Sfilata-show di Dolce&Gabbana a Venezia con le figlie delle star in passerella. Oggi gran finale all'Arsenale

Lunedì 30 Agosto 2021 di Angela Pederiva
Sfilata di Dolce & Gabbana a Venezia domenica 29 agosto

VENEZIA - In piazzetta San Marco la sfilata-show di Dolce&Gabbana. In passerella anche le giovani figlie di Klum, Bellucci, Bale e Puff Daddy «Avviciniamo l'alta moda alla nuova generazione». Dai vetri ai tessuti, gli inserti degli artigiani locali. Oggi gran finale all'Arsenale.


L'EVENTO
Gli abiti sono 101 e questa è la carica. L'iniezione di energia di cui Venezia aveva bisogno arriva la sera dell'ultima domenica di agosto, quando la luce del tramonto sfuma nei fasci dei riflettori, puntati sulla passerella che solca la piazzetta fra il Ducale e il Campanile infine bagnata da una benaugurante pioggerellina. Ma dalla laguna non proviene più la minaccia, ora l'acqua è granda il giusto per far fluire le gondole che da Vallaresso sbarcano le modelle fra le colonne di San Marco e San Todaro, nella sfilata-tributo con cui la maison Dolce&Gabbana prova ad «avvicinare l'alta moda alla nuova generazione».


ADOLESCENTI

Protagonista è la seconda, quella di sei figlie di, che sulle orme dei genitori-divi della moda, del cinema e della musica, calcano il tappeto rosso con la freschezza della loro pur altisonante adolescenza. Leni Klum, nata dalla relazione fra Heidi e Flavio Briatore, avvolta in una corolla di taffetà blu, ha 17 anni. Come quelli che sta per compiere Leva Cassel, primogenita di Vincent e Monica Bellucci, sontuosa nel tulle fucsia ingentilito da fiori e fiocchi. Petali e nastri impreziosiscono pure il lungo avorio di Emmeline Bale, erede di Christian, 16 anni. Ne hanno invece ancora 14 le sorelle Combs, cognome anagrafico di Puff Daddy: le gemelle D'Lila Star e Jessie James e la sorellastra Chance, sorridenti sotto le balze e i camuffi che le adornano dalla testa alle ginocchia. «Sono tutte ragazze giovanissime che rappresentano la nuova vita, perché questi tre giorni qui per noi vogliono significare la rinascita dopo il Covid», dicevano infatti Domenico e Stefano, l'uno sempre tutto in nero e l'altro ancora in bermuda e Birkenstock, durante l'attesa dell'evento.


MERCATO

Ma ora la festa è cominciata. Prima lo spettacolo di maschere e mimi, richiamo al Carnevale che la città non ha potuto assaporare appieno. «Nessun dorma!», canta Jennifer Hudson, l'ex American Idol che è una delle stelle chiamate a rischiarare la notte veneziana, regalata da D&G a 500 ospiti provenienti da tutto il mondo. «Giapponesi, russi, arabi, qualche italiano, brasiliani, messicani, statunitensi elenca Gabbana. Mancano solo i cinesi perché non possono uscire dal Paese e allora seguono la diretta streaming. Ma il mercato per noi non si restringe, abbiamo anzi aumentato la nostra clientela». Eppure c'è stato il lockdown e l'emergenza sanitaria continua. «Tutto il mondo è stato in blackout riconosce Dolce ma ora spero che torni a vivere. Dobbiamo muovere le braccia e fare qualcosa: se non fa niente, la gente muore, ma se mettiamo energia, possiamo tornare di nuovo come prima o magari ancora meglio di prima. È vero, siamo passati da una vita schizofrenica al niente, è stato uno choc. Ma dopo quell'esperienza siamo più responsabili, abbiamo più cura. Prima quando venivamo invitati a uno show, dicevamo: che palle... Adesso esultiamo: che bello!». 


OMAGGIO

Un aggettivo che si spreca, durante l'ora di un défilé che è un maestoso omaggio a Venezia e ai suoi artigiani, una ventina delle sessanta piccole aziende coinvolte. L'ispirazione arriva dalle fornaci, dalle bricole, dai telai. Tubi di filo, gocce di cristallo, cilindri di satin imbottiti di gommapiuma e poi tricottati. Fiori di broccato, pitone e «qualcosa che sembra lamé, ma in realtà è oro 24 carati». Un abito è mezzo dipinto sul tulle e mezzo ricamato con il lurex. Riecheggia il Carnevale, pare di vedere Casanova. Specchi molati riflettono il rosa di fine giornata, un leone ruggisce dalle maniche costruite per stare alzate da sole. I fiori delle lampade di Murano guarniscono le spalle e il collo, l'intarsio dei colori ripropone il disegno della basilica, le paillette ricamate riproducono i mosaici. Il lampadario veneziano è ricostruito come una gabbia di stecche da cui pendono frammenti luccicanti. I bicchieri di vetro, una volta rovesciati, diventano tacchi di plexiglas. Ruche di pizzo, giacche da uomo portate con top e minigonne nei tessuti di Bevilacqua, applicazioni di pelle sul raso. Il giallo e il blu di chiffon richiamano le tinte unite di Venini, il piccolo punto intesse i ventagli e le scarpe.


UNICITÀ

Gabbana previene le perplessità: «Quell'abito è troppo pesante, ma chi lo mette? Quell'altro vestito è troppo caro, ma chi lo compra? Queste domande nell'alta moda non si fanno, perché ai clienti dell'alta moda non interessa né della portabilità, né del peso, né del costo. Sono persone che vivono una vita diversa dalla nostra e che si possono permettere questo. Quindi noi ci divertiamo a farlo, all'interno di quello che consideriamo un laboratorio di ricerca. Grazie all'artigianato veneziano abbiamo imparato tante cose nuove, fra tecniche e materiali, che a pioggia potranno ricadere sul prêt-à-porter. Certo, per fare il nuovo c'è da diventare matti, ma la gente paga per avere un pezzo unico...». Dolce concorda: «I social media rendono tutto molto piatto e per tutti. Ma non è vero che tutto è per tutti, devi scegliere quello che vuoi, perché non sei uguale agli altri: io sono calvo ma unico, ognuno è unico». Intanto s'è fatta sera, e un mezzo temporale, sulle note della Turandot: «Dilegua, o notte. Tramontate, stelle. All'alba vincerò». Ma prima che spuntino le luci del nuovo giorno, c'è ancora tempo per la cena alla Pescheria di Rialto, in attesa dell'alta sartoria oggi all'Arsenale.

 

 

Ultimo aggiornamento: 20:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA