

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BLINDATA
Ormai, però, il maxi focolaio è esploso. L'ex caserma Serena è blindata: sorvegliata a vista giorno e notte dalle forze dell'ordine. Nessuno può entrare e uscire. Tutti gli ospiti, sia quelli risultati positivi che quelli negativi, sono isolati all'interno. Resteranno in quarantena per almeno 14 giorni. L'Usl farà un nuovo giro di tamponi già entro una settimana. Questo consentirà di valutare l'andamento dell'epidemia. Quel che è certo è che la struttura rimarrà chiusa fino a quando non tornerà a essere completamente Covid-free. Ieri Zaia ha avuto un confronto sia con il prefetto di Treviso, Maria Rosaria Laganà, che con il direttore generale dell'Usl della Marca, Francesco Benazzi. «Stiamo ragionando per capire se abbiamo potestà giuridica per fare qualcosa di più - rivela - però, oggettivamente, il piano di sanità pubblica lo abbiamo applicato, con tutta una serie di prescrizioni. Per me l'ex caserma Serena resta zona rossa. È una zona rossa, quanto meno da un punto di vista sanitario. Deve essere chiaro. Ricordo che tutti gli ospiti che si trovano in quella struttura devono sottostare a delle regole che sono sancite per legge. Queste dicono che le persone positive hanno il penale se escono dalla quarantena, hanno una multa e anche la reclusione. E le persone negative che rappresentano contatti stretti devono comunque stare in quarantena. Non c'è altro da aggiungere. Quindi da quell'ex caserma non deve uscire nessuno». 

MASSIMA ATTENZIONE
«La struttura deve essere gestita in maniera assolutamente severa. Su questo rinnovo l'appello alla Prefettura e alle forze dell'ordine aggiunge severità non vuol dire violenza. Ma la gestione del piano di sanità pubblica è una cosa seria. Abbiamo avuto 5 milioni di veneti che si sono chiusi in casa per mesi. Non capisco quale sia il problema nel chiedere a 300 persone di farsi la quarantena, in maniera separata tra positivi e negativi. Non capisco perché alcuni di questi signori stiano già alzando la voce perché vogliono uscire. Qui si vede se esiste lo Stato oppure no». Oltre allo screening allargato tra le persone che nell'ultimo periodo sono entrate in contatto con i migranti dell'ex Serena, già in corso, adesso si andrà anche a sequenziare il virus a livello genetico per definirne il ceppo. Un aspetto, questo, che potrebbe aiutare a chiarire l'origine del maxi focolaio.
«Andremo a testare i migranti ogni sette giorni. Per la loro salute ma anche per vedere l'evoluzione: potrebbe essere una buona opportunità di studio epidemiologico; resta sottinteso che strutture come questa devono essere dismesse. È ormai certificato che tale sistema di ospitalità è fallimentare». 

Ultimo aggiornamento: 17:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA