Archivio storico, rischio crollo
salviamo la nostra memoria

Giovedì 23 Giugno 2016 di Paolo Barbuto
Archivio storico, rischio crollo salviamo la nostra memoria

Salita Pontenuovo, una strisciolina di nastro rosso inibisce il transito delle automobili perché quella strada è pericolosa. S’è creato un profondo avvallamento ma, soprattutto, la struttura del primo edificio sulla destra mostra inequivocabili segni di cedimento. Quel palazzo è antico, edificato alla fine del’600 ed è, soprattutto, la sede dell’archivio storico del Comune di Napoli. Lì dentro sono custoditi tutti i documenti prodotti a Napoli dal 1300 all’Unità d’Italia. Cioè, c’è quel che s’è salvato dalle distruzioni e dagli incendi che hanno devastato la città: l’ultimo, quello più drammatico, risale al 1949 quando dentro Castel Nuovo (allora sede dell’archivio) le fiamme iniziarono ad aggredire la documentazione e solo la passione degli addetti e dei vigili del fuoco consentì il salvataggio delle carte antiche.

Ma quelle «carte antiche» continuano ancora oggi ad essere in pericolo. Il palazzo che le custodisce è stato dichiarato pericolante. Le persone che lavorano lì dentro sono state invitate a lasciare stanze e uffici «ad horas», però i documenti storici resteranno lì, alla mercé degli eventi. La dirigente del servizio archivi storici, Ida Alessio Vernì, sta predisponendo il trasferimento del personale ma è preoccupata per gli antichi faldoni: «Io penso che potremmo trasferire tutto nelle sale, oggi disabitate, dell’Albergo dei Poveri - spiega con ansia - e lì potremmo riunire anche tutta la documentazione che attualmente è nell’archivio di San Lorenzo e in quello del Maschio Angioino».

Insomma, dalla situazione di pericolo e degrado potrebbe nascere una nuova idea di archivio comunale, anche perché pure le altre strutture (sono quattro in tutto gli archivi comunali) hanno gravissimi problemi strutturali, sono in parte inagibili e comunque spesso non adatte alla conservazione dei documenti. Per adesso, però, l’unica certezza è che bisogna andare via da Pontenuovo. Martedì scorso l’ultimo sopralluogo della Protezione Civile e la segnalazione, urgente, sui dissesti del fabbricato di proprietà del Comune di Napoli. La Protezione Civile rileva «il pessimo stato di conservazione della facciata prospiciente la strada» e nota «lesioni alle strutture orizzontali e verticali del fabbricato» suggerendo la necessità «di chiudere al traffico veicolare Salita Pontenuovo fino al completamento dei lavori di messa in sicurezza».

Insomma, la situazione è realmente preoccupante. Del resto gli esami sullo stato di quell’edificio vanno avanti fin dallo scorso autunno quando la stessa Protezione Civile rilevò pesanti dissesti che avrebbero già imposto lo sgombero del palazzo. Attualmente i dipendenti che lavorano in quella struttura dovrebbero essere ospitati nel salone delle colonne dell’archivio dell’Annunziata che si trova all’interno dell’Ospedale e che custodisce i documenti dei bimbi abbandonati di Napoli. Anche quella struttura è decisamente malridotta: infiltrazioni e umidità stanno divorando tutto.

All’interno dell’archivio storico che sarà sgomberato ci sono migliaia di faldoni con atti della Napoli secentesca e settecentesca; e ci sono anche pezzi pregiati come le lettere autografe di Giuseppe Verdi che si rammarica di non poter assumere la direzione del conservatorio di Napoli o come il progetto originale di Vanvitelli per la realizzazione della Villa Comunale. L’edificio venne sottoposto a restauri anche dopo il terremoto del 1980. In quella occasione un operaio-delinquente che non aveva a disposizione abbastanza cemento per completare il pavimento, decise di utilizzare un pregiato busto in bronzo di Mario Pagano per riempire gli spazi. Quel busto venne recuperato nel 1999 dai dipendenti che, autonomamente, decisero di sottoporre a restauro alcuni locali del palazzo.

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