«Lascia stare mia moglie»: bidello riempito di botte, ma la donna si era inventata tutto

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Elena Filini
Pestaggio

TREVISO - Un'auto nera lo segue all'uscita da scuola. Al parcheggio di fronte a casa due uomini gli si affiancano. Arriva un terzo, lo trascinano fuori dall'auto e lo lasciano in una pozza di sangue con una minaccia che spiega l'agguato: «Lascia stare la mia donna». Ma lei si era inventata tutto.
Lui, collaboratore scolastico 50 enne, è una colonna dell'istituto superiore di Conegliano in cui lavora da un trentennio. Una compagna che ama e una famiglia. Lei, quasi coetanea, un marito, un figlio. E un lavoro nella stessa scuola. In quale contesto possa essere maturato un pestaggio così brutale è ancora un mistero. L'uomo nega ogni responsabilità e ogni tipo di contatto al di fuori del lavoro con la collega. Ma i famigliari di lei non la pensano così, e hanno messo in atto un brutale pestaggio davanti agli occhi dell'intero condominio. «Se osi denunciarci, veniamo qui e finiamo il lavoro» avrebbero anche detto prima di far perdere le proprie tracce.
È successo lo scorso giugno. In mezzo, un ricovero e una complicata ricostruzione maxillo facciale. È un giorno di scuola normale: la donna, ausiliaria all'istituto superiore, non è al lavoro. Ma un altro dipendente vede arrivare il marito di lei in auto. Una sorta di ispezione per controllare se il collega fosse in servizio. Passano alcune ore. Il 50enne, che invece è in regolare orario di lavoro, esce per tornare a casa a fine turno. Dallo specchietto retrovisore nota un'auto scura che lo segue fino al parcheggio di fronte al condominio. Giunto nel parcheggio di casa, però, non scende dall'abitacolo. Dal finestrino viene affrontato da due individui con uno spiccato accento meridionale: «Tu devi lasciar stare la mia donna, hai capito?».
L'OPERAZIONE
L'uomo invece non capisce: conosce la collega con cui ha rapporti lavorativi. Ma nulla più. Cerca di negare, ma è tutto inutile. In quel momento un'altra auto si affianca. Da questa scende un terzo uomo, più giovane, presumibilmente il figlio di lei. Prende di petto il 50enne e inizia a gonfiarlo di pugni. Così lo imitano anche gli altri due. Fermati soltanto dalle urla del vicinato, della moglie che assiste impotente dal balcone, e dall'arrivo dei carabinieri. Quando le gazzelle piombano sul posto però degli aggressori non c'è più traccia. Il collaboratore scolastico è steso sull'asfalto in una pozza di sangue. Ha la mandibola sfondata, un trauma cranico, fratture costali e il volto tumefatto. Su di lui hanno infierito in tre. Viene portato d'urgenza al Ca' Foncello: le sue condizioni sono gravi. Ci resta per quasi 2 mesi, affrontando una complessa operazione di ricostruzione maxillo facciale a cura dell'equipe del primario Luca Guarda Nardini. Quando esce dalla degenza il collaboratore scolastico si presenta insieme alla compagna dall'avvocato Federico Vianelli.
LA DENUNCIA
«Il mio cliente è stato vittima di una vera e propria spedizione punitiva a carattere intimidatorio - spiega il legale - il presunto flirt con la collega è del tutto infondato. Abbiamo sporto querela: si configura il reato di violenza privata e di lesioni personali gravissime». Il collaboratore 50enne è conosciuto come persona perbene ed estroversa. Forse alla base del fraintendimento una frase o un saluto, letto dalla donna come invito di altro genere. O, peggio, preso a pretesto per suscitare la gelosia del marito. «Ma il mio cliente si è proclamato estraneo a qualsiasi forma di avance». Al momento le forze dell'ordine stanno portando avanti le indagini per accertare l'identità dei tre uomini che però secondo la ricostruzione e l'identikit fornito sembrano essere il marito, il fratello e il figlio della donna. «La vicenda non si è conclusa in maniera tragica solo per l'intervento dei vicini e delle forze dell'ordine - conclude Vianelli - ma lo schema avvicina purtroppo questa storia ad agguati con esiti mortali come quello di Colleferro».
Elena Filini
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