Basilicata, cresce la paura in attesa di dati affidabili

di Gigi Di Fiore - Inviato

 Val d’Agri. Le fiammate in lontananza sull’agglomerato di tubature, invasi e uffici da perderci la testa fanno ormai parte del paesaggio. È qui il cuore del business petrolio, questa la valle di Bengodi che assicura il 10 per cento del fabbisogno energetico nazionale. Siamo nel territorio di Viggiano, in piena Val d’Agri, un paesaggio incantevole nonostante le strutture del Cova (il Centro olio Val d’Agri) gestito dall’Eni-Shell, da una ventina d’anni inglobato tra terreni, colline, strade rurali. L’avvocato Amedeo Cicala, 40 anni, è da due anni il sindaco di Viggiano. È il comune che sopporta il peso maggiore del pericolo inquinamento per l’attività estrattiva del petrolio in Basilicata, con il 70 per cento della produzione in un territorio comunale di appena 89 chilometri quadrati e 3300 abitanti. L’ufficio del sindaco ha il Cova ad appena un chilometro. Dicono che l’estrazione del petrolio sia sulla traiettoria del Sacro Monte di Viggiano, dove si celebra da decenni il culto della Madonna nera che protegge il territorio. Il sindaco non nasconde le preoccupazioni degli ultimi giorni. E le descrive: «Da quando è esplosa la vicenda giudiziaria, tra i miei concittadini sono aumentati i diffidenti, quelli che hanno paura per gli effetti sulla salute. Certi elementi dell’indagine ci hanno sbandato». Venti pozzi sono sul territorio di Viggiano. Ed è proprio Viggiano che intasca le maggiori royalties nella produzione petrolifera: 18 milioni nel 2014, 14 milioni l’anno scorso, ma il prossimo conto di luglio presenterà un calo di introiti causato dal ribasso del prezzo petrolifero: all’amministrazione arriveranno poco meno di 10 milioni di euro. Riescono a compensare l’aria che in alcune ore si fa pesante, con un penetrante puzzo di zolfo e i fumi minacciosi sempre più alti? Una decina di famiglie abita a 100-200 metri di distanza dal Cova. Preoccupate dai rumori, che a volte sembrano urla di mostri infernali, avrebbero voluto andarsene ad abitare altrove. Un aiuto economico per consentire quel progetto avrebbe dovuto darlo l’Eni, ma alle promesse non sono seguiti i fatti. E le famiglie restano lì. Almeno per ora. «Qui c’è un’antica tradizione artigiana di liutai, si sta rivitalizzando una piccola attività edile - spiega il sindaco - l’inversione di tendenza deve essere, senza allarmismi, la chiarezza totale sugli eventuali pericoli che corre la salute per i pozzi petroliferi. L’estrazione ormai c’è, dobbiamo controllarla ed evitare guasti». Il paese è diviso. La maggioranza dei giovani spera di poter lavorare con l’Eni, gli anziani hanno più timori per la salute. Tra qualche mese, dopo promesse e rinvii, dovrebbe concludersi il lavoro della commissione finanziata dal comune, con esponenti del Cnr, medici, professori universitari, che promette una parola definitiva sulla Valutazione di impatto sanitario della produzione petrolifera. Tra i promotori, il dottore Giambattista Mele esponente dei medici per l’ambiente in Basilicata. Precisa il sindaco: «Lavorano sui dati dei medici di famiglia e dell’ospedale San Carlo di Potenza per verificare le incidenze tumorali e stilare casistiche. Il nodo resta sempre individuare l’eventuale rapporto di causa ed effetto tra i fumi che escono dai pozzi e i tumori nella nostra area».

Sull’attività del Vis è critico Giuseppe Di Bello, tenente della polizia provinciale di Potenza che da anni conduce una sua battaglia per raccogliere dati e denunciare l’inquinamento del territorio fino alle falde del lago Pertusillo. Spiega, mentre accompagna la troupe di Matrix in alcune zone critiche: «La commissione raccoglie solo dati, ma non credo arriverà a conclusioni attendibili. Qui domina il vile denaro, mentre la gente scappa ed è costretta a chiudere attività produttive fiorenti legate all’agricoltura e alla zootecnia». La storia di Giovanni Grieco è diventata quasi un classico. Allevatore a Pisticci un’area dove l’ultimo dato disponibile, quello del 30 marzo, dà una produzione di 121 barili di greggio al giorno, Grieco produceva un formaggio canestrato che esportava in Giappone. I suoi clienti lo hanno fatto esaminare trovandovi presenze di diossina. Risultato: fine delle esportazioni, con un risarcimento di 27mila euro imposto dai giapponesi per smaltire il formaggio considerato rifiuto inquinante. A Viggiano la produzione registrata il 30 marzo è stata di 74.076 barili di greggio. Una fortuna, trasportata poi con l’oleodotto nel porto di Taranto dove molta parte prende la via della Turchia. Ogni tanto viene segnalato un allarme ai pozzi, anche se l’ultimo rapporto dell’Arpab tranquillizza. Gaetano Sassano, allevatore della zona, racconta di pesanti vibrazioni avvertite da chi vive poco distante dal Cova. E spiega: «Vivere qui non è facile, produco latte che esporto in Germania e Stati Uniti. Prima producevo vino, ora sono preoccupato». Il sindaco di Viggiano parla di un incremento demografico a Viggiano in controtendenza rispetto alle altre aree della Val d’Agri, dove i residenti sono diminuiti in media del 6,5 per cento. E spiega: «Cerchiamo di utilizzare le royalties per opere pubbliche, come la piscina coperta, la valorizzazione della zona delle piste di sci con vocazione turistica. Avremmo bisogno di deroghe per le assunzioni comunali, che potremmo fare con i nostri fondi, ma il governo non ce le concede». Da Viggiano a Corleto Perticara, il primo paese della Basilicata nel 1860 a dichiararsi non più nelle Due Sicilie. Qui, dovrà attuarsi, per la fine del 2017, il famoso progetto di Tempa Rossa. Il sindaco, l’avvocato Antonio Massari, è impegnato in una riunione. È anche alle prese con un incendio, ma spiega che, eletto con la sua lista «Cambia...menti» si è dato per obiettivo «coniugare la tutela ambientale, con un progetto di sviluppo del territorio come è Tempa Rossa». Stavolta, c’è la Total e siamo in Val del Sauro. Cinque pozzi sono già perforati, un sesto lo sarà tra non molto. Quando quest’ammasso di tubi, lamiere, strade, impalcature sarà attivo come a Viggiano, darà una produzione di 50.000 barili di petrolio al giorno. La gente è preoccupata, nell’ultima settimana si fida di meno. E comincia a credere alla storia di Antonio Lacava, anziano pastore della zona, che racconta di aver perso delle pecore dopo aver visto sul suo terreno dei fusti aperti di plastica blu abbandonati. I timori aumentano, dopo le notizie sull’inchiesta. Mentre a Viggiano c’è chi denuncia: «L’Eni manda qui i lavoratori in esubero di Siracusa. A noi restano briciole. Dalla Sicilia ne sono arrivati tra 100 e 200». E si sussurra che tra siciliani e lucani ci siano state anche delle piccole tensioni.
Martedì 5 Aprile 2016, 02:23
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