Ceronetti, schegge di pensiero contemporaneo

AFORISMI
La “musica” ceronettiana inizia con «Salvate il mondo. Mangiate esclusivamente carne umana» e si conclude con «La morte riceve 24 ore su 24, ma solo su appuntamento (L'ora ci viene assegnata nascendo»). Ma Guido Ceronetti avverte: «Non potrò più andare lontano. Posso ancora illuminare la strada». E ora la illumina con L'occhio del barbagianni, centotrentaquattro nuovi pensieri su corpo, natura, economia, tecnica, morte, democrazia: tappe del viaggio nei siti caldi in cui la contemporaneità esprime meglio la sua potenza (o impotenza) di fuoco.
La misura baby della scheggia, dell'aforisma, dello stile all'altezza della catastrofe che evoca, è una taglia che veste bene lo scrittore, folgorato dalla forza di “pensieri staccati o staccabili” dove il paradosso è sempre usato con grazia, la battuta spesa con suprema eleganza. Nella miniaturizzazione del pensiero, egli appare ancor più un “designer” ossessionato dalla forma dentro di cui suggella il colore (cupo e feroce, anche tenero e stralunato) delle sue idee, quello di un «amatore di squilibri camuffato da erudito». Che, per l'uso sapiente dirompente e pericoloso che fa della parola, si è guadagnato l'etichetta di diagnostico del crimine, visezionatore della sciagura, speleologo delle rovine, saltimbanco mistico, visionario eccentrico e snob nichilista e gnostico.
Lui scrive: «È matura per la Distruzione una società che ha per tempio la Banca, che vive e sopravvive in attesa o nel godimento di una pensione». E ancora: «L'uomo di stato sarà sempre più espressione della Cucina, del Cesso, della Discarica». Non vuole medicare ferite, curare piaghe, fasciarle. Le mostra nel loro disfarsi, non come reazione all'attualità che divora se stessa, ma come condizione in cui versa la storia, fonte inesauribile di misfatti. Ma con tutte le sue idee, Ceronetti è tutto fuor che un'opinionista. Spesso estreme e provocatorie, le sue tesi sono all'ombra dell'arte della parola che sa “illuminare senza farsi troppo capire”, avvolta da tutti i fili del pensiero, con ogni contraddizioni e ambiguità, ma senza essere “usata” in un senso o in un programma. Che al momento giusto sa dire: «Prolungando a dismisura il tempo dell'esistenza, senza curarsi delle conseguenze, il secolo XX ha voluto strappare il velo a tutti i suoi errori-orrori nascosti: scrutalo meglio, ne avrai una chiave». E anche: «Come resta impenetrato e inaccessibile il passaggio dalla vita alla morte, così il passaggio – misteriosamente fulmineo dall'amante appassionata alla vecchia signora».
Renato Minore
Sabato 22 Novembre 2014, 06:17




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