Arca di Gallinaro, finto paraplegico riprende a camminare: «Miracolo»

Domenica 13 Ottobre 2019 di Mary Liguori
«Cammino, posso di nuovo usare le mie gambe: è un miracolo». Ma era una penosa farsa. O almeno è questo ciò che racconta un ex adepto della «chiesa» di Gallinaro che parla di un uomo che si sarebbe finto paraplegico per poi inscenare la propria guarigione. Una recita che voleva accrescere la fama della setta al centro di un’inchiesta per riciclaggio, truffa e circonvenzione di incapace. 

Quando, nel 2014, il Palasport di Cercola ospitò per la prima volta l’assemblea dell’allora «Culla del Bambin Gesù» quella del profeta Samuele sembrava la buona novella, il messaggio del Cristo. Un insegnamento d’amore, di pace e di condivisioni che a migliaia abbracciavano. Erano gli anni in cui l’Arca di Gallinaro era in costruzione e, per venire incontro alle esigente dei tanti fedeli seminati lungo lo Stivale, Samuele Morcia teneva messe itineranti. Venne il momento di Cercola e fu il caos. Nello stesso anno in cui il Vaticano accusava di scisma il profeta della «Nuova Gerusalemme», l’assemblea dei credenti del «rivoluzionario» culto eleggeva il proprio pontefice. Che non poteva essere altri che lui, Samuele Morcia, proclamatosi depositario del dono celeste (mai riconosciuto) di sua suocera, Giuseppina Norcia, che a Gallinaro sosteneva di vedere il Bambinello, ma non chiedeva soldi, solo preghiere. Morcia, come da statuto dell’associazione onlus che si ritiene chiesa, fu scelto dall’assemblea dei fedeli.

 

«C’ero, quel giorno, e ricordo che tutti pendevamo dalle sue labbra. Eravamo convinti della bontà del suo messaggio, personalmente ero certo che ci stavamo muovendo nei crismi del cristianesimo, ma mi sbagliavo»: chi parla è un ex fervente fedele della Nuova Gerusalemme. Un giovane professionista che, all’epoca della folgorazione sulla via di Gallinaro, ha quasi perso la famiglia per seguire le regole del «Libretto» della Nuova Gerusalemme, per rispettare il giuramento di «obbedienza e fedeltà» sottoscritto, con tanto di codice fiscale, nei confronti del pontefice Morcia. «Che mi sbagliassi sul suo conto ho iniziato a comprenderlo quando una volta fuori dalle assemblee rimanevo solo, con i miei amici e i miei familiari che mi ripetevano che stavo perdendo il senno. Poi ci fu un episodio che mi fece svegliare da una sorta di trance. Avevo assistito, durante una delle celebrazioni, a quello che, in quel momento, mi sembrò un evento prodigioso. Un uomo che avevo più volte visto alle messe in sedia a rotelle, improvvisamente si alzò dalla carrozzella. Pensammo che fosse un miracolo, una conferma a ciò che sostenevano i ministri di Samuele, come Pasquale Laerza. Ripetevano che il tempio della nuova Gerusalemme era teatro di miracoli, che tante persone grazie al culto erano guarite da gravi malattie. Quando vidi quell’uomo sorreggersi sulle proprie gambe pensai che fosse tutto vero». 

Passarono mesi, e il giovane professionista che prega per conservare l’anonimato come la maggior parte delle persone che si ritiene essere stata vittima della «setta», iniziò a soffermarsi su particolari che fino a quel momento non aveva considerato. «Alcuni adepti avevano donato tutto ciò che possedevano, c’era qualcuno che aveva gettato in miseria la propria famiglia per sostenere la Nuova Gerusalemme. Iniziai a fare domande, a chiedere pareri agli altri e incontrai quell’uomo che credevo miracolato. Gli spiegai i miei dubbi, scoprii che erano anche i suoi. Poi mi disse che avrebbe vissuto per sempre col senso di colpa. “Non sono mai stato paraplegico, ho finto di essere costretto sulla sedia a rotelle e di essere guarito perché volevo che la gente credesse sempre più in Samuele”: per me fu come ricevere un secchio d’acqua gelata in faccia». Quel «miracolo» fu dunque una sceneggiata. Una clamorosa farsa. Ma fu un’iniziativa dell’adepto o la Nuova Gerusalemme si serve di «attori» per rendersi «credibile»? «Non lo so, quell’uomo non mi disse se fece tutto da solo o se gli fu chiesto di prestarsi a una simile farsa. So però che lì dentro ti fanno il lavaggio del cervello. Che ti “riprogrammano”. E che alcuni perdono tutto quello che hanno, altri abbandonano i familiari. E i ministri dicono che sono sacrifici da sopportare per ottenere la salvezza». Le perquisizioni di giovedì nei confronti di 15 referenti della Nuova Gerusalemme hanno scoperchiato una sorta di vaso di Pandora dove distinguere e provare ciò che affermano i detrattori e ciò che invece sostengono i sostenitori del presunto profeta è, praticamente, impossibile. 

  Ultimo aggiornamento: 09:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA