Il grido, la morte, la scoperta: in 3 ore il mistero di Serena. Domani l'autopsia

Lunedì 30 Agosto 2021 di Valeria Lipparini
Matteo Piva e Serena Fasan

TREVISO - Tre ore prima era viva. Tre ore dopo Serena Fasan, la 37enne farmacista di Castelfranco, è stata trovata morta dal compagno, riversa a terra, nella loro abitazione in via Ponchini. In quelle tre ore sono racchiusi i dubbi e i misteri di una morte apparentemente inspiegabile. Perche Serena stava bene, a detta dei parenti e dello stesso compagno. Ma soprattutto perché sono stati trovati segni sospetti sul collo della donna che potrebbero essere compatibili con uno strangolamento, anche se la pista sembra labile a detta della magistratura, oppure potrebbero coincidere con manovre maldestre di soccorso, attuate nella concitazione di quei terribili momenti, dai vicini, tra cui un medico, e dal compagno stesso. Ma c'è anche un'altra ipotesi. Cioè che la donna possa essersi procurata da sola quegli strani lividi al collo nel tentativo di respirare dopo aver ingerito qualcosa che le avrebbe impedito, appunto, la respirazione.
A fugare i sospetti ci penserà l'autopsia, che verrà eseguita martedì 31 dal medico legale Alberto Furlanetto, incaricato dal pubblico ministero del Tribunale di Treviso Mara Giovanna De Donà, che ha aperto un'inchiesta per omicidio volontario, peraltro senza indagati.


QUEL POMERIGGIO

Le indagini passano al vaglio quelle tre ore. L'orologio, feroce, comincia a ticchettare a partire dalle 15,30 quando il compagno di Serena, Matteo Piva, 37enne titolare del pub Ai do Gatti in via Filzi, in centro a Castelfranco, esce di casa. Deve sbrigare alcune faccende prima di aprire il pub. Viene visto da più di qualche testimone e i suoi spostamenti controllati e confermati dai carabinieri. Ha, insomma, un alibi di ferro. Tra le 15,30 e le 16 i vicini sentono un grido d'aiuto provenire dall'appartamento dove si trova Serena, che aveva deciso per un lavoro part time alla farmacia Alla Fonte della Salute al centro commerciale Giorgione. Non ci danno peso perchè è un grido di aiuto isolato e, soprattutto, perchè in casa non si sentono rumori di sorta. Alle 17 il papà di Serena, Francesco comincia a telefonare alla figlia senza ottenere risposta. Finchè, allarmato, chiama il compagno e gli chiede di andare a vedere cosa succede. Matteo Piva lascia il pub e alle 18,30 apre la porta di casa scoprendo Serena a terra, morta. Ma lui questo non lo sa. Chiama i soccorsi e nel frattempo tenta di rianimarla. Alle 18.40 arriva il personale sanitario del Suem che accerta il decesso di Serena e lo fa risalire, presumibilmente, alle 17. Ma anche questo dato è indicativo e sarà l'autopsia a stabilire l'ora esatta della morte.


LE DOMANDE

Cosa è successo in quelle tre ore? Cosa ha causato la morte di una donna giovane, nel pieno delle forze e con un futuro davanti a lei? L'ipotesi di un malore fulminante sembra prendere sempre più piede. Il personale medico, giunto sul posto, trova la donna con i denti serrata e sangue misto a schiuma uscirle dalla bocca. Saranno loro a parlare di un attacco fulminante di epilessia. Un'ipotesi che non viene scartata dalla magistratura. Subito dopo il decesso, nell'appartamento di via Ponchini, arrivano i carabinieri del nucleo investigativo per fissare la scena, inventariando e fotografando i medicinali che metteranno a disposizione del medico legale. Viene verificato che i serramenti non sono stati forzati, che nel salotto c'è ordine e che il telefonino è praticamente accanto al corpo di Serena. L'indagine sul telefonino e sulle chiamate effettuate sarà successiva alle risultanze dell'autopsia.
 

Ultimo aggiornamento: 21:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA