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L'autonomia e il federalismo ​incompiuto

di Gianfranco Viesti
Articolo riservato agli abbonati
Sabato 28 Dicembre 2019, 00:00 - Ultimo agg. : 08:00
4 Minuti di Lettura

Si sta discutendo nelle ultime settimane la proposta del ministro Francesco Boccia di una legge quadro sull’autonomia regionale differenziata. Si tratta di un disegno di legge che dovrebbe stabilire la cornice per l’eventuale successiva stipula di Intese fra lo Stato e le diverse regioni. Intese indirizzate a concedere a queste ultime poteri e risorse maggiori, differenti, rispetto alla situazione attuale. 

Questa discussione ha un grande merito: fa emergere con chiarezza quali siano i grandi temi coinvolti in questo processo. Ne ha parlato ad esempio autorevolmente su queste colonne una decina di giorni fa l’ex presidente della Corte costituzionale Francesco Tesauro, con toni critici. Non sono temi tecnico-amministrativi, per esperti. Essi riguardano l’organizzazione dello stato, la concreta soddisfazione dei diritti di cittadinanza, le responsabilità di molte importanti politiche pubbliche; e le modalità con cui il nostro paese decide a riguardo. Per il lettore, per tutti i cittadini, è sempre molto bene capire meglio, in una materia tanto complicata quanto importante, perché tutto questo può influenzare molto il concreto futuro di tutti gli italiani. Proviamo a sintetizzare che cosa c’è in ballo.

Vi è innanzitutto un aspetto cruciale per il funzionamento delle nostre istituzioni democratiche, e da cui conviene partire: chi e come decide su tutto questo? Certo è importante che si possa avere consenso fra tutte le regioni, o fra alcune di esse e il governo nazionale. Ma è fondamentale ricordare che questo potere è nel Parlamento, che rappresenta tutti i cittadini italiani. Il Parlamento deve avere modo di ponderare e approfondire; deve giocare un ruolo centrale. Se e quando avrà modo di occuparsi preliminarmente proprio della proposta del ministro, ne avrà una prima occasione. Non essendoci una procedura definita proprio per attuare l’articolo 116 terzo comma della Costituzione (quello che riguarda l’autonomia differenziata), la proposta del ministro dà alcune indicazioni. Discutendone, il Parlamento potrà rivendicare, se lo riterrà, le sue responsabilità e la sua centralità. Sarà una discussione interessante, in cui potrebbero incrociarsi le appartenenze politiche con l’origine territoriale dei nostri rappresentanti. 

Vi è poi una questione assai intricata ma decisiva. Si vuole normare e poi attuare l’autonomia regionale differenziata prima che siano a regime molte importanti norme, specie di natura finanziaria, sull’autonomia regionale ordinaria; quella che già c’è. Cioè su aspetti che già riguardano tutte le regioni “a statuto ordinario”. Essi discendono dalla stessa riforma costituzionale che all’inizio del secolo ha cambiato il Titolo Quinto della Costituzione, introducendo anche l’articolo 116 di cui si è appena detto. Si sono attesi anni per avere una legge applicativa generale sul cosiddetto “federalismo fiscale”, cioè sui meccanismi e sugli indicatori per il finanziamento delle materie di responsabilità delle regioni. Ma tale legge è ancora inattuata in molti aspetti fondamentali, che tornano nella discussione tecnica (dai “livelli essenziali delle prestazioni” ai “fabbisogni standard”) e che cominciano pian piano a divenire familiari ai cittadini più interessati. Il punto è che in un paese con grandissime disparità territoriali come il nostro, da queste norme possono scaturire effetti molto importanti per i cittadini che vivono in regioni differenti, in termini di risorse disponibili per finanziare importanti servizi pubblici. Dopo tanti anni di crisi economica devastante, è una materia che divide molto. Una discussione da avvicinare con attenzione, perché può spaccare ancor più l’Italia. 

Infine vi è una questione che non è toccata dalla proposta di legge quadro, ma che diventerebbe la più importante nelle Intese che si dovessero siglare con le singole regioni. E che è ancora più importante, se possibile, delle precedenti. Si tratta dell’estensione delle materie coinvolte. La Costituzione elenca quelle rispetto alle quali le regioni possono chiedere di avere maggiori poteri. È un elenco estremamente ampio. Il Parlamento ha il dovere di valutare queste richieste e di decidere in merito, tenendo conto che se e quando si dovessero garantire maggiori poteri ad alcune, anche la situazione delle altre ne verrebbe influenzata; e che le altre a loro volta potrebbero chiedere gli stessi poteri, una volta concessi alle prime. È un processo che una volta iniziato, diviene difficile da indirizzare e fermare successivamente. Il Parlamento intende esprimersi su questo? Stabilire criteri, ad esempio legando le specificità delle diverse materie a quelle delle diverse regioni? 
Tante domande, come si vede; e dalle risposte non semplici. Ma da cui dipende una parte importante del futuro del nostro Paese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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