Beni confiscati, le (utili) risposte ​che servono

Mercoledì 29 Settembre 2021 di Carlo Borgomeo

Lunedì scorso sono stato a Locri, un territorio difficile nella provincia di Reggio Calabria, per inaugurare un ostello realizzato in un bene confiscato alla 'ndrangheta: una struttura bellissima, improntata ai più innovativi criteri di sostenibilità ambientale e con tecnologie avanzatissime. La gestione del bene è stata affidata dal Comune al consorzio di cooperative sociali GOEL che realizza straordinarie iniziative in quei territori e che ha avuto un progetto approvato e finanziato dalla Fondazione «Con il Sud». Una grande soddisfazione come sempre accade quando si verifica l’impatto su territori difficili di una valorizzazione seria ed autosostenibile di beni confiscati alle mafie. La Fondazione «Con il Sud» ha finanziato progetti a organizzazioni di Terzo settore che hanno consentito la piena valorizzazione di 108 beni confiscati. Anche a Napoli ci sono molte positive esperienze: segnalo tra tutte quella della cooperativa Orsa Maggiore che fa inclusione ed orientamento al lavoro di ragazzi disabili nella splendida villa La Gloriette, a via Petrarca, confiscata al boss Zaza. O la bellissima Villa Fernandes a Portici affidata per la gestione al Consorzio Co.Re che è improvvisamente diventata con il suo parco un bene fruibile alla popolazione della città. Molte altre esperienze sono presenti in tutta la Campania. E penso giusto trattando questo tema segnalare l’importante e generoso lavoro svolto dalla Fondazione Polis della Regione che probabilmente andrebbe maggiormente sostenuta.

Quello dei beni confiscati è un tema di grande interesse, forse sottovalutato dalle forze politiche ed anche dalla pubblica opinione. L’Italia ha una legislazione molto avanzata in materia di confische dei beni alla criminalità organizzata. La legislazione prevede che essi siano utilizzati a fini istituzionali o a fini sociali. Ma lo schema amministrativo e gestionale dell’intero sistema non regge e presenta molte incertezze e contraddizioni, forse anche perché il numero di immobili, aziende, beni mobili registrati, risorse finanziarie confiscati ha assunto dimensioni enormi. Su oltre 30 mila beni immobili meno di mille sono destinati ad attività sociali; su circa duemila aziende confiscate, poco più di una decina sono ripartite, mentre la grande maggioranza è in eterne, costose e tendenzialmente inutili amministrazioni giudiziarie. Le risorse finanziarie confiscate confluiscono nel FUG ( Fondo unico Giustizia). Si tratta di importi di miliardi che vengono utilizzati per svariati fini istituzionali. Insomma si ha netta l’impressione che sia tempo di una modifica radicale del sistema. Vi sono molte proposte, come quella di “bruciare” i tempi per decidere del futuro delle imprese confiscate; come quelle di semplificare i criteri di assegnazione dei beni immobili; come quella che suggerisce di utilizzare le risorse finanziarie confiscate per valorizzare i beni immobili, spesso inutilizzati, come quella che ritiene indispensabile rendere più forte l’Agenzia per i beni confiscati, dando ad essa competenza su tutta la materia e dotandola di maggiori risorse professionali, rendendone più agili e flessibili le procedure. O addirittura trasformandola in un Ente pubblico economico.

Insomma, penso che ci voglia una risposta all’altezza di una sfida molto importante. Vi è un salto culturale e politico da fare sui beni confiscati: bisogna convincersi che lo Stato non è più forte delle mafie solo se confisca i loro beni: è più forte se utilizza quei beni come leva per migliorare la qualità della vita dei cittadini, per fare sviluppo e creare lavoro. Se non vi è uno sforzo per cambiare le regole del gioco rischiamo di perdere importanti occasioni. Recentemente l’Agenzia per i Beni Confiscati ha pubblicato un bando per assegnare 1000 beni confiscati ad organizzazioni di Terzo Settore. Non tutti i beni erano particolarmente appetibili, ma soprattutto non erano previste risorse economiche per consentire la ristrutturazione e la valorizzazione dei beni. E così sostanzialmente non se ne è fatto nulla.

Perché non destinare a quel bando un pò delle risorse finanziarie confiscate, che sono come al solito confluite nel Fug? Adesso vi è una grande occasione per un intervento rapido ed innovativo in materia. Il PNRR ha stanziato 300 milioni per la valorizzazione dei Beni Confiscati prevedendo esplicitamente che i soggetti attuatori dei progetti siano Enti del Terzo settore. La gestione di intervento è affidata alla Ministra del Sud.

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